Che cos'è l'"emprise"?
Tratto da: Adista Documenti n° 5 del 07/02/2026
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Mi chiamo Isabelle Chartier-Siben. Presiedo un'associazione che aiuta le vittime di abusi fisici, psicologici e spirituali. Ufficialmente l'associazione è stata costituita nel 2002, ma sono più di 30 anni che mi occupo di questi temi, lanciando l’allarme. All'inizio l'associazione non era specializzata nei drammi all'interno della Chiesa. Eravamo specializzati nei drammi intrafamiliari. Poi, visto che alcuni di noi erano cristiani, le vittime di abusi all'interno della Chiesa ci hanno contattato. Oggi l'80% della mia attività riguarda persone che hanno subito abusi all'interno della Chiesa. Ricevo adulti che hanno subito abusi da bambini, bambini che subiscono abusi, e mi occupo anche molto delle comunità religiose. Seguo persone che fanno ancora parte di comunità e altre che sono uscite.
Stasera vi parlerò dell’emprise (manipolazione mentale, ndt) una parola di cui si parla molto oggi in Francia. Un tempo non se ne parlava, mentre ora è un argomento di grande attualità. È importante sapere che può esistere a qualsiasi età e in qualsiasi ambiente, familiare, scolastico, professionale, ricreativo, ma anche, e purtroppo, ecclesiale. Nessuno è al riparo dal rischio di cadere un giorno sotto la manipolazione di qualcun altro. Nessuno. Allora, qual è la definizione attuale, se consultiamo il Petit Robert o il Larousse? Sotto la voce “emprise” si trova: ascendente intellettuale o morale, dominio o controllo. E per estensione, si dice: la presa che qualcosa ha su una persona. Per esempio, essere sotto l'influenza di una passione. E quindi possiamo parlare della presa o del potere di una sostanza come l'alcol e la droga. Oppure di un impulso, di un'emozione. Tutti sanno cosa voglia dire, per esempio, quando siamo sotto il potere della rabbia: siamo allora completamente arrabbiati. Non siamo un po' arrabbiati, lo siamo interamente, cioè, siamo sotto l'effetto della rabbia, sotto il suo dominio. Tutto questo per mostrarvi che quando siamo sotto l’influenza di una persona o di un gruppo, succede la stessa cosa dentro di noi, cioè, qualcosa dall’esterno ci invade. Ne risulta chiaramente che l’emprise si oppone alla libertà, impedisce alla persona di prendere coscienza delle cose, degli eventi, delle situazioni.
Stasera ve ne parlerò solo in senso figurato e solo nel senso di una cattiva influenza. Sul volantino d’invito a questa conferenza è disegnata una ragnatela. L'immagine è azzeccata. La ragnatela è trasparente, non si vede. La mosca non la vede e finisce intrappolata. Si possono usare altre immagini per evocare la manipolazione. Per esempio, quella del burattino con i fili. Qualcuno manovra questi fili che muovono il burattino dall’esterno. Oppure, prendete i pupazzetti che avevamo da bambini, per esempio, un orsacchiotto, mettevamo la mano nell’orsacchiotto per farlo muovere. Tutte queste immagini ci fanno capire che, sotto un’influenza, la persona viene invasa da qualcuno che entra in lei e agisce al posto suo.
Non tutti capiscono di cosa si tratti. Per esempio, ci parlano di una situazione e subito ci viene da dire: “Io non mi sarei mai fatto fregare”. Prendiamo il caso di suore abusate da preti. C’è stato un film e molte persone mi hanno detto dopo: «Ma io non mi sarei mai lasciato fare». Allora io rispondo e cerco di spiegare ma l’altro mi dice: «Lui o lei doveva essere completamente stupido», oppure: «Lui o lei ne traevano sicuramente dei vantaggi. Ed è per questo che si è lasciato manipolare». Ovviamente, non nego che ci siano persone stupide nel senso di fragili e persone interessate, cioè che traggono benefici secondari dalla situazione. Ma il problema è un altro ed è appunto di questo che vorrei parlarvi stasera.
