"Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne": il femminicidio deve restare un reato previsto dal codice
PALERMO-ADISTA. L'associazione "Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne" - attiva in Sicilia da oltre 10 anni per sensibilizzare l’universo maschile sulla violenza perpetrata nei confronti delle donne - prende una posizione netta a difesa dell'articolo 577-bis del codice penale sul "femminicidio", messo in discussione da Futuro Nazionale dell'ex generale Vannacci.
«L'avere inserito nel nostro ordinamento una norma specificamente dedicata al reato di femminicidio è un risultato di portata storica, che non può essere sminuito o derubricato a inutile doppione», si legge nella nota dell'associazione. «Molti si chiedono se serva davvero una nuova fattispecie, visto che l'omicidio volontario e le aggravanti legate ai rapporti familiari esistono già. La risposta è sì: ostinarsi a non riconoscere la natura di questo crimine, arrivando a negare di fatto l'esistenza stessa del femminicidio, equivale a offendere e calpestare la memoria delle centinaia di donne che ogni anno vengono brutalmente strappate alla vita. Chi critica questa prospettiva, sostenendo che le leggi in vigore siano sufficienti, chiude gli occhi davanti all'evidenza che quasi mai ci si trova di fronte ad un delitto d'impeto o a un raptus inspiegabile, quanto piuttosto alla terribile conclusione di un percorso fatto di “prevaricazioni, di controllo o possesso o dominio ed annientamento dell'identità dell'altra persona in quanto donna”. Sostenere questa norma significa pretendere uno Stato capace di tutelare la società con leggi adeguate, mettendo da parte un'impostazione meramente codicistica che troppo spesso fatica a isolare la vera natura della violenza contro le donne, per fornire finalmente alla giustizia uno strumento preciso e affilato».
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