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Stragi di migranti: editoriale di don Luigi Ciotti contro la

Stragi di migranti: editoriale di don Luigi Ciotti contro la "disumanità" politica

19 migranti morti, 5 in gravi condizioni e 58 superstiti assiderati e intossicati dai fumi di scarico del barcone utilizzato per la traversata del Canale di Sicilia, soccorso alle 3 di notte del primo aprile da una motovedetta della Guardia Costiera in area SAR libica di fronte alla costa di Lampedusa. Nello stesso giorno, altre 19 persone – per lo più afghani, con un bilancio ancora del tutto provvisorio – sono affondate nel Mar Egeo mentre cercavano di evitare un controllo della Guardia Costiera di fronte alle coste di Bodrum. Infine, una maxi-operazione di salvataggio ha tratto in salvo migranti afghani, pakistani, indiani e bangladini sul confine tra Croazia e Bosnia, ma decine di persone risultano disperse, forse rimaste intrappolate in una zona paludosa del fiume Sava.

In questi drammatici giorni risuonano con forza le parole del fondatore di Libera e del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, affidate a un editoriale pubblicato sul n. 38 di marzo-aprile de La Via Libera, periodico su mafie, corruzione, crisi climatica e migrazioni di cui lo stesso Ciotti è direttore editoriale. “La strage dei migranti è segno di un'umanità perduta”, titola l’editoriale, che denuncia «indifferenza generale», «disinformazione» e «retoriche della paura».

La riflessione di Ciotti prende le mosse dal caso dei migranti, forse un migliaio, naufragati a causa del ciclone Harry nella seconda metà di gennaio. «Una tragedia di proporzioni enormi, coperta da enorme disattenzione».

Secondo Ciotti «le persone migranti sono oggi viste da molti come non-persone. Una disumanizzazione che inizia nei loro Paesi d’origine, segnati da ingiustizie e contraddizioni profonde. È disumano lasciare la propria terra», «quando partire non è una libera scelta, ma la conseguenza di condizioni di vita insostenibili a causa della miseria, della guerra o dell’oppressione politica».

Ciotti compie poi un passo avanti nella riflessione, affermando «che è disumano negare a chiunque la possibilità di costruire il proprio destino in un luogo diverso da quello di nascita, per qualunque motivo intenda farlo», sia dunque mosso da disperazione o da motivi diversi, anche definiti “economici”. «Non siamo “proprietà”, e neppure “proprietari” del Paese in cui veniamo al mondo. È disumano lasciare morire le persone durante viaggi che, con leggi diverse, potrebbero intraprendere in modo sicuro!».

L’editoriale punta il dito contro le «le norme sull’immigrazione italiane ed europee» le quali «somigliano sempre più a una versione aggiornata delle infami leggi razziali che credevamo il punto più basso mai raggiunto dalla nostra cultura». Norme che non trovano più alcun argine in grado di frenare il «razzismo imperante, se non quello offerto dalla Costituzione, a cui i magistrati si appellano per tutelare i diritti fondamentali».

Il razzismo e i discorsi d’odio si sono affermati anche nel nostro Paese per ragioni di consenso elettorale. Per questo, afferma Ciotti, «dobbiamo smontare quei discorsi pezzo a pezzo, per rimettere al centro la verità» e denunciare un sistema creato ad arte per generare precarietà e insicurezza, alti costi di gestione dell’immigrazione e malcontento sociale.

Leggi l’editoriale di don Luigi Ciotti su La Via Libera

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