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Il Decreto Salvini, Dublino e l’ignoranza

Il Decreto Salvini, Dublino e l’ignoranza

Tratto da: Adista Notizie n° 2 del 19/01/2019

Si stanno levando molte voci, in questi giorni, contro il Decreto sicurezza, da parte di vescovi e amministratori locali. Sono stati anche annunciati ricorsi alla Corte Costituzionale da parte di alcune Regioni. Questo non sembra turbare Salvini, conscio del fatto che una larga parte del popolo italiano tiene in scarsissima considerazione tanto le parole della Chiesa quanto quelle della Costituzione. Ecco gli aspetti più critici del decreto in materia di diritto dello straniero:

1) È abolita la protezione umanitaria, con l'eccezione di alcuni casi particolari. In precedenza la normativa italiana prevedeva tre forme di asilo: il riconoscimento dello status di rifugiato per chi rischi persecuzione nel proprio Paese; la protezione sussidiaria per chi fugga da un conflitto; la protezione umanitaria nei casi in cui sia da tutelare un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione italiana. Quest'ultima forma di protezione dava piena attuazione all'articolo 10 comma 3 della nostra Carta, che ora torna ad essere solo parzialmente attuato. Era, inoltre, la forma di protezione più diffusa in Italia (oltre metà dei casi di riconoscimento del diritto di asilo). Dato che la Costituzione resta in vigore, c'è da attendersi che gli stranieri, cui verrà negato l'asilo o revocata la protezione umanitaria, ricorreranno al giudice perché venga riconosciuto loro il diritto all'asilo "costituzionale".

2) I richiedenti asilo vengono concentrati in pochi grandi centri di accoglienza o di detenzione, invece di essere distribuiti tra moltissimi Comuni nell'ambito del sistema di accoglienza diffuso (SPRAR). Sarà molto più difficile che intraprendano un percorso di inserimento socio-lavorativo (la legge prevede che, dopo due mesi dalla presentazione della richiesta di asilo, il richiedente possa lavorare). Quanti avevano ottenuto la protezione umanitaria, poi, vengono completamente esclusi dall'accoglienza.

3) Il possesso del permesso per richiesta di asilo non permette più, nelle intenzioni del Governo, l'iscrizione anagrafica. Ostacolare l'iscrizione anagrafica limita di fatto l'accesso ai servizi e la libertà di stabilimento del domicilio nel territorio nazionale, garantita dall'articolo 16 della Costituzione. Alcuni sindaci (Orlando e De Magistris, in particolare) si sono ribellati, dichiarando che continueranno ad accettare le richieste di iscrizione anagrafica. Il conflitto finirà davanti alla Corte Costizionale?

4) La cittadinanza acquisita dallo straniero è revocata in caso di condanna definitiva per alcuni reati gravi (con conseguente espulsione dopo l'espiazione della pena). Questo non è previsto per chi sia nato cittadino. La cittadinanza acquisita diventa così una cittadinanza di Serie B. È una chiara violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge previsto dall'articolo 3 della Costituzione.

Contemporaneamente, Salvini continua a vietare lo sbarco di profughi salvati in mare da navi di organizzazioni umanitarie e dice di attendere risposte da Malta e Germania. L'idea di fondo (se di idee si può parlare nel caso di Salvini) è che l'Italia non accetta più di essere penalizzata dal Regolamento di Dublino, che, quasi sempre, impone l'onere dell'accoglienza e dell'esame della richiesta d'asilo allo Stato membro di primo ingresso. Che questo criterio vada sostituito da una ripartizione dei richiedenti asilo fondata sul prodotto interno lordo degli Stati membri è innegabile. Quello che Salvini non sa è che, se questa ripartizione fosse stata adottata già negli anni scorsi, all'Italia ne sarebbero toccati il 14% in più di quelli che ha accolto; alla Germania e a Malta, rispettivamente, il 43% e l'83% in meno.  

* Fisico, Sergio Briguglio è esperto di politiche dell'immigrazione

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