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UNA "LEZIONE" CON MOLTE CHIOSE. IMBARAZZI E CHIARIMENTI INTORNO AL DISCORSO DEL PAPA A RATISBONA

Tratto da: Adista Documenti n° 68 del 30/09/2006

DOC-1774. REGENSBURG-ADISTA. Ha occupato le pagine dei quotidiani per giorni: la polemica derivata dalle affermazioni sull'Islam contenute nel discorso accademico su fede e ragione tenuto a Regensburg da Benedetto XVI il 12 settembre scorso (v. Adista n. 65/06) è montata lentamente ma inesorabilmente, con il mondo islamico impaziente di ricevere scuse formali da parte del papa e un Vaticano imbarazzato e paralizzato che mette in atto successivi "aggiustamenti" – nessuna ritrattazione – per placare gli animi.

È del 14 settembre la dichiarazione di p. Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, che sottolinea come "ciò che sta a cuore al Santo Padre è un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza" e come non fosse nelle intenzioni del papa "svolgere uno studio approfondito sulla jihad e sul pensiero musulmano in merito, e tanto meno offendere la sensibilità dei credenti musulmani". Di fronte al rapido infiammarsi delle polemiche, però, il 16 è intervenuto, in forma più articolata, il card. Tarcisio Bertone, neo-segretario di Stato, il quale ha ribadito l'impegno "inequivocabile" del papa a favore del dialogo interreligioso e interculturale ed entrando nel merito del discorso di Ratisbona, e della contestata citazione del pensiero dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo (v. sotto), ha detto che "il Santo Padre non ha inteso né intende assolutamente farlo proprio, ma lo ha soltanto utilizzato come occasione per svolgere, in un contesto accademico e secondo quanto risulta da una completa e attenta lettura del testo, alcune riflessioni sul tema del rapporto tra religione e violenza in genere e concludere con un (in grassetto nel testo, ndr) chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza, da qualunque parte essa provenga". Il papa, ha concluso Bertone, è "vivamente dispiaciuto che alcuni passi del suo discorso abbiano potuto suonare come offensivi della sensibilità dei credenti musulmani e siano stati interpretati in modo del tutto non corrispondente alle sue intenzioni".

A rafforzare queste affermazioni è intervenuto poi lo stesso Benedetto XVI in due successive occasioni. Durante l'Angelus del 17 settembre, il papa si è detto "rammaricato" per le reazioni suscitate dal suo discorso e ne ha ribadito il carattere di "invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco", rinviando poi alle parole di Bertone. Il 20 settembre, durante l'udienza generale, è tornato sull'argomento ripercorrendo - com'è usanza dopo una visita apostolica - le tappe del suo viaggio in Baviera. Parlando della citazione incriminata, egli ha affermato che l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo presentò il problema del rapporto tra religione e violenza "in modo per noi incomprensibilmente brusco" (una maggiore presa di distanza, rispetto a quanto aveva fatto a Regensburg, dove aveva usato l'espressione più blanda "in modo sorprendentemente brusco"). "Questa citazione, purtroppo – spiega il papa - ha potuto prestarsi ad essere fraintesa. Per il lettore attento del mio testo, però, risulta chiaro che non volevo in nessun modo far mie le parole negative pronunciate dall'imperatore medievale in questo dialogo e che il loro contenuto polemico non esprime la mia convinzione personale. La mia intenzione era ben diversa: partendo da ciò che Manuele II successivamente dice in modo positivo, con una parola molto bella, circa la ragionevolezza che deve guidare nella trasmissione della fede, volevo spiegare che non religione e violenza, ma religione e ragione vanno insieme". E facendo riferimento ad altri momenti della sua visita, Ratzinger esprime la speranza che "sia apparso con chiarezza il mio rispetto profondo per le grandi religioni e, in particolare, per i musulmani, che 'adorano l'unico Dio' e con i quali siamo impegnati a 'difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà' (Nostra Aetate, 3). Confido quindi che, dopo le reazioni del primo momento, le mie parole nell'Università di Regensburg possano costituire una spinta e un incoraggiamento a un dialogo positivo, anche autocritico, sia tra le religioni come tra la ragione moderna e la fede dei cristiani".

Nel frattempo la questione ha indotto il presidente della Cei card. Camillo Ruini, nella sua prolusione al Consiglio permanente dei vescovi italiani (v. Adista n. 67/06 allegato), a condannare aspramente le minacce rivolte al papa e ha spinto l'agenzia dei vescovi italiani Sir, ed alcuni esponenti del mondo politico italiano, a esprimere una dura critica nei confronti del silenzio di capi di Stato e intellettuali di nazioni democratiche di tradizione cattolica o cristiana: l'Occidente non avrebbe avuto il coraggio, a parte qualche caso isolato, di difendere la libertà di espressione.

Di seguito pubblichiamo la parte del discorso del papa a Ratisbona che riguarda il rapporto tra religione e violenza. Per correttezza di informazione, Adista avrebbe voluto pubblicarlo integralmente, ma lo hanno impedito i costosi diritti d'autore imposti dal Vaticano (v. Adista nn. 5 e 9/06). (ludovica eugenio)

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