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Guerra all'Iran: un'ennesima aggressione al diritto internazionale e alle Nazioni Unite

Guerra all'Iran: un'ennesima aggressione al diritto internazionale e alle Nazioni Unite

«Chi non ripudia la guerra è fuori-legge!»: così titola la nota firmata 28 febbraio e diramata ieri da Marco Mascia (presidente del Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova) e Flavio Lotti (presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace), che definisce «completamente illegale, insensato e ingiustificabile» l’intervento militare di USA e Israele contro l’Iran. Secondo i due firmatari questa iniziativa rappresenta «un nuovo folle passo dentro la Terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale».

«Ci duole ripeterlo», accusano i due, «ma chi non ripudia la guerra, ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite, è fuori-legge».

La nota punta il dito contro l’ennesima aggressione al diritto e alla legalità internazionale e al multilateralismo, che si configura come un «un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”».

Il genocidio continuo di Gaza, la violenta occupazione senza freni della Cisgiordania, i bombardamenti dello Yemen di marzo 2025, l’attacco ai siti nucleari iraniani di giugno 2025, l’aggressione alla leadership di Hamas in Qatar del settembre 2025, gli interventi militari in Siria e Nigeria del dicembre 2025: la lista è lunga e la recentissima guerra all’Iran non fa confermare «la volontà di Israele e Stati Uniti di imporre la legge della forza sulla forza della legge». Gli aggressori hanno violato le legge e devono rispondere dei crimini commessi, ma allo stesso modo «chi non la condanna, è complice».

I due firmatari chiedono «alla Corte penale internazionale di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello Statuto di Roma. E chiedono di ristabilire il diritto, in Iran e in ogni altra dittatura, con gli strumenti del diritto internazionale e con il primato della Nazioni Unite e delle Corti internazionali: «Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile».

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