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Amministrative a Verona. Un vento di grazie

Amministrative a Verona. Un vento di grazie

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 25 del 09/07/2022

Al ballottaggio per le elezioni dei sindaci del 26 giugno è risultato vincitore, a Verona, Damiano Tommasi, sostenuto dalla coalizione "Rete!" – in omaggio al suo passato calcistico – composta da sei liste, la sua personale (la più votata al primo turno), e poi il Pd, i partiti di sinistra e quello di Calenda, oltre a esponenti del M5S senza simbolo. La settimana scorsa era stata segnata da un'alzata di toni, con la lettera del vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti ai preti della diocesi, nella quale nemmeno troppo tra le righe invitava a votare per la lista del sindaco uscente, candidato di Lega e Fratelli d'Italia, Federico Sboarina. L'iniziativa del vescovo aveva spinto il teologo e narratore Marco Campedelli a scrivere una lettera aperta, pubblicata da Adista. All'indomani del ballottaggio, Marco Campedelli riprende la parola. Ecco il testo integrale della lettera aperta che ci ha inviato.

La piccola lettera pubblica divulgata da Adista (giornale libero e coraggioso) che ho scritto, è rimbalzata tra molti, sopratutto tra i giovani. Riporto le parole di Matilde Fattore, che ho avuto come studentessa al Liceo classico Maffei, attivista nella campagna per Tommasi Sindaco: «Sta girando tantissimo la tua lettera su Adista, la vedo ovunque!! Mi capita molto raramente di vedere che tutte le varie realtà in cui sto (Pink, Paratodos, Rete, Udu, vari centri sociali) per una volta sono d’accordo su qualche cosa e sul fatto che piaccia a tutti. Di solito ci si frammenta e si fa fatica a trovare qualche punto su cui essere fronte comune, hai fatto una magia».

La magia vera l’hanno fatta proprio i giovani: uomini e donne che camminano verso il futuro. 

Stamattina, il giorno dopo le elezioni, Verona si è svegliata attraversata da un vento: libero e impertinente. l’aria del Baldo ( come dicono i veronesi), il monte che sta davanti al lago di Garda, semplice e solenne. Oppure l’aria che spira da un altro monte? Potrebbe essere. Il vento di Barbiana, dove ha inventato la sua scuola don Milani per insegnare che «il problema degli altri è eguale al mio: sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia» (Lettera a una professoressa).

Non sarebbe un caso, perché la domenica del ballottaggio era il giorno in cui si ricordava la morte di don Lorenzo Milani (26 giugno 1967).

Questo vento porta un messaggio: che è possibile una politica bella, una politica gentile. La politica che non esclude. 

E a questo vento è giusto consegnare un grazie, perché lo sparga per tutta la città: sui tetti delle case, nei giardini, nelle librerie e nelle biblioteche, nelle scuole e nell’Università, negli ospedali e nei ricoveri dei vecchi. Che lo porti nei cimiteri, dove dormono donne e uomini, che prima di noi hanno creduto nella città plurale, accogliente, coraggiosa.

Il vento di grazie ai giovani: ragazze e ragazzi che hanno creduto all’utopia, hanno respinto al mittente il ritornello che la politica è una “cosa brutta e sporca” e invece hanno preso la città sulla spalle come Enea ha fatto con Anchise suo padre, portandola in salvo dalla rovina.

Il vento di grazie a tutte quelle e a tutti quelli che credono davvero nella laicità come garanzia di libertà della coscienza e della politica, rifiutando caparbiamente l’alleanza “trono e altare”, da troppo tempo asse consolidato e indisturbato.

Il vento di grazie a chi crede che c’è un’etica pubblica che va oltre la “piccola morale” delle ideologie e delle paure. Che è finito il tempo di genuflettersi e invece è arrivato il tempo di stare in piedi con la propria faccia al vento.

Il vento di grazie a chi ha comunicato in tutti i modi le proprie idee di pace, di giustizia, che ha fatto rete, agorà, anche quando il giornale più antico della città ha dato spazio ed editoriali più ai potenti, sia sacri che profani.

Il vento di grazie a chi tra gli slogan e le persone ha scelto le persone e i loro diritti, senza cedere davanti ai fantasmi delle fobie, dei fondamentalismi, dei pregiudizi.

A chi non ha paura di riconoscere tutte le differenze e difende fino in fondo la dignità di chi viene giudicato/a diverso/diversa. Il vento di grazie a chi non vuole le cordate politico-economiche in cambio di privilegi, di scambio di favori.

Il vento di grazie a chi crede nel bene della cultura sommamente più grande del “bene dei schei”.

Il vento di grazie ai volti plurali della città e a quelli che da diverse terre e culture vi sono arrivati portano bellezza, narrazione, sapienza, festa, pensiero e passione: sale della vita. Che Verona diventi un laboratorio politico dei diritti per lo ius soli, per lo ius culturae.

Un vento di grazie a quelli che sanno parlare, protestare, motivare le loro idee: che sia un augurio per una riflessione pubblica sui diritti civili, sui diritti umani. Un invito perfino per una “teologia pubblica”, che esca finalmente dai propri recinti e prenda la parola nelle piazze.

Da tutto il mondo vengono a vedere Giulietta… e il suo perduto amore. Ma oggi non si può più dire Verona senza dire “Amore politico”.

Questo ieri e oggi ce lo insegnano le donne!

Oggi questo vento ci riporta le parole del Sommo Poeta, esule a Verona, in questo fazzoletto del Veneto occidentale: «I’ mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando».

Il vento che oggi “spira” scrive alta e bella sull’Adige, che attraversa la Città e scorre, la parola Grazie! 

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