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Portogallo, tra democrazia e odio neofascista

Portogallo, tra democrazia e odio neofascista

Tratto da: Adista Notizie n° 4 del 31/01/2026

Un candidato di centro-sinistra, moderato e con preoccupazioni umanitarie, un altro di estrema destra che si vanta continuamente di “difendere i valori cristiani”, ma che li tradisce quotidianamente nei suoi discorsi e nelle sue azioni: il Portogallo vota l'8 febbraio per il secondo turno delle elezioni presidenziali (nel Paese, la carica viene scelta per elezione diretta). La scelta è tra democrazia e autoritarismo, tra rispetto e intolleranza, tra inclusione e odio, tra civismo e maleducazione nella linea di Trump. António José Seguro, antico leader del Partito Socialista (2011- 14), o André Ventura (leader del partito di estrema destra Chega) sono in competizione. Seguro dovrebbe essere eletto, tenuto conto dei numerosi appoggi già ricevuti, ma anche in Portogallo cresce il fenomeno del razzismo, della xenofobia e dell'odio neofascista verso gli immigrati e gli stranieri.

Al primo turno, il 18 gennaio, contrariamente alle previsioni iniziali che lo davano come candidato debole, sostenuto solo timidamente dal “suo” Partito Socialista, Seguro ha vinto con il 31,1% (1.753.761 voti) contro il 23,50% dell'estremista Ventura (1.323.807). Altri tre candidati di destra e di centro non sono riusciti a ottenere un numero di voti sufficiente per disputare il secondo turno: Cotrim de Figueiredo, dell'Iniciativa Liberal (15,99%, 900 mila voti), Gouveia e Melo, un ammiraglio in pensione che si è candidato come indipendente (12,33%, 694 mila) e Marques Mendes (11,31%, 637 mila).

Quest'ultimo, sostenuto dal partito di governo e dal suo primo ministro, Luís Montenegro, ha registrato la sconfitta più clamorosa, dopo essersi presentato alle elezioni come il grande favorito. È stato il peggior risultato mai ottenuto da un candidato sostenuto dal partito nel governo in un'elezione presidenziale in Portogallo.

La cosa più deplorevole, già criticata pubblicamente da molte personalità del suo stesso partito, è stata che né il candidato Mendes né il primo ministro Montenegro hanno dato alcuna indicazione di voto per il secondo turno, in quello che è stato interpretato come un licenziamento dei leader democratici di centro-destra tra chi difende i valori costituzionali e chi minaccia di distruggerli. Il primo ministro si è rifugiato nell'argomento che lo spazio politico del suo partito (il Partito Socialdemocratico, che oggi si è evoluto molto verso destra ed è soprattutto un partito liberale) non è rappresentato al secondo turno. Ciononostante, personalità di spicco del partito hanno già dato il loro sostegno al candidato António José Seguro. Anche gli altri due candidati dello stesso schieramento politico – Cotrim Figueiredo e Gouveia e Melo – non hanno dato alcuna indicazione di voto per il secondo turno: il primo ha parlato di due alternative «pessime», il secondo ha promesso di prendere posizione prima dell'8 febbraio.

Il pericolo rappresentato dal candidato di estrema destra come minaccia alla democrazia è reale: subito dopo il primo turno delle elezioni, la Polizia Giudiziaria portoghese ha condotto un'operazione in cui ha smantellato un gruppo di estrema destra il cui leader, dalla prigione, coordinava operazioni di preparazione alla guerriglia urbana e di provocazione alla comunità musulmana portoghese. Sono state arrestate 37 persone in tutto il Paese, tra cui un agente di polizia, un militare e militanti del partito di Ventura.

Nel bel mezzo del processo elettorale, è passata un po' inosservata un'intervista del patriarca di Lisbona, Rui Valério, all'agenzia nazionale Lusa, in cui criticava i cattolici contrari agli immigrati perché non rispettano gli insegnamenti di Cristo. Senza parlare di Ventura concretamente, ma criticando le sue argomentazioni, il patriarca ricordava anche che «Cristo stesso si è identificato come pellegrino e straniero». Tuttavia, pochi giorni prima delle elezioni, il Consiglio permanente dei vescovi aveva lanciato un appello generico e timido al voto, senza alcun riferimento al candidato di estrema destra.

António Marujo è giornalista di “7Margens” (setemargens.com)

 

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