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Disastro in Romagna. Ma la colpa è delle nutrie

Disastro in Romagna. Ma la colpa è delle nutrie

Tratto da: Adista Documenti n° 20 del 10/06/2023

DOC-3254. ROMA-ADISTA. Si va di disastro in disastro senza mai imparare la lezione. Ogni volta la nostra classe politica è colta di “sorpresa” dalla presunta imprevedibilità dell’“evento estremo”. Come se l’emergenza climatica – contro cui continua a non far nulla –, la cementificazione selvaggia e la fragilità del nostro tessuto idrogeologico non bastassero di per sé a rendere tali eventi largamente prevedibili e almeno in parte prevenibili.

Una classe politica che preferisce addossare la responsabilità sulle nutrie, colpevoli di scavare tunnel nel terreno, cioè di fare le nutrie. O, come ha fatto il ministro dell’ambiente e della sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, sugli «ambientalisti da loft», colpevoli di ostacolare «coi loro no le opere necessarie a mitigare situazioni come l’alluvione in Emilia Romagna». Perché, come pure ha proclamato Matteo Salvini, «troppi no fanno male all’Italia».

In ogni caso, tornato il sole (in caso di alluvione) o la pioggia (in caso di siccità), e asciugate le lacrime di coccodrillo, tutto torna esattamente come prima. E a volte neppure si aspetta che esca il sole, come indica il caso della Liguria, dove Toti, mentre la Romagna era sott’acqua, ha deciso di autorizzare le costruzioni in aree inondabili a basso rischio: secondo il nuovo regolamento approvato dalla Regione Liguria – la stessa regione che ha già subito più volte alluvioni devastanti –, sarà possibile infatti «realizzare progetti e interventi di nuova costruzione» in aree inondabili a minor pericolosità.

Quanto all’Emilia Romagna, Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, di cui è uscito recentemente l’ultimo libro L’intelligenza del suolo (Altreconomia, 2022), ricorda che la regione «da anni consuma suolo come se non ci fosse un domani, parandosi dietro a una legge urbanistica regionale del 2017 (la numero 24) che fa letteralmente acqua da tutte le parti per quanto riguarda la tutela del suolo», con «il suo maledetto 3% di consumo di suolo sempre possibile» (Comune-info, 18/5). «Tutti noi – sottolinea – sappiamo che tra un suolo libero e uno cementificato la quantità d’acqua che scorre violentemente in superficie aumenta di oltre cinque volte. Tutti noi sappiamo che le piogge saranno sempre peggiori, eppure continuiamo a prendercela con le “bombe d’acqua” e non con quelle di cemento che nel frattempo e ogni giorno noi sapiens sganciamo sul nostro territorio, rendendolo più vulnerabile». E, conclude Pileri, tutti noi abbiamo il diritto di avere un governo regionale e nazionale che tuteli il suolo e la natura, anziché occuparsi «di alte velocità inutili o ponti impossibili davanti a un Paese che affoga a ogni pioggia».

Intanto, però, a processo ci vanno gli attivisti di Ultima Generazione come Ester Goffi e Guido Viero, che, la scorsa estate, hanno incollato con il Super Attak le proprie mani al basamento della statua del Laocoonte ai Musei Vaticani, esponendo uno striscione con scritto “no gas e no carbone”. E che oggi rivolgono un appello a papa Francesco: «Siamo certi che il nostro sacrificio per la vita su questo pianeta rispecchi i valori di cui la Chiesa, guidata da sua santità papa Francesco, si fa portatrice. E al Santo Padre facciamo appello».

Di seguito l’articolo di Wu Ming tratto dal sito www.wumingfoundation.com (e rilanciato da Comune-info il 17 maggio), quello di Paolo Pileri pubblicato originariamente su Altreconomia e poi sul Forum Salviamo il paesaggio (23/5) e il comunicato del WWF

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

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