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La montagna ha partorito un topolino. Finora

La montagna ha partorito un topolino. Finora

Tratto da: Adista Documenti n° 30 del 06/09/2025

Racconta Esopo in una sua favola: «Mons murem parturit». Gli abitanti di un'isola da giorni erano preoccupati per movimenti tellurici e lampi che uscivano dall'alto monte: erano spaventati ma anche in attesa di un insperato evento miracoloso. Dopo un ultimo sussulto ecco che da una fessura ai piedi della montagna esce squittendo un topolino.

In questi anni la Chiesa, per la presenza attiva di papa Francesco, aveva dato la sensazione che qualcosa si muovesse: “In spem”, verso la speranza di una Chiesa e di un mondo migliore, era la sigla del documento per il Giubileo 2025, che si è incrociato con un altro significativo avvenimento: il Sinodo dei vescovi che, come dice la parola, doveva essere un “camminare insieme”, vescovi e cristiani o, come li chiamava il dimenticato Concilio Vaticano II, il «Popolo di Dio».

Ma come dice la favola i risultati sono modesti, quasi invisibili. Il papa aveva chiesto, nel documento inaugurale del Giubileo, di «rimettere almeno in parte» i debiti del mondo impoverito, come recita il Pater; di abolire la pena di morte; di impegnarsi per la pace specialmente a Gaza, in Ucraina, in Congo e in Sudan; di continuare a impegnarsi per la salvezza della “Terra” asfissiata dal riscaldamento globale.

La denuncia di Francesco e di Leone contro le guerre non hanno avuto nessuna risposta. Le guerre vicine a casa non solo non sono terminate come aveva promesso il presidente USA, ma si sono allargate e incancrenite. Nell'ipocrita scandalo dei giornali di tutto il mondo. Netanyahu come Putin ha mano libera. L'Italia, nel silenzio della politica, continua a vendere armi a tutto il mondo e nei siti di Aviano e Ghedi tiene stivate per conto della Nato 100 bombe atomiche pronte all'uso.

La cura della Terra malata sta sperimentando una pericolosa battuta d'arresto.

La democrazia e la giustizia nella Chiesa sono spesso un flatus vocis. La Chiesa è l'ultima monarchia assoluta occidentale: il papa detiene il potere legislativo, giudiziario ed esecutivo; è un’autarchia governata da soli maschi, celibi e anziani. Non si vota a maggioranza, non si accoglie il volere delle comunità dei credenti ma si tende a proteggere, per interessi di potere, lo status quo. I cristiani, nei consigli pastorali parrocchiali e diocesani, hanno un “potere” solo consultivo, non deliberativo. Un gruppo ristretto di cardinali, vescovi e papa, dietro la parola “discernimento”, decide secondo logiche non sempre evangeliche e suggerite dallo spirito, più umano che divino. Non è prevista ricerca teologica e biblica libera: si parla di verità che non si possono discutere, basate su una teologia morale sedicente “naturale”, i dogmi sono blindati; dopo il Vaticano II anche la ricerca liturgica è regredita.

Il tradizionalismo sta pericolosamente riemergendo. In un contesto politico di destra conclamata. Le sollecitazioni, votate a larga maggioranza dalle Comunità di Base in Brasile, Nord Europa e Italia, non sono accolte. I valori non negoziabili della teologia ruiniana sono pilastri intangibili sulla vita, sulla famiglia, sulla libertà di educazione (v. l’IRC nelle scuole statali).

Le donne continuano a essere emarginate e discriminate con ridicole scuse e prove bibliche inesistenti. Sarebbe come riproporre oggi, quale verità scientifica, la creazione dal fango di Adamo e il mito del peccato originale “inventato” da Agostino nel V Secolo.

Il prete. Oggi il mondo ecclesiastico è scosso da scandali sessuali ed economici. Riguardano spesso il clero. Il prete si sente solo e spesso inutile proprio per il suo ruolo e preparazione spirituale. Il prete, per la sua posizione di uomo del sacro, non ha vere amicizie. Gli altri giovani della sua età lo vedono su un piedistallo, le ragazze per il suo obbligo al celibato vengono tenute a debita distanza, e se si innamora, come è logico alla sua età, deve affrontare una strada in salita piena di sofferenze.

Don Matteo Balzano, 35 anni, di Cannobio sul Lago Maggiore, si è tolto la vita il 10 luglio. Era entrato in seminario a 20 anni e ordinato prete a 27. Stimato e benvoluto per il suo generoso impegno tra i giovani. Un suicidio lascia sempre dietro di sé domande e sensi di colpa. In modo speciale per un prete. Giovane. Cosa può essere successo?

