FUORIROTTA - 2005
03/12/2007, 10:53
Il papa muore, e la sua morte si trasforma nell’ultimo evento mediatico del suo pontificato. Il più grande, sotto l’abile regia della Curia che, passo passo, organizza la mobilitazione, chiamando a raccolta i fedeli, attraverso bollettini medici sempre più preoccupanti ed estenuanti maratone televisive, sull’agonia del papa, culminata, la sera del 2 aprile, con la morte annunciata in diretta in una piazza S. Pietro gremita. E se, ai funerali del papa (8 aprile), un’altra abile regia lo invoca “santo subito”, un Conclave espressione di una Chiesa impaurita e disorientata sceglie (19 aprile) la transizione nella continuità, eleggendo Joseph Ratzinger, architrave dottrinale del pontificato wojtyliano. E che nulla debba cambiare lo dimostra la Notificazione della Cdf contro il teologo gesuita Roger Haight (febbraio); la rimozione (maggio) di un altro gesuita, Thomas Reese, dalla direzione del settimanale America; l’Istruzione della Congregazione per l'Educazione che (novembre) esclude i gay dal sacerdozio. La Chiesa italiana, sotto la guida di Ruini, è frattanto impegnata nel referendum sulla legge 40 (che il capo della Cei ha contribuito a scrivere). Ruini chiama i cattolici all’astensione: “Sulla vita non si vota”. Un diktat che suscita polemiche nel mondo laico e tra i “cattolici adulti”, ma che - grazie ad un astensionismo che da diversi anni caratterizza tutti i voti referendari - risulta vincente. A votare (12 e 13 giugno) non va infatti neanche il 26% degli aventi diritto. Se il clima politico torna a surriscaldarsi non è solo per il referendum. Comincia infatti la lunga maratona elettorale: ad aprile ci sono le elezioni regionali; ma, soprattutto, si avvicinano le politiche del 2006. E mentre Berlusconi evoca (16 gennaio) “miseria, terrore, morte” nel caso in cui la sinistra dovesse andare al governo, nei Ds (3 febbraio) si rafforza il tandem Fassino-D’Alema che al Congresso (febbraio) vengono confermati segretario e presidente del partito. Prodi, da parte sua, il 16 febbraio presenta la 'Fabbrica': un laboratorio di idee per la realizzazione del programma del centrosinistra. L’idea che la base possa realmente incidere sui contenuti e sugli uomini che guideranno la nuova coalizione è alla base anche delle “primarie” che l’Unione organizza per designare (o investire?) il nuovo leader. Scontato il successo (74%) di Prodi. Scoppia intanto un caso internazionale. Il 4 febbraio 2005 la Jihad islamica rapisce a Baghdad la giornalista Giuliana Sgrena. I servizi segreti italiani, bypassando gli Usa, trattano con i sequestratori e riescono a far liberare l’ostaggio ma, il 4 marzo, durante il trasporto in auto della Sgrena in aeroporto, i soldati Usa sparano e uccidono il funzionario del Sismi Nicola Calipari. Le ricostruzioni statunitensi sostengono che l'auto non si era fermata al posto di blocco procedendo ad alta velocità, ma la tesi viene contestata dalle autorità italiane e dalla stessa Sgrena, la quale afferma che non si trattava nemmeno di un posto di blocco. Il 3 aprile, alle elezioni regionali, il centrosinistra lascia alla Cdl solo Lombardia e Veneto. Il 16 aprile arriva così la crisi di governo. Udc e nuovo Psi escono dall’esecutivo, ma non dalla maggioranza. Il 22 aprile Berlusconi succede a se stesso e vara il suo terzo governo: va via Tremonti, arriva Siniscalco. Ma dura poco. In estate scoppia infatti lo scandalo delle scalate Antonveneta-Bpl-Rcs, che coinvolge il governatore della Banca d’Italia Fazio, il presidente della Banca Popolare di Lodi Fiorani, l’immobiliarista Ricucci, il banchiere Livolsi, il numero uno di Unipol Consorte, il finanziere Gnutti. “Scandalizzato - sono parole sue - per l’immobilismo del governo” nei confronti di Fazio (che si dimetterà solo il 19 dicembre), Siniscalco va via. E torna Tremonti. A novembre scoppia un altro scandalo: il Nigergate. Secondo un’inchiesta della Repubblica, per agevolare Bush nel suo tentativo di giustificare la guerra, il Sismi avrebbe consegnato alla Cia falsi documenti per provare l'importazione di uranio dal Niger da parte dell'Iraq di Saddam Hussein. Palazzo Chigi smentisce. E Berlusconi arriva a dire di aver addirittura provato a convincere Bush che la guerra non era la soluzione migliore. Lo stesso mese, il centrodestra mette a segno tre colpi: approva definitivamente il progetto di riforma della Costituzione (da ratificare con un referendum popolare); la legge ex Cirielli (sconfessata dal suo stesso estensore), che facilita la prescrizione dei reati; e il “porcellum”, una legge elettorale per limitare i danni della futura sconfitta. Sulla scena internazionale, mentre Abu Mazen è eletto nuovo presidente dell’Anp, in Israele Sharon vara un governo di unità nazionale con i laburisti, inizia lo sgombero di alcuni insediamenti dai Territori Occupati e esce dal Likud per fondare un partito più moderato (il 26 aprile, intanto dopo 29 anni di presenza in Libano, si completa il ritiro degli ultimi soldati siriani). Un grave attentato compiuto da 4 kamikaze legati ad Al Quaida colpisce il 7 luglio la Gran Bretagna, causando 56 morti e oltre 700 feriti. Il 2005 è anche un anno elettorale. In Portogallo (20 febbraio), per la prima volta dal ‘74, i socialisti conquistano la maggioranza assoluta dei seggi. Nel Regno Unito (5 maggio) Tony Blair ottiene un terzo mandato da Primo Ministro. Al referendum confermativo i francesi (29 maggio) bocciano la Costituzione europea. Lo stesso (1 giugno) fanno gli olandesi: dopo anni di lavoro e polemiche infinite, è tutto da rifare. In Albania (3 luglio) torna al potere Sali Berisha. In Germania (18 settembre) sostanziale pareggio tra Cdu e Spd e successivo varo (22 novembre) di un governo di Grosse Koalition guidato da Angela Merkel. In Polonia (25 settembre), affermazione del partito di destra cattolica reazionaria dei gemelli Kaczynski. Ma la vera buona notizia arriva dalla Bolivia, il 18 dicembre: storica vittoria alle presidenziali del candidato del Movimento al Socialismo (Mas), l'indigeno Evo Morales. (v. g.)
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