Nessun articolo nel carrello

Israele e la pena di morte per i palestinesi: al peggio non c'è limite

Israele e la pena di morte per i palestinesi: al peggio non c'è limite

Il parlamento israeliano ha approvato a maggioranza l’introduzione della pena di morte per atti di terrorismo compiuti dai palestinesi.

Agli effetti pratici tale decisione non cambia granché lo stato delle cose. Un condanna a morte “extragiudiziale” nei confronti dei palestinesi accusati di violenze nei confronti di cittadini israeliani, soprattutto dopo l’otto settembre, è diventata una pratica diffusa. Basti pensare ai raid dei coloni che non solo distruggono i beni materiali (case bruciate o raccolti distrutti), ma che attentano alla stessa vita delle persone: non si contano infatti gli omicidi perpetrati per futili motivi, come una semplice protesta o al massimo un lancio di sassi, e talvolta anche senza motivo alcuno. E il tutto, il più delle volte, in presenza di soldati che si guardano bene dall’intervenire. Si pensi poi ai prigionieri palestinesi fatti morire in carcere a causa di malnutrizione, mancanza di cure mediche o a seguito di torture.

Eppure la recente legge applicata ai soli palestinesi ha generato indignazione generale e anche proteste da parte dei governi di molte nazioni.

Innanzitutto la pena di morte ( dalla fondazione dello Stato di Israele si è avuto un solo caso, quello del nazista Adolf Heichmann) rappresenta in sé un arretramento giuridico e culturale, in controtendenza rispetto alle scelte della maggioranza delle nazioni.

Ma la cosa ancora più grave è che questa legge si applica ai soli palestinesi, discriminandoli rispetto ai cittadini ebrei. Un esempio palese di apartheid, un cambiamento che si inserisce in un processo che sembra oggi prevalere a livello mondiale: la fine di un ordine basato sul diritto.

Più volte è stato ricordato che con la nascita delle Nazioni Unite vengono affermati i diritti umani e il ripudio della guerra per risolvere le controversie fra i popoli.

Siamo ben consapevoli che tali principi sono stati mille volte disattesi, e tuttavia sono rimasti fino a oggi un punto di riferimento morale, l’orizzonte che indica almeno la strada da seguire per il futuro dell’umanità.

Oggi sembra che siamo giunti ad un cambiamento di rotta. Guerre e violenze si susseguono a ritmo incalzante, ma se fino a ieri trovavano la riprovazione universale, almeno a livello teorico, di questi tempi vengono percepite da molti come ordinaria amministrazione: ormai è sempre più diffusa la percezione che l’uso della forza(senza limiti e controlli) da parte del più forte rientri nella normalità.

NO KINGS: niente re sulla faccia della terra. Il movimento di protesta mondiale contro la guerra ha assunto questo nome non a caso. Perché oggi non abbiamo più solo a che fare con signori che si sentono al di sopra della legge, ma con individui che si fanno essi stessi legge.

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.