Vorrei cominciare ricollegandomi al burnout. Gli studi dimostrano che il burnout non è un semplice sovraccarico di lavoro, ma è associato a una mancanza di riconoscimento sociale da parte della gerarchia, in particolare per il lavoro svolto. La persona umana ha bisogno di questo riconoscimento per vivere, per il suo equilibrio, come di due gambe con cui camminare. La prima gamba è il benessere personale, fisico, mentale, individuale. L'altra è il benessere all'interno del corpo sociale, il riconoscimento da parte dei propri pari. L’emprise agisce su entrambi i livelli. Ci sarà quindi una corrispondenza tra il desiderio, i gusti, le attitudini di una persona, la prima gamba, e la proposta che le viene fatta, la seconda gamba. Una persona che desidera seguire una dieta sana avrà più probabilità di imbattersi in una setta che propone soluzioni in questo ambito piuttosto che in una setta che annuncia la fine del mondo o specializzata nello studio delle stelle. Si tratta di una questione di corrispondenza adeguata. Per esempio, un bambino che non ama cantare non farà parte di un coro. E un giovane che odia dormire in tenda non diventerà uno scout. A meno che, ovviamente, i genitori non lo costringano.
Vi darò un esempio di manipolazione su una delle mie piccole pazienti. Aveva otto anni e i genitori l’avevano portata a una giornata di gioco e di formazione. L’avevano affidata a un prete che doveva animare questa giornata. C’erano anche altri bambini. Durante la giornata il prete le dice: «Charlotte, vuoi venire ad aiutarmi a preparare la merenda?». E così, la bambina, che è molto contenta di essere lì quel giorno, si sente apprezzata, perché il prete, cioè l'adulto, colui che è il responsabile della giornata, le chiede di aiutarlo a preparare la merenda. E così lei va tutta contenta, felice come solo una bambina può esserlo. E poi, quando arrivano in cucina, il prete le dice: «Oh, hai davvero un bel vestito!». Ecco un altro riconoscimento, nei confronti del bel vestito che le aveva comprato la mamma. E così, il prete si accovaccia per ammirare il tessuto del vestito. E in quel momento le mette la mano nelle mutandine. Vedete, c'è un inganno nei confronti della bambina. Lei va a preparare la merenda e viene palpeggiata. Ma c'è anche, e forse soprattutto, una presa sui genitori. Sono dei bravi genitori. Pensano che la loro bambina sia al sicuro, perché si trattava di un prete. E la bambina si affida alla fiducia dei suoi genitori per fidarsi del religioso.
Le diverse tappe della manipolazione
Prima fase. Il desiderio e la proposta che seduce
Approfondiamo adesso ulteriormente la situazione iniziale, quella da cui parte il processo. All’inizio c’è una proposta ingannevole, che in alcuni casi potremmo definire addirittura seducente. Essere innamorati, andare in vacanza, voler servire la Chiesa, desiderare di cantare, sentirsi meglio con sé stessi, essere religiosi o religiose, sacerdoti, svolgere attività parrocchiali, crescere i propri figli secondo principi cristiani, iscriverli ad attività che consentano loro di realizzarsi umanamente e spiritualmente… tutto questo è normale? Sì, è normale. Il primo impulso di chi diventerà vittima di un'influenza è spesso del tutto legittimo e persino positivo.
Ma, come ho già detto, è proprio questo desiderio che verrà sfruttato dal manipolatore. Questo desiderio verrà distolto dal suo scopo, ma non in modo visibile. È questa la differenza tra influenza e aggressione, dove invece la violenza è visibile. Qui la persona crede di essere sulla strada giusta, crede di ricevere solo cose positive e non si accorge né della ragnatela né che qualcuno ha messo le mani su di lei, o addirittura dentro di lei. L’esempio della bambina ci mostra che ciò su cui si basa essenzialmente la manipolazione è la fiducia. La persona, bambino o adulto, che sia all'interno di una coppia, di una famiglia o di un gruppo, si fida di qualcuno che la sta ingannando, senza avere i mezzi per rendersene conto.
Spesso si parla, lo avrete sentito, di fragilità, vulnerabilità, della vittima. Non metto in dubbio che ci siano persone fragili. Ci sono persone fragili ovunque, e mi piacerebbe sapere chi non lo è. Mi sembra che essere fragili faccia parte della nostra condizione umana. Ma quello che so è che per noi cristiani la fragilità è il luogo per eccellenza in cui esercitare il rispetto e la benevolenza. Più si è fragili, più si è vulnerabili, più si dovrebbe essere protetti.
