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Crisi in Nicaragua, verso la firma di un accordo preliminare?

Crisi in Nicaragua, verso la firma di un accordo preliminare?

Il governo Ortega-Murillo e gli oppositori dell’Alleanza Civica per la Giustizia e la Democrazia sarebbero prossimi alla firma di un accordo preliminare per l'attuazione delle questioni già concordate il 27 marzo riguardanti il ??rilascio dei "prigionieri politici" e il ripristino dei diritti e delle garanzie dei cittadini. Lo si apprende dalla stampa latinoamericana, a conclusione dall’incontro tra le parti di lunedì 13 maggio.

La proposta di rilascio, spiega l’avv. José Pallais, membro dell'Alleanza Civica, era stata presentata dal nunzio apostolico in Nicaragua, mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, e dall'ex ministro della Difesa dell'Uruguay, Luis Angel Rosadilla, che partecipano in qualità di testimoni e accompagnatori al tavolo di negoziazione per conto, rispettivamente, del Vaticano e del Segretariato generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA). A marzo le parti avevano concordato di rilasciare i 232 manifestanti ascritti nella lista dei “riconciliati” del governo ed ora prigionieri nelle carceri o in regime di “convivenza familiare” o in libertà condizionata. Secondo Pallais, le cui dichiarazioni sono riportate sul quotidiano El Nuevo Diario, entro il 30 maggio coloro che sono nella lista riconciliata del governo devono tornare in piena libertà (con l’assistenza, già concordata, della Croce Rossa Internazionale), mentre coloro che non compaiono in questa lista, ma solo in quella stilata dall’opposizione (sempre stando all’accordo di marzo), dovrebbero essere liberati «entro e non oltre il 18 giugno», termine ultimo per il rilascio di tutti i “prigionieri politici” detenuti nel contesto degli eventi verificatisi a partire dal ??18 aprile 2018, data di inizio della crisi nicaraguense.

Da parte del governo, c’è la «volontà e l'impegno sovrano» «per rispettare tutti gli accordi che sono già stati fatti, e quelli che mancano, nel rispetto della Costituzione e delle Leggi della nostra Repubblica», avrebbe detto il 14 maggio Rosario Murillo, facendo un bilancio generale sull’andamento (per la verità a singhiozzo) dei negoziati, come si legge sul sito di informazione Contacto Hoy. «Il percorso è complesso e difficile ma dobbiamo attraversarlo» per «raggiungere quegli accordi, concreti e duraturi, di giustizia, comprensione e pace», si legge ancora.

«Questi accordi di attuazione non saranno firmati fino alla conclusione dell'intera trattativa» ha tenuto a precisare José Pallais, chiarendo che le parti hanno sì convenuto di rendere pubblici tali accordi, ma che tuttavia essi non avranno valore fin quando non sarà siglato l'accordo generale, in una data ancora da definire.

Un altro punto caldo dell’accordo riguarda la giustizia. «Se si insiste con l’idea di promuovere un’amnistia come soluzione giuridica, seguiremo a dire che la soluzione è più complicata. Non è attraverso una penna o un decreto che si può ottenere giustizia per le famiglie» ha avvertito Pallais, ribadendo l’indisponibilità dell’Alleanza ad accogliere la proposta di amnistia e rilanciando l’idea di applicare una “giustizia transizionale”, (ovvero l’insieme delle scelte operate e della qualità della giustizia resa nel momento di passaggio, o appunto transizione, da regimi autoritari a istituzioni democratiche), per determinare la responsabilità di ciascuna persona.

Su questo punto, la posizione del duo Ortega-Murillo potrebbe complicarsi, poiché dopo la risoluzione ONU del 21 marzo, che esortava il governo a liberare i detenuti e riprendere la cooperazione con le Nazioni Unite, il 15 maggio il Consiglio dei diritti umani, riunitosi a Ginevra, ha portato all’attenzione delle diplomazie internazionali l'Annual Periodic Review (UPR), la revisione periodica universale (con cadenza quadriennale) della situazione dei diritti umani, del rispetto dei trattati e dell’applicazione delle raccomandazioni ONU in 14 nazioni, tra cui anche il Nicaragua. Nella riunione del Consiglio è emerso un aumento della violazione dei diritti umani della popolazione nicaraguense e, nonostante le pronte smentite della delegazione del Nicaragua, guidata dal consigliere del presidente per le relazioni internazionali, Valdrack Ludwig Jaentschke Whitaker, alcuni membri hanno esortato il Paese a metter fine alle repressioni e a indire nuove elezioni sotto la supervisione internazionale, mentre il gruppo di lavoro UPR approverà delle raccomandazioni al Nicaragua il 17 maggio. Domani. A meno di due settimane dalla data in cui il governo Ortega ha preso l’impegno di liberare i prigionieri politici, dando concreto seguito alla volontà di avviare un processo di riconciliazione nazionale.

 

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