Provo a cercare qualche spiegazione, essendo stato prete e avendo almeno tre miei amici sacerdoti che si sono tolti la vita. Non se n’è parlato. Si è preferito non dare spiegazioni. Il prete è un personaggio atipico. Viene ordinato dopo una lunga preparazione teologica e culturale che ne dovrebbe garantire la tenuta per tutta la vita. Ma non è sempre così. È un uomo “sacro”, con poteri straordinari, «tu es sacerdos in aeternum» gli dicono il giorno dell'ordinazione. Non sono previste, come per ogni altro status, vie di fuga.

Giuridicamente esiste la dimissione dallo stato clericale. Ma a quale prezzo! I cattolici tradizionalisti tacciano spesso con il temine di “traditore” chi per una scelta sentimentale non può continuare a “esercitare”.

Non ho risposte certe. So che per il prete in crisi, di ruolo, di fede o sentimentale, la sua solitudine e fragilità è rischiosa, non è sufficiente la preghiera e il ritiro spirituale o il ricorso allo psicologo, spesso incapace di leggere questa crisi atipica. E nemmeno una diversa preparazione: andrebbe cambiata la “struttura del prete” che preveda un'altra figura di pastore o pastora prete.

Riflessioni legate alla mia esperienza di prete: 1) Mancano vocazioni: no. Ragazzi e ragazze oggi non sono disponibili a fare il prete e la suora in questo contesto ecclesiale e con queste forme antiquate. In un'altra modalità sì.

2) Le nostre parrocchie devono ricorrere a suore e sacerdoti stranieri, che non conoscono la nostra realtà. Hanno studiato a Roma e sono tradizionalisti. Preferiscono l'Italia alle loro diocesi in Africa, ecc.

3) Gli scandali sessuali, come la pedofilia, sono in certo modo legati all’obbligo del celibato, dal quale difficilmente e con grandi sofferenze possono uscire. Il prete che accarezza un adolescente riversa in lui una pulsione erotica soffocata e desideri repressi.

4) Un’azienda non si priva di quadri preparati, efficienti e affidabili. Lo fa la Chiesa quando un prete che decide di sposarsi viene abbandonato dopo aver ricevuto una preparazione teologica, culturale e spirituale durata almeno 5 anni. Una scelta insipiente, spiegabile solo con la paura della gerarchia di perdere potere su un'armata di presbiteri tutti “canonica e altare”. I 30 mila preti italiani estromessi dalla gerarchia per le loro scelte affettive sono una forza lavoro altamente qualificata, arricchita dalla loro esperienza di professione e familiare. Durante il Sinodo era emersa una flebile voce che suggeriva di reintegrarli. Non se n’è fatto nulla, come previsto. Lo si fa per un prete anglicano “convertito” al cattolicesimo, ma non per un nostro sacerdote.

Declericalizzare, demascolinizzare, superare il patriarcalismo nella Chiesa, enfatizzare la figura femminile: parole così care a Francesco non sono approdate a nulla di fatto: suoni vuoti. Cleros significa classe separata. Le donne nella Chiesa non hanno ruoli sacri: solo supporto al clero. Bisognerebbe parlare di ipocrisia delle gerarchie che mentono sapendo di mentire, quando sostengono che Gesù ha scelto solo uomini e non sposati. Almeno Pietro se aveva una suocera che fu guarita da Gesù doveva pur essere ammogliato. Comunque è un metodo superato dalla critica storica portare, come supporto della propria tesi, testi biblici di 2mila anni fa.

Sconosciuto è il “pianeta monache e suore”, spesso ghettizzate e sfruttate. Non hanno voce se non attraverso qualche madre generale o badessa, specialmente nel nord Europa e in USA.

L’anticlericalismo è passato di moda, ne ha parlato solo – senza portare cambiamenti significativi – anche Francesco, parlando di una Chiesa troppo clericale e “maschilizzata”. Il Giubileo dei Giovani a Roma (28/7-3/8) ci dà qualche speranza che il pianeta giovanile prenda coscienza delle sue potenzialità e incida finalmente nel mondo politico sociale e religioso. «Aspirate a cose grandi, non accontentatevi», ha gridato Leone. Il tempo messianico verrà quando i giovani profetizzeranno al posto dei sacerdoti del tempio: «Diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gioele 2,1-5).

Il card. Zuppi ha preso contatto con le CdB italiane e ha affidato a don Erio Castellucci, vescovo di Modena, il collegamento con queste realtà, nate alla fine anni ‘60. La loro esperienza è preziosa in quanto libere nella ricerca e nella sperimentazione. Realtà piccole ma importanti nel tessuto della Chiesa italiana.

Mons murem parturit, dicevo all’inizio, ma il Maestro aveva anche detto che se avrete fede potrete muovere le montagne e camminare sulle acque. Lui lo fece. È comunque una finestra aperta, diceva Zuppi all’ultimo incontro. 

Beppe Manni, già prete e operaio, insegnante in pensione e da anni animatore della Comunità di Base del “Villaggio artigiano” a Modena.

*​Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

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