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Congressisti statunitensi invocano l'impeachment per il presidente Trump. Una strada difficile

Congressisti statunitensi invocano l'impeachment per il presidente Trump. Una strada difficile

Sono sempre più numerosi i congressisti degli Stati Uniti che, in particolare dopo la minaccia del presidente Trump di cancellare l’intera millenaria civiltà dell’Iran, invocano il ricorso al 25° emendamento della Costituzione in base al quale il vicepresidente prende i poteri del Commander in chief come facente funzioni, nel caso in cui il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico per incapacità manifesta o malattia. Ne propone una carrellata La Opinión (quotidiano di lingua spagnola con sede a Los Angeles, il 7/4).

 «Se il Congresso degli Stati Uniti ha ancora qualche possibilità di sopravvivere - ha detto Ro Khanna (California) in un video - ogni membro del Congresso e senatore dovrebbe chiedere oggi l'impeachment di Trump, ai sensi del 25° Emendamento». Trump, ha aggiunto «minaccia la distruzione totale di una civiltà. Chiama gli iraniani animali. Dimostra un assoluto disprezzo per l'umanità del popolo in Iran, a Gaza, a Cuba. Questo è un crimine morale. È un crimine di guerra». Khanna chiede una riunione d'emergenza per invocare il 25° Emendamento dal Congresso.

Il senatore Ed Markey (Massachusset) ha detto che il presidente Trump «deve essere messo sotto accusa» e ha avvertito che potrebbe commettere crimini di guerra. È arrivato persino a chiedere all'esercito di disobbedire agli ordini: rivolgendosi «ai membri delle nostre forze armate», ha detto: «ricordate, non dovete obbedire a ordini illegali».

Ilhan Omar (Minnesota), Rashida Tlaib (Michigan), Shri Thanedar (Michigan), Sydney Kamlager-Dove (California), Delia Ramírez (Illinois), Joaquín Castro (Texas), Chris Murphy (Connecticut), Maxwell Alejandro Frost (Florida), tra gli altri, condividono la necessità di rcorrere al 25° emendamento.

«Le minacce squilibrate di Trump di violenza e genocidio sono inaccettabili», ha detto Ramirez. «È un guerrafondaio che intensifica il conflitto per il proprio beneficio e per consolidare il proprio potere». «I miei colleghi repubblicani non possono più ignorarlo. Deve essere arrestato e licenziato»

«Dobbiamo fermare subito questa guerra», sono state le parole di Frost. «Ogni membro del Congresso deve affrontare queste minacce e porle fine prima che si perdano altre vite. Il Congresso deve riunirsi per approvare la War Powers Resolution (limitazione dei poteri di guerra del presidente, ndr). Dovrebbe essere invocato anche l'Emendamento 25. Il Congresso deve fare il suo dovere. Poteri di guerra e impeachment».

Fra i congressisti repubblicani la posizione non è certo la stessa che fra i democratici. Tuttavia, il repubblicano Nathaniel Moran (Texas) ha dichiarato di sostenere la maggior parte delle politiche del presidente Trump, ma non di sostenere la «scomparsa di un'intera civiltà», come ha indicato il presidente. Moran, tuttavia, non richiede l'applicazione del 25° Emendamento.

Per quanto riguarda il suddetto emendamento, La Opinión illustra su quali processi si basa. Prevede che «il vicepresidente e la maggioranza dei segretari di gabinetto (o un altro organo determinato dal Congresso) dichiarino il presidente incapace di esercitare i poteri e i doveri dell'ufficio, secondo il Bipartisan Policy Center. In questo processo, il vicepresidente, in questo caso J.D. Vance, assumerebbe la presidenza ad interim, ma c'è la possibilità che il presidente, in questo caso Trump, contesti la decisione ed è allora che il Congresso interviene». Il Congresso allora, spiegano i testi relativi all’impeachment, «deve riunirsi per decidere la questione entro 48 ore (durante le quali il vicepresidente continua a ricoprire il ruolo di presidente ad interim)» e sSe due terzi di entrambe le camere del Congresso concordano che il presidente non può svolgere le sue funzioni, il vicepresidente continua come presidente ad interim; altrimenti, il presidente riprende le sue funzioni».

In questo procedimento e «data la lealtà dimostrata dal Gabinetto e dai deputati repubblicani», commenta il quotidiano, «è difficile – o forse impossibile – che la rimozione del presidente Trump vada avanti. Alla Camera dei Rappresentanti sarebbero necessari 290 voti e i Democratici ne avrebbero 214; mentre al Senato servono 67 voti, dove i Democratici ne hanno 47, inclusi i due indipendenti».

*Foto ritagliata di Gage Skidmore tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza

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