Nicola Gratteri a "La Stampa": rischio mafia per il ponte sullo Stretto di Messina
La Stampa in data odierna pubblica un’intervista al procuratore di Napoli Nicola Gratteri sul tentativo di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio della Corte dei Conti relativamente all'iter di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Com’è noto, la Procura di Roma ha aperto un’indagine a carico di tre indagati: l’avvocato Giacomo Saccomanno, commissario della Lega in Calabria e membro del cda della società Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero cercato di “comprare” l’ex alto magistrato della Corte dei Conti Tommaso Miele promettendogli alte cariche per il futuro se avesse agito «in favore della società Stretto di Messina Spa» (parole dell’atto di indgine).
«L’aspetto che traspare, e di cui mi pare si stia parlando molto poco – ritiene Gratteri – è collegato alla riforma della Corte dei Conti. Ovvero: c'è un evidente problema di separazione tra i poteri dello Stato insito nella riforma e questo conferma i rischi denunciati dai critici della riforma cosiddetta» (v. Adista Notizie n. 1/26). «La nuova legge – spiega – prevede la "collaborazione" con il potere politico ed è evidente che possa degenerare in un vero e proprio asservimento della magistratura contabile all'indirizzo di governo». Le varie modifiche apportate «impongono alla Corte dei conti un ruolo "collaborativo" trasformando il controllo da argine di legalità a servizio dell’esecutivo».
Il giornalista, Giuseppe Legato, ricorda al procuratore un’altra indagine di pochi mesi fa, dalla quale era emerso, come scritto nell’indagine, «un allarmante movimentismo anche di gruppi vicini alle ’ndrine nell’apertura di società ad hoc, pulite e schermate, per aprirsi la strada ai futuri subappalti miliardari». Chiede dunque se «l’abolizione o la limitazione di reati spia che spesso precedono l’entrata in gioco di soggetti contigui o delegati dalle mafie a curare i propri interessi, operata dall’esecutivo negli ultimi anni, può incidere sull’efficacia dei controlli e delle inchieste su un’opera pubblica come questa».
«Certamente», è la risposta di Gratteri, «la criminalità organizzata usa strumenti sofisticati, senza minacce esplicite, e spesso si comincia con un reato che "di mafioso" all’inizio non ha nulla, e che solo indagando si comprende chi c’è dietro e i collegamenti». Spiega che «con le limitazioni delle intercettazioni, quelle per il sequestro dei cellulari, con l’abolizione dell’abuso di ufficio, non solo è reso difficile "arginare" i danni, ma è anche difficile intervenire dopo».
«Spero di sbagliare», aggiunge, «ma a me pare ci sia un disegno globale per eliminare qualunque forma di controllo, rendere tutto più permeabile, con la finalità di rendere la giustizia una strana rete da pesca, incastrare i piccoli pesci e perdere i grandi pesci». «Sono anni – precisa – che la ’ndrangheta non è più quella con la coppola e la lupara e si è evoluta a 360 gradi. Oggi è composta da professionisti che hanno studiato all'estero, che parlano tre lingue, che conoscono i mercati. Certo, sono nelle condizioni di potere infiltrare tutti gli step dell'opera».
Ma se l’opera non si facesse, sarebbe una resa, ipotizza Legato. «Il dilemma non è fare o non fare il Ponte – risponde il procuratore di Napoli – perché c'è il rischio di infiltrazioni mafiose. Il problema è che non abbiamo gli strumenti per prevenire e per intervenire, come sarebbe necessario, per contrastare l'infiltrazione mafiosa in questo come in altri casi. Questa è una resa. La resa di uno Stato che a fronte di una criminalità organizzata sempre più sofisticata, lascia le forze dell'ordine e la magistratura con le armi spuntate. Se avessimo gli strumenti necessari, per contrastare le infiltrazioni, non ci sarebbe alcuna necessità di farsi questa domanda».
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