Chiudo questa parentesi. Ritorniamo alla proposta iniziale. Il manipolatore agisce affinché tutto appaia normale, persino fantastico, e affinché nulla venga detto, nulla trapeli. Tutto sembra davvero fantastico. La proposta corrisponde esattamente a ciò che ci aspettavamo da sempre, supera ciò che potevamo immaginare, è intelligente e divertente, può essere affascinante, può essere di una bellezza incredibile. E la persona che esercita il controllo può essere estremamente gentile, premurosa, delicata. Questo bisogna tenerlo bene a mente. L’estrema gentilezza non impedisce a nessuno di essere un manipolatore. La mia intelligenza, dunque, è soddisfatta e il mio cuore è commosso, persino trasportato. La mia adesione a queste persone, a questo gruppo, comincia, anzi sta già accelerando. Finalmente mi capita qualcosa di veramente buono, finalmente ho trovato qualcosa che mi corrisponde davvero. Oppure: ecco un luogo dove i miei figli potranno realizzarsi facendo cose belle, grandi, divertenti, un luogo di crescita. E tutto questo è fantastico, il più delle volte confermato dal riconoscimento sociale, persino ecclesiale, se ci si trova in ambiente cristiano. Ad esempio, un sacerdote sostenuto dall'intera gerarchia, una comunità in cui il vescovo si reca regolarmente o addirittura predica (un inganno quindi che esiste da decenni), un parroco che ha un successo strepitoso, ma anche, nel mondo civile, un insegnante fantastico, insegnamenti e tecniche appassionanti sulla dietetica, le piante, la realizzazione personale. A questo punto della seduzione, come avviene nelle coppie, alcuni notano sì che qualcosa non va, ma, trascinati dall'entusiasmo degli altri e dalla fiducia nell'intero sistema, mettono da parte questa piccola diffidenza, questa piccola incertezza, questo piccolo disagio. Quindi, primo consiglio: ascoltate sempre quella vocina che vi stuzzica, che vi interroga. Questa fase corrisponde al pesce che nell'acqua vede avvicinarsi briciole di pane o un magnifico verme, e tutto contento e soddisfatto si precipita a mangiarli. Quando si è un pesce, è sbagliato o dannoso mangiare un verme? No, è ovvio. Passiamo adesso alla fase successiva.
Seconda fase. L’abitudine e la dipendenza
Dopo la seduzione, arriva l'abitudine, la dipendenza. Supponiamo che al nostro pesce il pane e i vermi siano stati semplicemente lanciati e che questo vada avanti per alcuni giorni. Il pesce torna allora in quel luogo, felice di non dover più cercare il cibo altrove. Perde gradualmente le sue abitudini, abbandona il banco di pesci a cui appartiene e si isola. Dopo questo periodo di grazia e di corrispondenza tra una proposta e il mio desiderio, cominciano a emergere elementi che a poco a poco spegneranno la mia coscienza e il mio discernimento e mi renderanno dipendente. E di tecniche per arrivarci ne esistono tante.
In questa seconda fase vengono fatte delle promesse, del tipo: «Raggiungerai un livello superiore di conoscenza di Dio, avrai una certa posizione». Oppure, delle richieste: «Sarai il bastone della mia vecchiaia». O un nonno a suo nipote: «Promettimi di tornare ogni anno per la vendemmia». (C’è voluto del tempo, durante la terapia, per capire perché questo ragazzo diventato adulto fosse incapace di accettare le proposte di lavoro all'estero, appunto perché aveva fatto questa promessa al nonno). Può anche trattarsi di un isolamento. In una coppia, uno dei coniugi che non vuole più che il proprio compagno o la propria compagna veda la propria famiglia, gli amici, che la sera si iscriva ad attività. Lo stesso vale in una comunità religiosa. Una grande sollecitudine, persino favori, un lungo incontro con il superiore generale, una grande fiducia da parte del parroco, un'attenzione particolare, persino lezioni private, canti, balli, regali ai bambini, il diritto di accedere ai giocattoli e talvolta persino un aiuto sostanziale alla vita di una famiglia, regali alimentari, un alloggio. Doni che obbligano le persone che li ricevono, che impongono loro un dovere di riconoscenza. Per instaurare questa dipendenza può esserci anche una grande vicinanza. Uno scambio di confidenze, per esempio: «Ti svelo un piccolo segreto», «Stasera potrai venire in camera mia», «Condivideremo una cena». La persona si sente quindi molto importante. C'è anche un sistema di sollecitazioni incessanti, che però non vengono riconosciute come molestie: «Ho così tanto bisogno di te, senza di te non ce la faccio».
