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Giornata della salute: il WWF lancia l'allarme su agenti chimici e danni alla salute

Giornata della salute: il WWF lancia l'allarme su agenti chimici e danni alla salute

Di fronte all’aumento di casi di infertilità, di disfunzioni endocrine, di disturbi dello sviluppo neurocognitivo, di calo del quoziente intellettivo, di casi di autismo, ecc., in particolare nei Paesi industrializzati, la ricerca scientifica sta indagando con sempre più convinzione l’impatto sulla salute umana del contatto continuo con le sostanze chimiche inquinanti dissolte in quantità nelle falde acquifere e in atmosfera.

Secondo il WWF, che il 7 aprile pubblica una nota in occasione della Giornata mondiale della salute (il 7 aprile 1948 entrò in vigore la Costituzione dell'agenzia dell’Onu “Organizzazione Mondiale della Sanità”), «la nostra salute è sempre più minacciata dagli agenti inquinanti». Nella nota il WWF parla con allarme di «un nuovo “Homo chimicus”», costantemente esposto «a complesse miscele di contaminanti nei luoghi di vita, lavoro, sport e divertimento, che interagiscono tra loro in modi ancora poco conosciuti». Gli inquinanti chimici vengono contemporaneamente inalati, ingeriti, assorbiti dalla pelle, combinandosi anche tra loro, e accrescendo il «carico complessivo che il nostro corpo deve gestire».

Aria malsana

Il WWF elenca i «principali indiziati», tra gli inquinanti aerei dannosi – PM2,5 e PM10, ossidi di azoto (NOx), ozono troposferico e composti organici volatili (VOC) presenti in vernici, colle, mobili, stampanti, candele e incensi – e ricorda che l’OMS «considera l’esposizione a particolato fine come una delle principali cause ambientali di mortalità precoce nel mondo». Si tratta di sostanze prodotte dall’attività delle industrie e delle centrali a carbone e gas, dal traffico automobilistico ma anche dagli allevamenti intensivi. «Possono provocare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti, ictus, tumori polmonari e riduzione della funzionalità polmonare nei bambini, oltre a incrementare l’infiammazione sistemica».

I pesticidi

Ci sono poi i pesticidi, «che rappresentano una delle principali fonti di esposizione quotidiana a sostanze chimiche potenzialmente nocive (anche quando presenti entro i limiti di legge)». L’esposizione ai residui di pesticidi può, secondo diversi studi, «interferire con il sistema endocrino, alterare il metabolismo, incidere sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini e contribuire ad aumentare il rischio di specifiche forme tumorali».

Microplastiche e Pfas

Microplastiche nanoplastiche sono presenti ovunque, avverte il WWF, nei cosmetici o nell’acqua imbottigliata, e «sono particolarmente pericolose perché possono accumularsi nei tessuti del nostro corpo e contribuire a processi infiammatori, stress ossidativo e trasporto di altre sostanze tossiche all’interno del nostro organismo».

Allo stesso modo i Pfas dei tessuti, degli imballaggi alimentari e dei rivestimenti delle padelle sono sostanze «caratterizzate da una persistenza estrema» e possono accumularsi per decenni nell’ambiente (acqua, suolo, falde, fauna) e nei tessuti umani. «Le ricerche scientifiche mostrano che diversi Pfas agiscono come interferenti endocrini e sono stati associati a disfunzioni del sistema immunitario, alterazioni metaboliche, disturbi della tiroide, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di alcune forme tumorali».

Ma non finisce qui: spiega il WWF che «gli additivi plastici, bisfenolo A, ftalati e ritardanti di fiamma presenti in giocattoli, contenitori alimentari, packaging, elettronica e arredi domestici» «possono influenzare il sistema ormonale, lo sviluppo fetale e quello neurocognitivo, contribuendo a un’esposizione cumulativa quotidiana».

Esposizione continua

Nella Giornata mondiale della salute, l’organizzazione ambientalista ricorda che «La nostra quotidianità rivela che siamo immersi in un ambiente chimicamente complesso». Le sostanze chimiche sono tante e incidono in maniera autonoma ma anche combinata. Secondo Eva Alessi (responsabile Sostenibilità del WWF Italia) «serve un cambio di passo deciso e coordinato tra scienza, istituzioni, imprese e cittadini». Bisogna potenziare ricerca e biomonitoraggio; le istituzioni devono adottare, con ambizione e senza timori, il principio di precauzione; le imprese devono eliminare le sostanze nocive, ripensando prodotti e processi produttivi; i cittadini, dal canto loro, possono orientare le scelte industriali con stili di consumo consapevoli. «Solo un’azione integrata e sistemica può ridurre l’esposizione e proteggere la salute delle persone e degli ecosistemi».

Il WWF invoca un approccio “One Health”, capace di assumere «l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale: non può esistere salute in un ambiente malato».

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