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8mila migranti morti in un anno: i numeri dell'OIM raccontano disumanità e fallimento politico

8mila migranti morti in un anno: i numeri dell'OIM raccontano disumanità e fallimento politico

Sono circa 7.900 le persone morte nel 2025 nella disperata ricerca di una vita dignitosa lontana da casa. E, verosimilmente, i dati forniti sono anche a ribasso, tanto che nel 2015 si stima ci siano altri 1.500 migranti dispersi e presunti morti. Sono i numeri emersi dal nuovo rapporto annuale diffuso martedì scorso dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che dal 2014 ha documentato oltre 80mila decessi e sparizioni sulle diverse rotte migratorie del pianeta.

Spiega l’OIM presentando il rapporto sulle rotte migratorie che «nonostante il calo degli arrivi in alcune regioni, i dati mostrano che le rotte migratorie si stanno spostando anziché attenuando, con rischi che rimangono elevati lungo percorsi sempre più pericolosi». Il mondo cambia, con sempre nuove crisi e nuovi conflitti, i Paesi d’accoglienza “difendono” le frontiere adottando politiche migratorie sempre più rigide e spesso non in linea con le carte e i trattati internazionali, ma i flussi non si arrestano, anzi cambiano percorso, spiega l’OIM, e «il costo umano della migrazione pericolosa continua ad aumentare». Dietro i numeri forniti dall’organizzazione, spiega la direttrice generale OIM, Amy Pope, «ci sono persone che intraprendono viaggi pericolosi e famiglie che attendono notizie che potrebbero non arrivare mai. I dati sono fondamentali per comprendere queste rotte e progettare interventi in grado di ridurre i rischi, salvare vite umane e promuovere percorsi migratori più sicuri».

In vista del prossimo Forum internazionale sulla revisione delle migrazioni di maggio, che si tiene ogni 4 anni presso la sede Onu di New York, «l'OIM chiede un rinnovato impegno per proteggere i migranti, prevenire morti e sparizioni e fornire un maggiore supporto alle famiglie colpite dalle tragedie migratorie. L'Organizzazione afferma che le prove sono inequivocabili: un minor numero di spostamenti non significa automaticamente viaggi più sicuri, e salvare vite umane richiede una maggiore cooperazione internazionale e investimenti costanti in risposte basate su dati concreti».

Secondo il vescovo Paul McAleenan (responsabile rifugiati e migranti della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles), intervistato da Crux i dati OIM raccontano «una tragedia». «Come cattolici, ci viene spesso ricordato che ogni migrante ha un nome, un volto e una storia. Quando quella storia giunge a una fine improvvisa e tragica, è un crudo monito sui pericoli che le persone sono costrette ad affrontare: traversate marittime pericolose, sfruttamento, ostilità, perdita di dignità». Il vescovo punta il dito sull’assenza di vie legali e sicure per l’accesso all’Europa: in questo modo «molti migranti restano senza altra scelta se non quella di rischiare la vita. Questo serve da solenne monito sull'urgente necessità di percorsi sicuri e legali per coloro che ne hanno bisogno».


* Foto di Gianpiero Addis, tratta dal sito Flickr, licenzaimmagine originale. La foto è stata ritagliata.

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