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«Basta armi italiane per la guerra in Yemen». Una mozione in Campidoglio.

«Basta armi italiane per la guerra in Yemen». Una mozione in Campidoglio.

ROMA-ADISTA. Una mozione per fermare l’export di bombe made in Italy all’Arabia saudita, che poi le usa per colpire la popolazione civile nello Yemen. L’hanno già approvata il Comune di Assisi e il Comune di Cagliari, quest’ultimo particolarmente sensibile al tema perché la fabbrica che produce le armi, la Rwm, si trova a Domusnovas, non distante dal capoluogo sardo (v. Adista notizie nn. 40 e 43/15; 6, 7, 9, 31 e 36/16; 19, 30 e 34/17; 19, 29 e 41/18; 2/19). Ora lo faccia anche il Comune di Roma. Lo chiedono alla sindaca Virginia Raggi associazioni e riviste – fra cui Adista – che danno appuntamento, per discuterne insieme, il prossimo 28 gennaio alle 17.30, nella sala del Carroccio, in Campidoglio.

«In Italia si producono bombe utilizzate nel conflitto in corso dal 2015 in Yemen», scrivono i firmatari (Movimento dei Focolari Italia, Adista, Un Ponte per…, Arci, Pro Civitate Christiana Assisi, Libera, Gruppo Abele, Fondazione Finanza Etica, Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, Movimento Nonviolento Roma, Rete della Pace, Pax Christi, Amnesty International Italia Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione chiese evangeliche in Italia, Rete italiana disarmo, Associazione Città Per la fraternità). «Gli ordigni – prosegue il testo – colpiscono scuole e ospedali. Cambiano i governi e la composizione di Camera e Senato, ma le armi continuano a partire nonostante le numerose risoluzioni del Parlamento europeo che invitano gli Stati a sospendere ogni rapporto di fornitura con i protagonisti, nel nostro caso con l’Arabia Saudita, di una guerra che gli esperti Onu definiscono un disastro umanitario.

Il tentativo di trattare la questione come un caso marginale, delocalizzando il problema nel territorio sardo del Sulcis Iglesiente, dove quella produzione avviene, è solo uno degli argomenti più banali usati per coprire le gravi responsabilità politiche di ciò sta accadendo nel nostro Paese.

Peggio ancora avviene quando, in diverse sedi, si afferma che, anche in caso di stop dall’Italia, le bombe arriverebbero comunque dalle aziende degli altri Stati concorrenti nel settore.

La nostra società non può rassegnarsi a tale declino morale ed economico. Il ripudio della guerra si mette in pratica attuando la legge 185/90 che vieta la vendita di armi ai Paesi in guerra e prevede il finanziamento di seri piani di riconversione industriale.

Un reale cambiamento parte da un dibattito pubblico promosso nei comuni italiani su una mozione che chiede di fermare gli ordigni che provocano stragi e promuovere un’economia di giustizia. Assisi è stato il primo comune a rompere il muro della complicità e indifferenza. Cagliari ha approvato una mozione che va nella stessa direzione.

Come testimonia la resistenza civile del movimento per la riconversione nato in Sardegna, con adesioni a livello nazionale e internazionale, la protesta si accompagna alla proposta di un modo giusto di stare al mondo. Quello che genera ponti di pace oltre ogni frontiera ma erge muri agli strumenti di morte».

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