Disordine mondiale: per "Aggiornamenti Sociali" un altro mondo è (ancora) possibile
Gaza e Cisgiordania, Ucraina, Venezuela, Iran e Medio Oriente, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, ecc.: negli ultimi anni, il contesto internazionale di accresciuta conflittualità e disordine sembra confermare l’ipotesi interpretativa di papa Francesco, divenuta poi una celebre espressione, sulla “Terza guerra mondiale a pezzi”. «Da cittadini – afferma il direttore Giuseppe Riggio nell’editoriale di aprile di Aggiornamenti Sociali – guardiamo preoccupati al fatto che sempre più spesso gli Stati ricorrono alla forza o alle minacce per trovare soluzioni a contrasti politici o economici, invece di usare gli strumenti del diritto e della diplomazia».
Di fronte ai diplomatici presso la Santa Sede, il 9 gennaio, papa Leone XIV ha denunciato che «la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando» (Leone XIV, Discorso, 9 gennaio 2026). Le ragioni dei conflitti sono numerose e diverse tra loro, eppure secondo il direttore del periodico gesuita «è anche possibile individuare una chiave di lettura» comune: in Occidente si affermano visioni degli equilibri mondiali «che voltano le spalle al lascito delle istituzioni e del diritto internazionale maturati dopo la Seconda guerra mondiale». Le domande da porsi, in questo scenario di affermazione della forza sul diritto, sono tre: che senso ha? A chi giova il caos globale, anche economico ed energetico? Come costruire alternative possibili?
Secondo Riggio la guerra scatenata da USA e Israele all’Iran e al Libano – «al di fuori del diritto internazionale», senza motivazione giuridica e senza coinvolgere alleati e Nazioni Unite – rappresenta «una storia esemplare» che sembra voler mandare in soffitta il diritto internazionale e quello umanitario, non più percepiti «come un obbligo da rispettare, nemmeno di facciata». Nella crisi iraniana, le ragioni sono tutte politiche, economiche e personali di Donald Trump e Benjamin Netanyahu e hanno trascinato il mondo occidentale in una spirale di crisi economica, energetica, migratoria senza precedenti.
Nel caos globale la risposta politica le classi politiche promuovono un «ripiegamento in una logica nazionalista, nel fomentare discorsi di esclusione e discriminazione, nel rifiuto della cooperazione e nel rispetto del diritto solo quando è a proprio vantaggio». Facendo leva sulle paure dei cittadini, la politica «propone risposte che a breve termine suonano rassicuranti, ma che in una prospettiva temporale più ampia non solo non sono risolutive, ma finiranno, come in una spirale viziosa, col rendere la situazione generale peggiore per tutti». Tanto a livello locale quanto nei rapporti tra Stati, in questo nuovo ordine mondiale fondato sulla legge del più forte, spiega dunque Riggio, «è capitale riuscire a individuare i valori che sono fondativi e vanno salvaguardati, per poi articolarli con i principi che guidano le decisioni da prendere, affinché come collettività possiamo dare risposte all’altezza del cambiamento in atto, senza lasciarci sopraffare dagli eventi, perdere la bussola o lasciare qualcuno indietro». Il direttore di Aggiornamenti Sociali ricorda l’importante passaggio storico dei Forum sociali mondiali a partire dal 2000, quando cioè «l’urgenza di ripensare la globalizzazione per ridurre le diseguaglianze e assicurare uno sviluppo più sostenibile» aveva radunato le società civili di tutto il pianeta intorno allo slogan “Un altro mondo è possibile”. E ricorda anche l’attenzione di Francesco, e poi di Leone XIV, per i movimenti sociali, capaci di andare oltre la protesta e proporre visioni e soluzioni a partire dalle periferie del pianeta. Tutte proposte accomunate dalla consapevolezza che, unendo società civili e politica, «si può orientare il cambiamento affinché sia più giusto, equo, inclusivo».
Riggio conclude guardando con ottimismo al futuro: «Di fronte al possibile senso di frustrazione per gli sforzi compiuti che sembrano non portare alcun risultato, è importante ricordarsi che nei corsi e ricorsi della storia ci sono dei tempi più favorevoli di altri per cogliere le opportunità che si presentano. Tuttavia, non è facile rendersene conto mentre si è occupati a pensare a che cosa si può fare, a dialogare con altri e a portare avanti le decisioni prese con creatività e generosità: spendersi in questo impegno senza riuscire a vedere con chiarezza l’orizzonte è allora un atto di fiducia e di speranza, di fatto il primo passo reale che rende possibile la costruzione di un’alternativa in cui si crede».
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