Don Chisciotte
Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.
Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.
Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo…
Nazim Hikmet
Forse è perché l’hanno definito “rivoluzionario romantico”, che ho sempre provato grande empatia per Nazim Hikmet (1902-1963). Il poeta turco che viene incarcerato per le sue idee politiche. Nel 1938 verrà condannato a quasi 30 anni di galera dal regime (sarà infine liberato nel 1950, grazie anche a una commissione internazionale composta tra gli altri da Pablo Neruda e da Jean Paul Sartre). Erano stati condannati i suoi versi. E il corpo della poesia a quel punto coincide con il corpo del poeta.
Tra le tante poesie di Hikmet abbiamo scelto quella dedicata a Don Chisciotte.
Il poeta in fondo si identifica con l'hidalgo della Mancha e si mette in marcia per «il bello, il vero, il giusto». La bellezza, sì, ma anche la verità e la giustizia, dunque. Non solo alla conquista della bellezza, ma anche della giustizia. Questo asse estetica-etica, bellezza-giustizia, fa di Hikmet quell'inguaribile “comunista romantico” oltre i fallimenti e i tradimenti dell’idea di comunismo nella storia. C’è nella poesia di Hikmet passione e anelito alla giustizia sociale. Un amore politico, si potrebbe dire, che anche quando «il cuore ha un peso rispettabile» sente la necessità di mettersi in marcia, di «battersi» ancora.
Nel mondo continuano a moltiplicarsi «i giganti assurdi e abbietti» frutto e causa di giochi di potere, di insaziabile sete di denaro, di fanatici disegni di guerra e servono “cavalieri erranti” donne e uomini, che escano come il “Quijote” all’alba. Lo pensava anche Antonio Gramsci, altro incarcerato per le proprie idee di libertà, che nel Don Chisciotte vedeva il simbolo non di una letteratura morta, ma di una letteratura viva, che avrebbe potuto ispirare le persone nella lotta contro l’oppressione.
In questo tempo di guerre e di lotta per il potere, servono nuovi Don Chisciotte, donne e uomini che insieme si mettano in cammino. Non è necessario un solo cavaliere errante, anzi forse sarebbe perfino pericoloso confidare in un solo eroe, in un tempo così malato di narcisismo e di protagonismo individualista. Servono piuttosto “comunità donchisciottesche”, un diffuso e capillare spirito donchisciottesco, che provochi e alimenti l’utopia. Poiché la mediocrità e l’assenza di coraggio sono dei “giganti” diffusi e pervasivi, servono donne e uomini che sentano di nuovo una diversa «legge che batteva nel suo cuore».
La cosa più commovente in fondo è che la vera rivoluzione di Don Chisciotte nasce esattamente dall’amore: «hai ragione tu, Dulcinea è la donna più bella del mondo…». Non serve però “l’amor cortese” ma “l’amore politico”, quello che in fondo mosse lo stesso Nazim Hikmet e Antonio Gramsci. Se dunque è necessario parlare nelle scuole di amore affettivo, sessuale, relazionale (come si discute in questi tempi) è altrettanto importante parlare di amore politico. E se il governo teme di parlare del primo, sarebbe ancora più infastidito, è da credere, a parlare del secondo.
È infatti attraverso l’amore politico che il mondo può uscire dalla logica del potere e della guerra. Soprattutto dalla logica dell'arrogante stupidità. I “giganti” che stanno dominando e umiliando il mondo sono privi di immaginazione per sognare “ il bello, il vero, il giusto”. Ma sapremo insieme opporre resistenza!
Iniziamo accogliendo l’appello romantico e politico di Hikmet:
«...non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi…» .
* Don Quijote, Pablo Picasso, immagine da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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