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Gesù cammina tra le ferite di Castel Volturno

Gesù cammina tra le ferite di Castel Volturno

- Lettera aperta al rivoluzionario nonviolento di Galilea Quanto manca all’alba del tuo Regno?

Tratto da: Adista Notizie n° 38 del 07/11/2026

Cammini con le gambe marchiate di Faith trattenuta schiava dal sistema tratta. Abbracci con le braccia di Nasser, gigante imam dal respiro di Pace. Sorridi con lo sguardo di Laura, giovane medico di Mediterranea che salva vite umane tra le onde.

Insomma non stai fermo un attimo, come facevi in Galilea. Ti muovi tra i gruppi della CGIL, tra Libera, il Movimento dei Migranti e Rifugiati, gli Scouts, una miriade di oltre 400 associazioni, partiti. E poi le Chiese. Ben sette vescovi in cammino per qualcosa che è lontano da piatte processioni o feste patronali staccate dalla vita. Qui siamo dentro le sfide del mondo, al cuore della Castelvolturno della Dignità, dei Popoli del mondo, sempre maltrattata e calpestata. Che ora si rialza in piedi! E non si lascia fregare ancora da 43 milioni di euro (ridotti a 31 da una gara al ribasso sempre sulla pelle dei piccoli!) regalati alla camorra. Ora la città ha il volto dei mille colori dell’umanità!

Ho sentito da subito che saresti sceso in strada e non ti saresti perso lo straordinario sabato 24 ottobre sulla via Domiziana a Castelvolturno nella manifestazione contro il CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). Tu, Gesù di Nazaret, che ami gli spazi aperti e vasti, orizzonti infiniti come fai a sopportare il dolore e le grida che arrivano da quegli inferni? Vivendo così intensamente nelle vite dei fratelli e delle sorelle (poche nel CPR lager di Roma) reclusi davvero ti aspettavi che la specie umana arrivasse a tanto? Non c’è bastata Auswichtz? Non basta Gaza? E quando in George Floyd, in Fakir uccisi a terra dai poliziotti venivi crocifisso           ancora cos’hai sentito? Non provi forse anche tu il ribrezzo dei fascismi e nazismi di ritorno? Dimmi la verità: credi ancora nell’uomo? Nella donna? Mentre noi da un pezzo non crediamo più in te e ci siamo inginocchiati davanti all’idolo denaro, come fai a dare fiducia ancora a noi?

Ti avvertivo e ne sentivo la certezza crescente della riposta tua positiva quando facevamo lunghe riunioni online con il Comitato per preparare il corteo. Nella passione di metterci in gioco, nel tempo prezioso messo a disposizione per organizzare un evento che non vedevamo da tempo. Nel curare i dettagli. Ti ho respirato. Ti ho sentito nel profondo.

Ti ho sentito nella Manifestazione nel coro più bello di tutti che abbiamo ripetuto a squarciagola: «La terra è di tutti. Nessuno è straniero». Ti ho visto nello striscione dell’Associazione Black&White con i verbi di Francesco quando parlava di te migrante: «Accogliere, proteggere, promuovere, integrare». E così abbiamo sentito il Francesco di Roma camminare a fianco, come te. Ti ho toccato nelle mani di Pilar che dall’inizio alla fine non ha mai mollato quello striscione.

Eri e sei ancora ovunque. Nella danza dei giovani di Napoli, nel canto dei migranti, nello scorrere nonviolento dei metri macinati mentre le sole infiltrazioni possibili erano quelle che portano il nome di Speranza e di Un altro mondo urgentissimo da costruire. Sei oggi nella consapevolezza profonda che non si cambia il mondo con i passi insieme di una marea umana di un sabato pomeriggio. Si cambia il mondo con l’ostinata resistenza e impegno del giorno dopo giorno. Ora dopo ora, Cominciamo il lunedì alle 5 quando ci vogliono le cannonate per smontare dal letto.

Mentre camminavamo in tantissimi venuti da fuori mi chiedevano  in  continuazione:

«Quanto manca alla fine?». Nel rispondere con una quantità di chilometri via via decrescente, sentivo salire dentro una certezza e una domanda più impellente e urgente per questa umanità che brucia: «Gesù di Nazaret, certo questa che percorriamo è l’unica strada per vivere da umani sulla terra. Ma quanto manca all’alba del tuo Regno?».

 

* missionario comboniano a Castel Volturno (CE)

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