«Dio rifiuta la guerra». Il messaggio pasquale della Cei
ROMA-ADISTA. «Viviamo giorni in cui il buio sembra farsi fitto. Ci affliggono le guerre che devastano popoli e famiglie, la violenza che colpisce i più deboli, le ferite che attraversano le case, le solitudini che consumano tante esistenze, la fatica di donne e uomini che si sentono smarriti, stanchi, senza un domani. Ci addolorano le lacrime dei bambini, le paure dei giovani, l’abbandono degli anziani, la sofferenza di chi vede la propria vita segnata dalla povertà, dalla malattia, dall’emarginazione. Non possiamo abituarci a tutto questo. Non possiamo accettare che il male diventi normale, che la durezza vinca sulla compassione, che l’indifferenza prenda il posto della fraternità». Lo scrivono il card. Matteo Zuppi e mons. Giuseppe Baturi, rispettivamente presidente e segretario generale della Cei in occasione della Pasqua.
«Il Signore risorto ci invita a non restare spettatori - prosegue il messaggio dei vescovi -: siamo chiamati a scegliere la luce, a custodire la vita, a prenderci cura gli uni degli altri, a essere segni di pace. Perché «questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Is 1,15). […] Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!» (Leone XIV, Omelia, 29 marzo 2026). Ogni atto di bene, ogni parola che consola, ogni mano tesa, ogni riconciliazione cercata, ogni servizio nascosto, ogni rifiuto della violenza, ogni scelta di giustizia è già un segno pasquale, un frammento di risurrezione nel cuore del mondo».
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