Nella Chiesa, a volte, c'è come uno snaturamento, una deviazione delle virtù e delle nozioni cristiane, che invece di orientare verso Dio, dirigono le persone a loro insaputa verso il manipolatore. Tutte le virtù sono buone per questo. Ad esempio, l'obbedienza può diventare abuso di autorità fino alla schiavitù, sotto un autoritarismo molto forte. L'umiltà diventa umiliazione. In nome dell'umiltà, si può far fare qualsiasi cosa a qualcuno: «Sii più umile». Il dono di sé, che è un concetto positivo, può diventare un omicidio psichico o autorizzare l'abuso sessuale: «Donati, donati di più, donati completamente». Il perdono che viene richiesto, quando ancora non c'è stato il riconoscimento della gravità delle conseguenze dell'abuso, o addirittura invertendo i ruoli. Si domanda alla vittima di chiedere perdono all'aggressore. Il silenzio, ma sul silenzio tornerò più avanti. La compassione può essere sollecitata dall'aggressore per commettere il suo abuso: «Ho bisogno di questo favore», ha detto un giorno un prete e una delle mie pazienti suore, «ho bisogno che tu mi faccia un massaggio perché questo pomeriggio ho un pomeriggio molto impegnativo di evangelizzazione». Si tratta di compassione snaturata: «Per favore, mi fa male la schiena, massaggiami». C'è anche la misericordia che perdona e protegge l'aggressore e, soprattutto, non impone divieti. La preghiera, la lode che possono diventare negazione della realtà, persino atti magici. L'elemosina, dare il proprio denaro al fratello che soffre, può servire a spogliare un credente dei suoi beni a esclusivo vantaggio del guru. Il digiuno, se praticato in modo eccessivo, indebolisce le persone di una comunità che quindi non riescono più a difendersi e non hanno più forza dentro di sé. Gli esorcismi poi sono i peggiori, perché possono essere armi formidabili per zittire le persone. Di fronte a qualsiasi domanda o critica sulla comunità, uno può essere invitato a incontrare uno specialista in questo genere di riti. Ci saranno preghiere di liberazione che saranno dette soltanto per mantenere il silenzio.
Così, tra seduzione e dipendenza, la persona vede la sua coscienza spegnersi a poco a poco. La persona crede di avvicinarsi a Dio perché si trova in un ambiente cattolico o semplicemente cristiano e invece si sta allontanando sempre più da una presa di coscienza di quello che sta davvero accadendo. Soprattutto che ha ormai instaurato un rapporto privilegiato con il manipolatore o con il gruppo di manipolatori. Secondo consiglio quindi: la nostra coscienza non deve mai spegnersi. Ora che il pesce è abituato a mangiare tranquillamente il suo verme, non si è accorto che quel giorno, sopra il verme, c'era anche un filo che galleggiava nell'acqua. E ha mangiato il verme e l’amo insieme, rimanendo preso in trappola. E anche il nostro bambino o il nostro adulto è preso in trappola. Non possono più andarsene. Anzi, nel caso del bambino, visto che è sottoposto alle scelte e alle decisioni dei genitori, si capisce l'importanza, in caso di predazione, di agganciare anche i genitori, di esercitare una stretta influenza su di loro con le due fasi che ho appena descritto, ovvero la seduzione e la creazione di dipendenza.
Terza fase. Gli abusi
Ora che la coscienza della persona è spenta da un falso benessere e da falsi vantaggi, ora che il pesce è stato catturato e non può più scappare, è adesso che iniziano gli abusi veri e propri. Ci saranno dei maltrattamenti. Non avverrà in modo violento e visibile, perché le persone, dopotutto, hanno ancora la capacità di gridare e di avvertire. I maltrattamenti avverranno in modo subdolo e rivestiti di bellezza, bontà, attenzione, gentilezza. E non saranno gli stessi per tutti. Ognuno verrà colpito in modo diverso. Ed è proprio per questo che, in fondo, non si capisce nulla dell’emprise. Perché spesso la gente dice: «Ma io c’ero e non ho visto nulla, quindi non è vero». No, gli ami esistono per tutti, ma quel che viene dopo è molto diverso per ciascuno. Il pesce può rimanere all'estremità della lenza, così com'è, oppure può essere messo in un secchio, può essere sbattuto contro una pietra, messo sul grill, in forno, ma può anche essere rilasciato. Ma che alcuni siano rilasciati non significa che altri non finiranno in pentola. Quindi, vedete, è un sistema che è molto diverso per ciascuno.
