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Elezioni 2018: la Rete Disarmo interroga i candidati

Elezioni 2018: la Rete Disarmo interroga i candidati

Diffuse oggi dalla Rete Italiana per il Disarmo – organizzazione nata nel 2004 che raccoglie le realtà pacifiste che si occupano di disarmo e controllo degli armamenti – le domande ai candidati e alle candidate che si sfideranno nella tornata elettorale del prossimo 4 marzo. I concorrenti sono invitati a rispondere al “questionario” sui temi cari alla Rete e le loro prese di posizione, promettono i promotori dell'iniziativa, saranno presto rese pubbliche (inviare le risposte a segreteria@disarmo.org).

Sono otto le importanti macroaree interessate dall'intervista, ma i futuri legislatori sono interrogati a partire da singoli casi specifici. Così, al primo punto, si parla del grande tema dell'export di armi e della sempre più frequente violazione dei vincoli imposti dalla Legge 185, ma ai destinatari delle domande si chiede la disponibilità o meno a bloccare la vendita di armi utilizzate dalla coalizione a guida saudita contro lo Yemen. La spesa militare, da sempre al centro delle attenzioni della Rete, è il secondo tema toccato dall'intervista, che chiede ai candidati la loro intenzione a “spostare” il 10% dei fondi destinati al comparto militare (non tutti provenienti dal bilancio della Difesa) su welfare, scuola, sanità, cooperazione internazionale, nell'interesse dei cittadini e non più delle lobby.

I concorrenti politici sono chiamati poi a esprimere la loro posizione anche su altre importanti questioni: ridefinizione della presenza all'estero e della sua spesa militare, invio di Corpi Civili di Pace al posto dei soldati, partecipazione italiana al Trattato per la messa la banco delle armi nucleari, produzione e gestione di altri «ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs» o dei controversi droni e, infine, Difesa civile non armata e nonviolenta.

Tutti quei candidati che pensano di poter rispondere in linea con gli auspici della Rete solo per accreditarsi il “voto pacifista” e senza dar seguito concreto alla loro dichiarazione, stiano però ben attenti, perché «la Rete italiana per il Disarmo diffonderà le risposte ottenute e continuerà a sollecitare gli eletti sui punti proposti anche dopo il 4 marzo».

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