Da Mitiga all'Aja: Mediterranea all'udienza della Corte penale internazionale contro il socio di Almasri
AJA-ADISTA. Cominciano oggi alla Corte Penale Internazionale le udienze preliminari contro Khaled Mohamed Ali El-Hishri, alto dirigente della milizia libica SDF/RADA e pari grado di Osama Almasri Njeem. Lo stesso Almasri che, il 21 gennaio 2025, il governo italiano arrestò in esecuzione di un mandato della CPI e che, due giorni dopo, rispedì a Tripoli su un volo di Stato. Per questo gravissimo atto del governo Meloni, l’Italia è stata deferita all’Assemblea degli Stati.
Mediterranea Saving Humans sarà presente all'Aja per tutta la durata delle audizioni con Luca Casarini e don Mattia Ferrari.
El-Hishri è il primo indagato a comparire davanti alla CPI da quando la Corte ha aperto le indagini sulla Libia, nel 2011, su mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Le accuse a suo carico sono crimini di guerra e crimini contro l'umanità — tortura, detenzione arbitraria, stupro, omicidio, riduzione in schiavitù, persecuzione — commessi tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020 nella prigione di Mitiga, dentro il compound che la milizia SDF/RADA controlla a Tripoli, dove secondo l'accusa almeno 5.140 persone sono state arrestate, detenute e sistematicamente torturate, in larga parte migranti intercettati in mare e riportati indietro dalla cosiddetta Guardia Costiera libica.
Per molti sopravvissuti è la prima possibilità che il loro racconto venga formalmente ascoltato da una corte: un passaggio possibile solo grazie al coraggio di chi ha scelto di rompere anni di silenzio per testimoniare.
«Oggi siamo ll'Aja perché Mitiga non è un orrore lontano: è la conseguenza diretta del sistema di frontiere che l'Italia e l'Unione Europea hanno costruito e che continuano a finanziare. El-Hishri torturava nelle stesse celle dove sono stati riportati gli uomini, le donne e i bambini intercettati dalle motovedette pagate dal governo italiano. Stare accanto ai sopravvissuti non è un gesto simbolico: è un atto politico contro un'architettura criminale di cui il nostro Paese è parte attiva» dichiara Luca Casarini, capomissione e tra i fondatori di Mediterranea.
Il filo che lega l'Aja a Roma è esplicito. La Corte Penale Internazionale ha formalmente accertato che l'Italia ha violato gli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma per aver liberato e riportato a Tripoli Osama Almasri — il pari grado di El-Hishri — e ha deferito il caso all'Assemblea degli Stati Parte. Il governo Meloni si è trincerato dietro la "sicurezza nazionale" e il "segreto di Stato" pur di non rispondere. Mentre l'Italia copriva Almasri, la Germania arrestava El-Hishri all'aeroporto di Berlin Brandenburg sullo stesso tipo di mandato e lo consegnava alla CPI nel dicembre 2025. Due governi europei, due risposte opposte di fronte allo stesso obbligo giuridico.
La complicità italiana, però, è molto più profonda di un singolo atto. Comincia con il Memorandum d'intesa Italia–Libia del febbraio 2017, sostenuto in sede europea dalla Dichiarazione di Malta, e prosegue attraverso il fondo EUTF for Africa, con cui l'Unione Europea finanzia la cosiddetta Guardia Costiera libica: motovedette, addestramento, tecnologie di sorveglianza. Nel 2018 la Libia ha dichiarato una propria zona SAR all'International Maritime Organization, su spinta di Italia e UE, ottenendo così la "copertura" formale per i respingimenti. Tra gennaio 2018 e settembre 2025, oltre 145.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia. Molte sono finite proprio a Mitiga. Eppure l'Italia e l'Unione Europea continuano a rinnovare finanziamenti e sostegno tecnico alle stesse autorità libiche che alimentano questo sistema.
Mediterranea Saving Humans sarà all'Aja per essere vicina ai sopravvissuti e per pretendere che la giustizia non si fermi davanti a un singolo torturatore. Il processo a El-Hishri è il processo a un sistema: un sistema che il nostro governo e l'Unione Europea finanziano da quasi dieci anni, un sistema che continua a uccidere, a torturare, a respingere. La CPI deve continuare e ampliare le indagini sull'intera architettura della detenzione libica e perseguire tutti i responsabili, libici ed europei, che lo hanno reso possibile. Mitiga non è un orrore lontano. È la conseguenza diretta delle nostre frontiere.
foto Mediterranea Saving Humans
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