Ma non ci sono solo maltrattamenti riservati ad alcuni. A questi verrà riservata anche un’alternanza tra buoni e cattivi trattamenti e sarà proprio questa alternanza a far perdere alla persona tutti i suoi punti di riferimento. Non soltanto quelli cognitivi, ovvero il modo di pensare, ma anche i punti di riferimento emotivi e spirituali. Vi faccio un esempio. Sulla base di ciò che avevo sentito da un mio paziente, avevo creato un questionario da sottoporre a una comunità in modo che tutti potessero parlare. Un questionario anonimo, che le persone hanno accettato di compilare. Da 5 vittime iniziali siamo passati allora a 46 perché, quando è anonimo, le persone parlano di più. Ma per compilare il questionario, avevo fatto un elenco degli abusi che mi erano stati raccontati e che erano stati commessi sotto manipolazione. Ero arrivata a 250 voci. Vi faccio solo alcuni esempi, per darvi un’idea: l'abuso finanziario, la manipolazione mentale con tutto ciò che è umiliazione, derisione, ritenzione di informazioni, bugie, parole di maledizione, promesse non mantenute, ricatti, sospetti, voci, doppie ingiunzioni, messa in dubbio o negazione della parola, dell'emozione. Dovete sapere che mettere in dubbio le emozioni di qualcuno è una cosa molto, molto grave. Perché l'emozione fa parte di noi, è la parte più personale. L'emozione non può lottare contro la propria emozione. La proviamo, la riconosciamo, poi possiamo gestirla in un modo o nell'altro. Ma le nostre emozioni sono nostre. E non possiamo dire, se qualcuno dice che si vergogna, non possiamo dirgli: “No, tu non ti vergogni”. Se una persona dice che sta male, non le possiamo dire: “No, non stai male”. Quindi negare l'emozione o il sentimento di una persona è estremamente grave. Altre voci del questionario erano: maldicenze, minacce, minacce esplicite o, cosa ancora più grave, implicite. Perché ci possono essere maltrattamenti, manipolazioni subliminali, lo sapete bene, come nella pubblicità, vengono trasmessi piccoli messaggi senza che ce ne rendiamo conto. E poi maltrattamenti anche più gravi. Per esempio: insulti, percosse e lesioni, esercizio illegale della professione medica, oppure anche reati o crimini, in particolare di natura sessuale, che possono arrivare fino allo stupro.
La particolarità di questi maltrattamenti in una condizione di manipolazione è che non sono facilmente individuabili dall'ambiente circostante. Ufficialmente e agli occhi degli altri, il bambino o l'adulto riceve solo cose positive. La cattiveria non si manifesta con uno schiaffo o con un insulto in pubblico. È una parola, un gesto, un atto, detti o compiuti nel segreto di una relazione appartata. La persona viene isolata, messa da parte. E il bambino o l'adulto non capisce più nulla. Come può questa persona così buona, stimata da tutti, come può comportarsi in quel modo? La persona manipolata penserà che “deve essere normale, è normale”, anzi che “sono io che me lo merito”. Il dubbio che si insinua in lei non è sul manipolatore, ma su sé stessa. Ed è proprio questa la gravità, ovvero il fatto che la persona cominci a dubitare di se stessa. E dubitare di se stessa vuol dire dubitare di tutte le proprie capacità, di tutte le proprie capacità mentali. A un certo punto si sentirà così inutile che si abbandonerà nelle mani dell'aggressore. Ed è in quel momento che, svuotata di sé, visto che il dubbio avrà preso il sopravvento, integrerà il pensiero dell'aggressore. Si affiderà completamente all'altro. È il principio del lavaggio del cervello. La vittima arriverà ad anticipare i desideri dell'aggressore. È per questo che nei processi si dice: «Ma è stata lei a chiederlo! La bambina si è tolta da sola le mutandine!». Oppure: «La suora ha scavalcato la finestra del prete per andare a trovarlo nel suo letto!». Oppure: «Quel ragazzo è andato a suicidarsi! " Si dice, si crede che la persona fosse depressa. La verità è un’altra, la persona era stata svuotata del proprio io e riempita del pensiero dell'altro. L’ alternanza di benevolenza e di maltrattamenti l’ha portata a una dissociazione, a una perdita di identità, a una spersonalizzazione.
