Cappellani militari: a carico dello stato (anche) ostie e paramenti
Tratto da: Adista Notizie n° 4 del 31/01/2026
42495 ROMA-ADISTA. Aiuti per il culto, ma a spese dello Stato. È una delle tante contraddizioni dell’Ordinariato militare in Italia, la diocesi castrense che ha come missione l’assistenza spirituale ai soldati e che è pienamente inserita nella struttura delle Forze armate, poiché i cappellani militari hanno gradi e stipendi di ufficiali, pagati dal ministero della Difesa.
Il dicastero attualmente guidato da Guido Crosetto, infatti, non si limita a questo, ma si fa carico anche delle «spese per la pratica del culto religioso», come riporta la voce di bilancio in alcuni documenti riservati dello Stato maggiore della Difesa relativi all’Esercito che Adista ha potuto visionare. Si tratta di elargizioni ad personam che vengono fatte ai singoli cappellani militari per acquistare tutto ciò che serve per l’esercizio del culto, dai paramenti liturgici alle ostie. La cifra è piccola rispetto ai milioni di euro spesi annualmente per il mantenimento dell’Ordinariato, ma ha ugualmente una significativa consistenza. Ai cappellani militari dell’Esercito nel corso del 2025 sono andati 187mila euro: dai mille ricevuti da don Stefano Aita (il primo in ordine alfabetico nel rendiconto) che presta servizio nella Base logistica addestrativa di Roccaraso (Aq) ai 2mila dell’ultimo in elenco, don Stefano Tollu, che raddoppia la provvista perché è cappellano militare sia del 32.mo Reggimento carri che dell’11.mo Reggimento bersaglieri, entrambi nella provincia di Pordenone. Ma c’è anche chi ne incassa 7mila (don Claudio Sarotti, cappellano del Reparto comando e supporti tattici “Tridentina”, ridenominato Comando truppe alpine, di stanza a Bolzano) o addirittura 12mila, come don Salvatore Nicotra, impegnato fra la “città militare” della Cecchignola a Roma – dove ci sono ben 10 cappelle – e Anzio. E considerando che non c’è solo l’Esercito, ma anche Aereonautica, Marina, Carabinieri e Guardia di Finanza si può ipotizzare che si arrivi a una cifra complessiva delle «spese per la pratica del culto religioso» che si avvicina al milione di euro (Adista ha chiesto delucidazioni al Ministero della Difesa, ma non ha ricevuto risposta).
A tutto ciò ovviamente va aggiunto il grosso delle spese, quelli per gli stipendi – che prevedono anche tredicesima mensilità, indennità integrativa speciale, retribuzione individuale di anzianità – e le pensioni, una volta cessato il servizio. Gli accordi fra Stato e Chiesa stabiliscono infatti che i cappellani militari fanno parte della struttura gerarchica delle Forze armate: il vescovo ordinario militare (attualmente mons. Gian Franco Saba) è assimilato al generale di corpo di armata (tenente generale) e ha una retribuzione mensile base netta di quasi 6mila euro; il vicario generale è generale di divisione (maggiore generale) e percepisce poco più di 5mila euro al mese; e così via tutti gli altri, fino ai livelli più bassi, il cappellano addetto assimilato al tenente e il cappellano di complemento (sottotenente) che guadagnano circa 2mila euro al mese. Complessivamente in organico ci sono 162 preti-soldato, per una spesa annua per le casse dello Stato di almeno 11 milioni di euro (ma non è chiaro quanto costi allo Stato il mantenimento dell’Ordinariato militare: anche in questo caso Adista ha rivolto la domanda diretta e specifica al Ministero della Difesa senza ricevere risposta).
Occorre «prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici», si legge nella Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”, approvata dalla Conferenza episcopale italiana nella 81.ma Assemblea generale ad Assisi a fine novembre (v. Adista nn. 42 e 45/25) in cui quindi si ipotizza la smilitarizzazione dei cappellani militari, come chiedono da decenni Pax Christi e le Comunità cristiane di Base. È ora che la Presidenza della Cei passi dalle parole ai fatti.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
