Trump pigliatutto? L'analisi di una docente statunitense
Trump vuole la Groenlandia e il Canale di Panama (per ora). Pensa che con entrambi assicura agli USA protezione a nord (nella zona artica) e a sud, (America Latina) e il più veloce “passaggio a ovest” verso la Cina.
Sulla Groenlandia ha rilanciato il 22 dicembre scorso nel discorso alla Nazione: «Non ci serve per petrolio o minerali, ma per la sicurezza nazionale», ha detto the Donald. Il quale ripetutamente in questo mese in corso ha minacciato di «riprendersi» il Canale, che è stato sotto il controllo degli Stati Uniti dal 1914 al 1999. E ieri ha assegnato a Jeff Landry, governatore della Louisiana, veterano dell’esercito ed ex membro del Congresso, la missione di «rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti», facendo infuriare la Danimarca al cui Regno comunque appartiene.
Il 4 dicembre la Casa Bianca ha pubblicato il documento “La nuova strategia di sicurezza nazionale” in cui riafferma l’intenzione di ampliare e la sua influenza nella regione tornando alla Dottrina Monroe (un principio di politica estera statunitense, enunciato dal presidente James Monroe nel 1823, che affermava l'opposizione USA alla colonizzazione europea: “l’America agli americani”). «Dopo anni di trascuratezza – afferma il documento – gli Stati Uniti riaffermeranno e applicheranno la Dottrina Monroe per ripristinare la preminenza americana nell'emisfero occidentale», definendo il riferimento all’emisfero occidentale, e dunque non solo il territorio nazionale, il «corollario Trump alla Dottrina Monroe».
Cosa spinge Trump su una tale posizione di rivalsa espansionista? Una risposta giunge dalla docente presso la Schar School of Policy and Government all’Università George Mason (contea di Fairfax, Virginia), Guadalupe Correa-Cabrera in un’interessante analisi ospitata ieri da La Opinion. La risposta è nello stesso titolo del lavoro della docente: “Il declino degli Stati Uniti e il Corollario Trump”.
Scrive in apertura Correa-Cabrera: «Il profondo declino degli Stati Uniti e la perdita della loro precedente egemonia sono diventati evidenti in molti modi negli ultimi tempi. Il deterioramento delle infrastrutture, il declino delle città, la leadership instabile, la de-professionalizzazione del servizio pubblico, i numerosi problemi sociali, l'epidemia di tossicodipendenza da droghe sintetiche, l'enorme polarizzazione politica ed economica, nonché il deterioramento del sistema educativo e del tenore di vita nel Paese, riflettono la realtà di un impero in netto declino. Gli Stati Uniti non sono più quelli di una volta e il loro ruolo nel mondo è considerevolmente diminuito. Per questo motivo Trump si è aggiudicato la presidenza due volte promettendo di "rendere l'America di nuovo grande". Nell'era attuale, la nazione sta perdendo influenza in diverse regioni del mondo e si sta ritirando per concentrarsi principalmente sul proprio continente».
Così, seguita la docente, richiamando il «presunto slogan "L'America agli americani”», l'amministrazione Trump «sta tentando di riprendere il controllo del continente, a partire dalla Groenlandia, dichiarando lo stato di emergenza nazionale (con tutto ciò che questo implica), scatenando una sorta di guerra contro quello che ora chiama "narcoterrorismo" e promettendo di riconquistare il Canale di Panama. Da Washington, Trump minaccia il Messico di un intervento militare e tenta di imporre un cambio di regime in Venezuela, mentre contemporaneamente sequestra petroliere e bombarda navi in acque internazionali con il pretesto di combattere il traffico di fentanyl – una droga ora considerata un'“arma di distruzione di massa” – per legittimare ulteriormente il militarismo nelle Americhe».
«La realtà è che la nuova politica estera statunitense non sembra avere nulla a che fare con il narcotraffico – afferma Correa-Cabrera allargando lo sguardo a tutta la visione geopolitica di Trump – ma piuttosto derivare da un disperato tentativo di riprendere il controllo di tutti i territori perduti del continente ed eliminare l'influenza che altre potenze (in primis la Cina) esercitano ora nelle Americhe. Il Venezuela, il suo petrolio, il suo territorio e le sue altre risorse sono ora una priorità per gli Stati Uniti. Se Trump non riuscirà a rimuovere Maduro dal potere e a recuperare le sfere di influenza perdute nelle Americhe, la Dottrina Monroe morirà. Pertanto, viviamo in tempi molto pericolosi. Gli Stati Uniti mantengono una notevole potenza militare e faranno tutto il necessario per preservare la loro dottrina e il loro potere egemonico nelle Americhe. Se non attraverso le enormi pressioni dell'accerchiamento militare e dell'embargo, gli attacchi molto probabilmente si intensificheranno direttamente sul territorio venezuelano. E il prossimo obiettivo potrebbe essere il Messico. Non sappiamo ancora con certezza come il corollario di Trump si materializzerà nel resto del continente in questo periodo di declino degli Stati Uniti e di fine di un ordine liberale». L’articolo integrale, in spagnolo, e a questo link.
*Foto ritaglia da Buiobuione tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza
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