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Continuare Firenze La gioia di rivivere il Concilio

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 69 del 20/06/2009

Una piccola notizia, molto bella per chi ama il Concilio: l’incontro autogestito di Firenze non è stato solo un esempio di moderazione affettuosa e competente: si è deciso di continuarlo.

 

L’incontro svoltosi a Firenze il 16 maggio nella chiesa e nel teatrino della parrocchia dove visse don Facibeni, è andato davvero bene. Non solo per la partecipazione, che nel corso della giornata ha oscillato tra i 300 e i 400 partecipanti arrivati da tutte le regioni, accolti nei due locali attrezzati a far vedere e sentire tutto a tutti. Non solo per cortesia e capacità di un’organizzazione al lavoro tutto il giorno; ma, soprattutto, per il merito delle cose dette e ascoltate.

È lo stile dell’incontro, fraterno e paritario pur nella varietà non piccola di pensieri e sentimenti, che ha reso possibile di stare a proprio agio davvero a quasi tutti: contestatori inclini alla denuncia e moderati più inclini a dialogare.

Pensato da diversi mesi, l’incontro si è giovato di un buon lavoro di preparazione, che ha fatto una scelta “registica” rivelatasi alla prova dei fatti molto felice. L’invito era stato posto sotto un titolo molto bello, per la sua forza e prudenza: “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”. Era stato diffuso, per posta ed elettronicamente, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla data dell’incontro: con sobrietà partiva dalla presa d’atto di un disagio diffuso tra i credenti e conteneva la proposta che gruppi, o anche singole persone, aderendo, inviassero una informazione sintetica sui propri pensieri e desideri  circa la situazione ecclesiale.

I tempi tra il primo invito, la spedizione dell’appunto personale o di gruppo e la riunione indetta per il 16 maggio, avrebbero consentito agli organizzatori di aprire la breve e preziosa giornata con una relazione riassuntiva dei pensieri e sentimenti raccolti. Vi hanno provveduto  in modo magistrale i due incaricati, Enrico Peyretti e Ugo Giovanni Rosenberg, che alternandosi in brevi interventi ciascuno, hanno dato conto di ben 42  contributi ricevuti, raggruppando testimonianze e pensieri in cinque capitoli intitolati:

1. Il disagio ecclesiale e i suoi rischi;

2. Testimonianze, esperienze;

3. Valori che orientano;

4. Proposte;

5. Domande e appelli.

Il tutto preceduto da un ouverture metodologica e da un riassunto conclusivo “giocato” con una specie di scala reale di carte di cuori. Tutto molto serio, e tuttavia gradevolmente comunicativo.

Dopo questa introduzione che, pur non facendo i nomi degli autori dei 42 contributi sintetizzati tematicamente li ha resi presenti, abbiamo ascoltato due nutrite relazioni: una, più spirituale del camaldolese Paolo Giannoni, articolata in due punti già di forte spessore pastorale: a) la ricchezza del Vangelo, b) per conseguenza e una seconda, ancora più incisiva, analitica e programmatica, di don Pino Ruggeri, intitolata “Per una chiesa della fraternità”. In un certo senso, la qualità dell’invito e la  scelta di partire con i contributi ricevuti, aveva già realizzato il risultato positivo desiderato dagli organizzatori, e cioè provare che esisteva un notevole disagio con buone ragioni da esprimere, ma che esisteva pure una possibilità di dare risposte non fittizie alla denunce ascoltate e di consolare quanti esprimevano dolore e dubbi.

L’ordine seguito, conoscere prima il disagio ecclesiale esistente e poi ascoltare la proposta del suo superamento, non citando genericamente il Concilio ma ricavandone con rigore le tesi essenziali e appropriate, ha dato espressione a una tesi pastorale che ha in realtà un suo fondamento teologico, che a Firenze ha funzionato per un giorno, che è stato di pace e di gioia, ma che potrebbe risultare applicabile su più vasta scala se il metodo adottato si estendesse.

Le regia seguita a Firenze, che ha fatto parlare non più di quattro persone (in circa tre ore), e una trentina in uno spazio almeno uguale, ha potuto miscelare in una condizione pubblica paritaria le due tendenze che si sono volute incontrare, e che per comodità semplificatrice si possono dire dei “contestatori” e dei “moderati”. Peyretti e Rosenberg hanno riassunto con obiettività ed equilibrio quaranta e più opinioni diverse ma tutte ardenti di critiche e di esigenze; Giannoni e Ruggeri hanno esposto  con verità e profondità le ragioni evangeliche che fondano il diritto di essere esigenti e insieme l’obbligo di essere umili e tuttavia fiduciosi, in nome appunto del “Vangelo che tutti abbiamo ricevuto”.

Notizia davvero buona perché fondativa di grandi diritti e garanzia di essere resi capaci di doveri assolti: vale per i comuni fedeli e vale per le gerarchie. È questa consapevolezza che dà fiducia in mezzo ai guai e al di sopra dei lamenti, e trasforma in serenità e gioia le esperienze più dolorose e affaticanti, e permette e sostiene opere nuove.

Al termine della giornata si è ascoltata la promessa che qualcosa si metterà a fuoco per vedere come continuare l’esperienza unificante fatta, e come renderla ancora più coinvolgente. Gli organizzatori del 16 maggio, cresciuti in autorevolezza, faranno conoscere il come e il quando, con un passa parola messo in rete, come si è visto essere possibile. Provando a sperimentare anche la “permeabilità” ulteriore degli  ambienti ecclesiali, non esclusi quelli  fin qui più refrattari che convinti delle tesi forti e arricchenti, circolate con vivacità e autorevolezze a metà del novecento e giunte ben vive e vitali ai nostri giorni. Questa vitalità è ben visibile anche nei “siti” che già contengono una informazione diretta e completa del lavoro “intestato”, e provato, a  Firenze il 16 maggio.

Anche noi (Il nostro ’58, n.d.r.) vi siamo stati presenti, e cercheremo di parteciparvi ancora, continuando pure il nostro passo mensile di ritrovare per noi e per chi ci legga con profitto, la gioia di “rivivere il Concilio” nel suo farsi, rendendolo più forte e attivo nelle nostre coscienze di adulti vissuti  in ritardo e in difetto, o proponendone la prima esperienza, se di questo si tratti, come è possibile nella vita di tanti “giovani d’oggi”, per i quali scoperta e conoscenze del Vaticano II sono un dono che arriva loro attraverso libri e iniziative di studio, ma soprattutto attraverso persone che hanno convinzioni e speranze più forti e sicure. Senza mitizzare nulla, queste sicurezze si sono innescate su ciò che è stato vitale e creativo a metà del novecento, e tale risulta con più chiarezza e profondità a decenni di distanza dal suo primo presentarsi.

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