Appello alla cittadinanza europea contro il riarmo
Tratto da: Adista Documenti n° 1 del 10/01/2026
DOC-3425. ROMA-ADISTA. “Armiamoci e partite!”, la frase il cui uso è già attestato nell'edizione del 1891 del Nòvo dizionàrio universale della Lingua Italiana di Policarpo Petrocchi, fu utilizzata nella poesia Agli Eroissimi del poeta ravennate Olindo Guerrini: «Ah, siete voi? Salute o ben pensanti, / In cui l’onor s’imbotta e si travasa; / Ma dite un po’, perché gridate "avanti!" / E poi restate a casa? / Perché, lungi dai colpi e dai conflitti, / Comodamente d’ingrassar soffrite, / Baritonando ai poveri coscritti / "Armiamoci e partite?"».
Situazione vecchia come la storia dell’umanità, situazione sempre a rischio di essere rinnovata, come ai nostri giorni in Europa, dove la guerra russo-ucraina sta contagiando scelte politiche, chiamando non ancora alle armi, ma intanto alla costruzione di sempre più armi, a discapito della libertà e del benessere delle popolazioni. Siamo, per ora, all’“Armiamoci e patite!”.
Ecco dunque che associazioni e singoli lanciano un “Allarme ai cittadini per la militarizzazione della società” (leggibile di seguito), perché il programma di riarmo – il ReArm Europe – è l’«ultimo stadio della forma economico-sociale dominante, consistente in un capitalismo militarizzato, che per presidiare il dominio del denaro e di una finanza incondizionata, procede alla militarizzazione non solo di tutto ciò che attiene alla cosiddetta “sicurezza”, ma della società tutta intera». La «vera partita» è «quella di inquinare le coscienze», generando un «cambiamento di mentalità» della società tutta. I firmatari – dal Nobel per la Pace Perez Esquivel al vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, da Riccardo Petrella a Raniero La Valle e Domenico Gallo (tutti i firmatari in calce all’appello) – propongono cinque azioni per «resistere alle politiche cha stanno portando al suicidio l’Europa e Italia».
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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