Ho detto prima che nulla dei maltrattamenti deve trapelare, che tutto deve avvenire in silenzio. Ora, per poter ascoltare una vittima, è necessario che questa parli e questo è tutt'altro che scontato. A volte cercano di risvegliarsi decenni dopo l'aggressione e questo può sembrare particolarmente inquietante. Che ci si interessi a storie recenti, è comprensibile, ma alcuni raccontano storie completamente passate, o addirittura parlano quando il loro aggressore è deceduto. Questo ci può risultare del tutto insopportabile. Perché non hanno parlato prima?... Allora, perché queste persone non hanno parlato prima e perché, più in generale, le vittime non parlano? Partiamo dalla cosa più naturale. Non parlano perché l'abuso, sia esso sessuale o spirituale, che sia sotto manipolazione o meno, tocca l'intimità della persona. E dell'intimità non se ne parla. È così. È il più profondo di noi stessi. L'intimità sessuale e l'intimità spirituale sono della stessa natura, della stessa profondità, e non abbiamo né le parole né l'elaborazione interiore per parlarne. E poi c'è il pudore, che fa che, spontaneamente, la maggior parte delle vittime fornirà un resoconto ben al di sotto della realtà.
In più, se il bambino o l'adulto prende coscienza della gravità delle cose, molto spesso vorrà proteggere l'autore, che sia un genitore, un prete, un religioso o qualsiasi altra figura d’autore. Mentre lavoravo al pronto soccorso medico-legale dell'Hôtel-Dieu di Parigi, ricordo una ragazza che non voleva farsi visitare. Sospettavamo che fosse stata abusata dal padre in un contesto di incesto ma lei diceva: «E se scoprite qualcosa, papà andrà in prigione?». Un'altra bambina diceva della persona che aveva abusato di lei: «Ma io gli voglio bene». Oppure il bambino o l'adulto non vuole parlare perché sa che non gli crederanno. Oppure ha parlato una volta ed è stato frainteso, quindi non vuole ripetere quell'esperienza. E c'è anche tutto il problema dell'amnesia traumatica. L'amnesia traumatica non è la conseguenza del controllo, ma è la conseguenza dei maltrattamenti permessi dal controllo.
E poi c'è anche un silenzio imposto dal segreto. Un segreto di elezione: «È una relazione eccezionale, voluta da Dio, richiesta da Maria». Oppure: «Lo faccio con te perché sei la mia preferita. Ora è il nostro piccolo segreto». Oppure il segreto di una falsa saggezza: «Non bisogna divulgare le grazie speciali ricevute». Oppure il silenzio come segno di progresso nella vita spirituale. Oppure il segreto attraverso la minaccia. La minaccia espressa: «Mi diceva: “Se parli…”, e allo stesso tempo mi mostrava il pozzo». Oppure: «Se parli, i tuoi genitori non potranno più andare in chiesa». Oppure una minaccia insidiosa: «Mi dicevo che se avessi accettato, avrei evitato alle mie amiche di finire nella pentola. Oppure avevo paura che, parlando, non avrei più potuto far parte del gruppo». E poi Il segreto attraverso il senso di colpa. La bambina di cui vi parlavo prima, a cui il prete ha messo le mani nelle mutandine, quando i suoi genitori sono venuti a prenderla, il religioso ha detto loro che non era stata brava. Nella sua testa, questa storia si è associata al fatto che era stata lei la colpevole, perché non era stata brava. E poi ci sono anche i silenzi deliranti, con il pretesto che l'umanità, o la Chiesa, non è ancora pronta a ricevere questo o quel messaggio.
Ecco, quindi, il terzo consiglio: quando si pensa che ci possa essere una confidenza, non bisogna mai smettere di ascoltare i propri figli o gli adulti, anche se ciò che viene detto è una cosa da poco e noi non siamo importanti, perché continuando ad ascoltare otterremo di più. E poi, ovviamente, c'è anche l’omertà di tutto un gruppo sociale. Non c'è solo il silenzio della vittima, c'è tutto il silenzio dei suoi cari, e per noi c'è tutto il silenzio dell'insieme dei fedeli, e c'è anche il silenzio della Chiesa istituzionale.
I diversi livelli della manipolazione
1. Influenza verticale: il guru, i burattini e i pedoni
C'è un'impronta verticale, che definirei azione diretta. C’è il guru, cioè colui che dirige il controllo, e sotto di lui ci sono i burattini, quelli che, sotto il controllo del guru, riprodurranno ciò che fa il guru. Si tratta di un intero sistema di controllo, che si ritrova soprattutto a livello di abusi spirituali e psicologici. Il guru, il burattino che riproduce, e sotto di loro, i pedoni. I pedoni non hanno alcuna responsabilità nella vicenda e quindi saranno sballottati qua e là, a seconda dei desideri e delle esigenze del manipolatore. E il pedone, quando non servirà più, sarà abbandonato, o addirittura gettato via.
