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"Nigrizia" a 20 anni dal G8: «Se un altro mondo era allora possibile, oggi è diventato necessario»

Quale eredità lascia Genova 20 anni dopo il G8? È la domanda che anima l’approfondito servizio del periodico missionario dei comboniani Nigrizia, pubblicato ieri a firma di Lorenzo Guadagnucci, che in merito ai fatti storici di 20 anni fa parla di «pagine profetiche».

La quotazione in borsa dell’acqua, a dicembre 2020, ci ricorda che l’“oro blu” è stato al centro del Forum mondiali di Porto Alegre (gennaio 2001 e 2002) e di quelli europei di Firenze e Parigi (2002 e 2003), ma anche della protesta di Genova del 2001: «L’acqua – si legge su Nigrizia – era al cuore di una visione del mondo alternativa a quella corrente. Si discuteva di un Contratto mondiale dell’acqua che aveva come punto di partenza l’accesso alle risorse idriche come diritto umano», «un principio da recepire a livello globale e da mettere in pratica con legislazioni nazionali coerenti». Da quelle istanze è scaturita poi la mobilitazione che negli anni a venire avrebbe condotto al referendum sull’acqua bene comune del 2011, vittorioso ma ampiamente «disatteso negli anni successivi».

L’acqua è uno dei tanti esempi, su cui i comboniani si sono molto spesi nel corso degli anni, che dimostrano la «continuità che lega il presente all’esperienza del “movimento per la giustizia globale” (giornalisticamente definito, in modo improprio, “no global”)».

20 anni fa, a Genova, erano tante le anime della variegata galassia dell’altermondialismo, tutte lì a presentare agli 8 “Grandi” «i tratti salienti di una critica al neoliberismo dominante» «e a rendere evidente la crescente opposizione popolare al “pensiero unico neoliberista”».

Spiega Nigrizia che la contestazione aveva imboccato a Genova due direttrici specifiche: «Da un lato la denuncia della concentrazione di potere reale in organizzazioni sovranazionali sottratte al controllo democratico dei cittadini; dall’altro la contestazione del modello di sviluppo dominante, sia per la sua impronta ecologica, sia per il suo impatto sociale: l’esplosione delle disuguaglianze Nord/Sud e anche interne ai paesi più ricchi era messa a fuoco con grande forza e precisione».

Politica e media hanno tentato di disinnescare la portata storica delle rivendicazioni di Genova, definendole utopie o sogni irrealizzabili, ma oggi ci si rende conto che molte di quelle istanze tornano a farsi strada con ancora maggiore urgenza. Clima, migranti, diseguaglianze, crisi sanitaria erano grandi questioni «all’attenzione globale proprio nel passaggio di millennio, nel momento di sua massima espansione, prima di finire soffocato dalla violenza istituzionale, proprio a Genova, e dal manicheismo implicito nella “guerra globale al terrorismo”, lanciata dopo gli attentati jihadisti negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001».

«Il mondo oggi è in fiamme più di vent’anni fa – conclude Nigrizia – e il tempo della storia (quella climatica, innanzitutto) non dà letteralmente respiro: se un altro mondo era allora possibile, oggi è diventato necessario».

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