Stragi di migranti, tra egoismo e indifferenza: la "Don Bosco 2000" chiede alla politica un sussulto di umanità
Il primo aprile, in seguito alla morte di quasi 40 migranti a largo delle coste di Lampedusa e della Turchia, l’Associazione “Don Bosco 2000” di Piazza Armerina (EN) ha diramato una nota per esprimere «profondo cordoglio» e lanciare «un appello che non può più rimanere inascoltato».
Ancora una volta l’associazione punta il dito su quella che non può essere definita una tragica fatalità «ma una ferita aperta nel cuore dell’Europa». Una tragedia annunciata che rappresenta «uno schiaffo alla coscienza collettiva» e che interroga «sul senso di umanità della società contemporanea».
Non si può rispondere alle tragedie umane di chi si mette in cammino con la chiusura e l’indifferenza. «Le diciannove persone morte per ipotermia su un gommone rimasto alla deriva per giorni, mentre si dichiarava l’impossibilità di intervenire, evidenziano non solo un limite operativo, ma anche un grave fallimento morale del sistema di soccorso».
L’associazione torna a chiedere interventi concreti: servono «una missione europea strutturata di ricerca e soccorso in mare» coordinata a livello internazionale e «canali legali e sicuri di ingresso, come corridoi umanitari e strumenti di mobilità regolare, per evitare che i viaggi della speranza si trasformino in vere e proprie condanne a morte». È importante, poi, non lasciare soli i territori, come Lampedusa e la Sicilia, di fronte all’emergenza «europea e globale».
«Oggi piangiamo diciannove vittime a Lampedusa e diciotto nell’Egeo», afferma il presidente Agostino Sella, «ma il nostro impegno continuerà ogni giorno, nelle comunità di accoglienza e nei territori più fragili, per costruire alternative alla disperazione. Alla politica chiediamo un sussulto di umanità: non possiamo permettere che il mare diventi il cimitero della nostra coscienza».
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