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«Vorace» e con «orizzonte limitato». Il papa condanna il capitalismo

«Vorace» e con «orizzonte limitato». Il papa condanna il capitalismo

Tratto da: Adista Notizie n° 18 del 18/05/2019

39807 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Incontrando in udienza i partecipanti all’Incontro promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sul tema “L’industria mineraria per il bene comune alla luce della Lettera enciclica, Laudato si’” (3-4 maggio), papa Francesco è tornato a parlare di emergenza sociale con parole taglienti e toni molto duri. Diretto dal ghanese card. Peter Turkson, il Dicastero, figlio della fusione tra lo storico Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, “Cor Unum”, il Consiglio della pastorale per i migranti e quello della pastorale per gli operatori sociali, ha rappresentato, fin dalla sua costituzione, il principale supporto alla “politica sociale” di Bergoglio.

L’incontro è stato aperto dal cardinale ghanese, che ha introdotto i lavori ricordando i precedenti incontri con i dirigenti dell’industria mineraria e marcando la novità nel confronto introdotta dall’enciclica «sulla cura della casa comune». Il papa si è riallacciato al tema sottolineando l’importanza di avere attorno allo stesso tavolo i rappresentanti delle comunità interessate dalle attività minerarie e i responsabili delle compagnie. Quindi si è concentrato sulle ragioni profonde delle ingiustizie sociali e dell’emergenza ecologica che il pontefice individua nelle «precarie condizioni della nostra casa comune, dovute principalmente a un modello economico che è stato seguito per troppo tempo: un modello vorace, orientato al profitto, con un orizzonte limitato, e basato sull’illusione della crescita economica illimitata». Come ha scritto nella Laudato si’, «I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente ». Per questo motivo – prosegue – «abbiamo bisogno di un cambio di paradigma in tutte le nostre attività economiche, incluse le attività minerarie». Entrando nel merito del tema dell’incontro, Bergoglio ha ricordato che l’attività mineraria, come ogni attività economica, dovrebbe essere al servizio dell’intera comunità umana.

In sintonia con altri interventi pontifici dedicati al nodo delle comunità indigene, ha auspicato il coinvolgimento delle comunità locali nella gestione del processo estrattivo, particolarmente aggressivo in Brasile e in altri Paesi latinoamericani, ammonendo sul fatto che «è sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato». Alla luce dell’imminente Sinodo sull’Amazzonia, e sempre richiamandosi alla suddetta enciclica, il papa ha sottolineato che «è indispensabile prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali. Non sono una semplice minoranza tra le altre, ma piuttosto devono diventare i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si procede con grandi progetti che interessano i loro spazi».

Quindi ha preso di mira il sistema del cosiddetto “capitalismo estrattivo”, che massimizza il profitto senza preoccuparsi delle ricadute sociali e ambientali. Spiega il papa: dobbiamo denunciare ed evitare la cultura dello scarto e promuovere un’economia circolare in consonanza con il Consumo Sostenibile e i Modelli di Produzione promossi nel 12º Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Ha concluso esortando a indirizzare «i nostri sforzi e la nostra lotta per salvaguardare la casa comune in un percorso ecumenico, che ci sfida a pensare e ad agire come membri di una casa comune (oecumene)». Riprendendo le parole dei vescovi latinoamericani, ha rivolto il seguente appello ai partecipanti: «che voi possiate analizzare, interpretare, discernere cosa sia appropriato o meno delle attività estrattive nei territori e, quindi, proporre, pianificare, agire per trasformare il nostro stile di vita, influenzare le politiche di energia mineraria di Stati e governi, come pure le politiche e le strategie delle aziende dedite all’estrattivismo, al fine di realizzare il bene comune e un autentico sviluppo umano, sostenibile e integrale». 

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