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Papa, aborto, donne, politica

Papa, aborto, donne, politica

Tratto da: Adista Notizie n° 38 del 30/10/2021

Finite le amministrative, la sinistra va avanti. Speriamo. Come donna, sono un po' spiazzata: in nessuno dei Comuni importanti è stata eletta una sindaca. So che le istituzioni non sono "nostre", ma mi sarebbe piaciuto che qualche segretario di partito avesse detto "ragazze, scusate, ma non si poteva fare diversamente".

Non è la stessa cosa, ma Francesco ha ripetuto molte volte il suo sostegno platonico alle donne. Esemplare, nell'omelia per l'inizio dell'anno pandemico 2020, l’esaltazione della dignità femminile: «Le donne sono fonte di vita. Eppure sono continuamente offese, picchiate, violentate, indotte a prostituirsi e a sopprimere la vita che portano in grembo... Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l'umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità». La donna che legga queste parole prende atto, poi torna a constatare la contraddizione che l'esclude dalla partecipazione egualitaria nei ministeri ordinati: sempre così, le si porgono complimenti e non uguaglianza di diritti. Tuttavia risulta interessante la menzione dell'aborto come pratica cui la donna è "indotta". Anche perché in questi mesi l'aborto è tornato a far notizia: ci ha pensato il Texas con una legge che ha sovvertito la sentenza della causa Roe vs Wade del 1972 (con la quale la Corte Suprema Usa riconosceva il diritto all’aborto), suscitando le immediate manifestazioni di donne infuriate in centinaia di città americane a rivendicazione della loro autonomia. E siccome il patriarcato non perde occasione, soprattutto nei tempi di transizione in cui le paure circolano a favore dei reazionari, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti intende scomunicare il presidente Biden che è pro choice.

Lucetta Scaraffia (v. per esempio sul Quotidiano Nazionale del 15/10) ha chiamato in causa il papa per le spietate parole sull'aborto e i suoi "sicari", che sarebbero i medici (parole ripetute anche il 14 ottobre nel discorso rivolto ai farmacisti riuniti nel Congresso promosso dalla Società italiana di Farmacia ospedaliera, e qualche giorno prima, il 27 settembre, all’Assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita; v. Adista online del 15/10/21). E si domanda se questo papa "progressista" non sia invece un conservatore, pur riconoscendo la contraddizione evidente di aver derubricato a "peccato comune" quel peccato eccezionale da confessare solo al vescovo. Lucetta non ha letto gli atti parlamentari dei giorni in cui in Italia veniva discussa la legislazione «per la maternità libera e responsabile» (titolo su cui meditare) e non ha idea dei discorsi ascoltati allora sui diritti del «concepito ». In fondo erano sempre le ragioni per cui il dio Apollo aveva stabilito che è il seme dell'uomo il solo responsabile della riproduzione. Le democristiane, in genere sapevano che quello che dicevamo noi, anche cattoliche, anche una che sarebbe finita in clausura, era la realtà, ma seguivano la scuderia. Oggi papa Francesco esprime il giudizio drastico della tradizione perché probabilmente ci crede, ma in questo momento non può permettersi di esprimere nemmeno la misericordia: gli integralisti reazionari non aspetterebbero altro per formalizzare l'accusa di eresia... Resta che i preti sono più talebani dei laici perché avrebbero il dovere – Vangelo alla mano – di denunciare la responsabilità dei maschi, anche i legittimi consorti, che abusano senza il consenso della donna. Ma oggi delle contraddizioni di Francesco bisognerebbe preoccuparsi: la prassi politica di dare un colpo al cerchio e uno alla botte è il minimo sindacale per schivare le insidie del contesto vaticano.   

Giancarla Codrignani giornalista, saggista, è stata parlamentare della Sinistra Indipendente

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