2. Influenza orizzontale: le vittime secondarie
Ma c'è anche un'impronta orizzontale che mette in causa quelle che chiamerei vittime secondarie. Per quanto riguarda gli attentati, bisogna sapere che ci sono le vittime primarie che si trovavano sul luogo dell'attentato e le vittime secondarie, che sono i genitori e tutti coloro che hanno dovuto occuparsi degli attentati, tutti coloro che sono intervenuti sul posto. Il manipolatore ha bisogno di controllare questo livello orizzontale perché deve addormentare chi lo circonda per agire tranquillamente, senza essere disturbato. Non deve essere individuato dalla società, dalla gerarchia, dai genitori, dagli amici, dai compagni. Mette quindi in atto un sistema molto sofisticato per continuare a esercitare il suo potere e, soprattutto, i suoi misfatti, senza essere disturbato. Deve quindi esercitare un potere generale orizzontale con generosità finanziarie o affettive, tutti gli saranno debitori, alcuni con lusinghe, altri con scherni.
Bisogna poi sapere, ed è molto importante, che i manipolatori esercitano il loro potere solo su alcune persone, mai su tutte. In un sistema di controllo ci sono sempre persone ben precise che non saranno mai maltrattate. È la condizione affinché il controllo possa reggere. Le persone non maltrattate non sapranno nulla degli abusi e potranno quindi testimoniare la santità del manipolatore. Ed è questa l'enorme difficoltà delle testimonianze delle vittime. Alcuni vivranno un inferno, mentre altri riceveranno solo cose positive. Quindi, altro mio consiglio: si può e si deve testimoniare solo di sé stessi e di ciò che si è visto. «Io ho subito», o «io ho visto», oppure «io non ho visto nulla». Questo è quanto si può dire. Non è assolutamente possibile affermare: «Certifico che questa persona non ha mai fatto nulla di male». Da qui l'importanza di indagini condotte in modo accurato. Io stessa mi sono fatta ingannare. Ecco perché vi dico: fate molta attenzione!
Chi sono le vittime secondarie? Sono ovviamente le famiglie delle persone che hanno subìto abusi, ma anche i loro cari, che siano compagni di giochi, compagni di scuola, coniugi quando le persone sono adulte, figli. Sono persone che soffrono per la nuova situazione, che non hanno visto nulla e si sentono in colpa. Quando lo scoprono ne soffrono. Ci sono poi quelli che non riescono a credere che sia potuto accadere, anche loro sono vittime secondarie. Il problema è che se l’influenza esercitata portasse al bene e alla realizzazione personale, non ci sarebbe bisogno di parlarne. Ma essa e gli abusi hanno delle conseguenze, causano danni alle persone. Vi darò un esempio.
Una mia paziente, che oggi ha 55 anni, quando ne aveva 19 era partita con un gruppo di meditazione nella foresta, guidato da un prete. Durante la passeggiata, questo prete le si avvicina, la abbraccia e la bacia. Le dice che la sua anima è così bella che non ha potuto fare a meno di baciarla. La mia paziente mi racconta che, completamente sbalordita – quel sacerdote era un po' come un dio per tutto il gruppo – il suo cervello, quel giorno, ha smesso di funzionare e non ha ancora ripreso a funzionare normalmente. Il prete, al momento di separarsi, le sussurra all'orecchio: «Stasera preparati, vengo a casa tua». «Indovini cosa ho fatto», mi dice lei. Vi assicuro che non l'avrei mai indovinato. È andata in farmacia. Ha comprato dei preservativi. Una volta tornata a casa, si è infilata addosso tutti i vestiti che aveva. Trentasei anni dopo, mi racconta: «Agivo come un automa. Da alunna infermiera, avevo partecipato a sessioni informative sulla necessità del preservativo. Quindi ho fatto il necessario. E siccome non volevo assolutamente che mi toccasse, ho provato a rendere la cosa più difficile». Mi guarda con aria affranta e mi dice: «Che altro potevo fare?». E io non le dico che poteva non aprire la porta. Immagino che ognuno di voi abbia pensato che sarebbe bastato non aprire la porta. La sua strategia ha comunque funzionato. Era così impigliata nei vestiti e completamente immobile che, durante tutto il tempo necessario per liberarla, il prete ha perso tutto il suo interesse, ha abbandonato il suo funesto proposito. Ma oggi la mia paziente è terrorizzata dal fare sesso con suo marito e non ha mai provato piacere sessuale. Il marito non ne sa nulla perché lei non glielo ha mai detto. Lei finge. Non ha mai raccontato ciò che le è successo.
Le conseguenze
Nel caso della manipolazione si tratta essenzialmente di dissociazione. Vediamola nel caso di questa ragazza. Lei si fidava del prete. Gli aveva consegnato le chiavi della sua anima. È divisa tra il suo riflesso da infermiera lucida – “compro dei preservativi” –, il suo istinto – “mi nascondo” – e la fiducia cieca che ripone nel prete – “apro la porta”. Beh, qualcosa in lei è morto per sempre. Cioè, spero non per sempre, perché sta facendo terapia e quindi mi piacerebbe che non fosse per sempre. Ma ha soffocato per un po' il suo io più profondo, quella parte di sé che portava in sé la sete di Dio e la fede nell'uomo. C’era qualcosa di inevitabile in quella situazione. E lei non è riuscita a sfuggire alla propria distruzione.
Alle conseguenze della manipolazione che ho appena descritto in modo, spero, abbastanza concreto, si aggiungono poi le conseguenze degli abusi fisici, sessuali, psicologici e spirituali e in particolare quello che viene chiamato “il trauma psichico”. E talvolta anche le conseguenze della tortura.
Conclusione
In conclusione, direi che il controllo priva la persona di se stessa dissociandola, rompendo la sua unità interiore, svuotandola della propria identità, fino ad arrivare a iniettare in lei i pensieri dell'altro. Quando l’abuso è commesso da un genitore, da una persona che ha autorità, la relazione transgenerazionale ne risente. Quando l'abuso è commesso da un rappresentante religioso, da un rappresentante di Dio, è la trascendenza che viene toccata. E i bambini lo esprimono molto bene, indipendentemente dal fatto che appartengano o meno a un sistema di credenze o a un sistema religioso. Quando subiscono abusi sessuali, ad esempio, anche da parte di un genitore, conservano nel profondo di sé, e questo è molto forte, una piccola speranza di qualcosa di diverso, di qualcosa di più grande, uno sguardo verso qualcosa di più lontano. Ma quando l'abuso viene commesso in un contesto religioso, questa speranza, questo slancio verso l'alto non esiste più. Il bambino viene schiacciato in tutte le sue dimensioni sensoriali, emotive, cognitive e spirituali. Si tratta quindi del tradimento più grave, quello compiuto da colui in cui aveva riposto fiducia, quello davanti al quale si era messo a nudo, quello stesso che avrebbe dovuto condurlo a Dio o a una trascendenza, quello che avrebbe dovuto essere la guida giusta. Questo manipolatore rappresentante di Dio ha fatto qualcosa di incomprensibile per lui e ha distrutto la fiducia e talvolta l'innocenza.
La persona abusata non ha quindi più alcuna risorsa. È stata tradita nella sua ricerca spirituale. Che sia sessuale, psicologica o spirituale, l’aggressione tocca in ogni caso direttamente la spiritualità, ovvero l'intimità della persona, il luogo della fede nella vita, il santuario dell’anima, il luogo sacro dell'incontro, il luogo della coscienza. Un luogo sacro e unico per ogni essere. Non esiste una ricetta o una saggezza che permetta di sfuggire alla manipolazione perché ciò significherebbe mettere a tacere in noi ogni desiderio di grandezza, bontà e bellezza. C'è invece, certamente, un ascolto di sé da far crescere, in particolare attraverso una migliore conoscenza di sé. Quando mi chiamano a parlare a dei seminaristi o a dei fidanzati, faccio sempre una sessione sulla conoscenza di sé, è indispensabile. Una migliore conoscenza di sé, un maggiore rispetto dell'altro, un quadro di riferimento. Quest’ultimo elemento è fondamentale, il quadro di riferimento agisce come una terza parte, con condizioni da fissare e da rispettare. Ma soprattutto, non bisogna mai dimenticare che non si deve mettere mai a tacere né la propria intelligenza, né il proprio istinto, né la propria intuizione. Ascoltare sempre quella vocina che ci dice le cose. Non bisogna mai rimanere soli in situazioni in cui ci si pone delle domande ed è molto importante rivolgersi a degli specialisti. E c'è anche un'antropologia cristiana da rivisitare. Non possiamo ignorare queste parole del Vangelo, in Marco 4,22 e paralleli, che dicono: «Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato e nulla è rimasto segreto se non per venire alla luce». Abbiamo bisogno di coraggio. Ci vuole il coraggio della verità, il coraggio della libertà.
* Foto di Rafael Garcin su Unsplash
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