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Abusi e vescovi: le parole

Abusi e vescovi: le parole "fuori dai denti" della direttrice del supplemento dell'«Osservatore»

MADRID-ADISTA. «Ho sentito oggi padre Zollner [al vertice vaticano del 21-22 febbraio sugli abusi sui minori, del quale è stato organizzatore] dire nelle conclusioni che saranno create delle linee guida perché i vescovi sappiano come comportarasi. Perché, non lo sapevano? Io sono cristiana, e pensare che un vescovo non sapesse cosa fare davanti ad un sacerdote che abusava di un bambino mi fa un male terribile. Certo che lo sapeva! Doveva saperlo. Un cristiano è sempre dalla parte delle vittime, non ha bisogno di nessuna linea guida. Mi chiedo come sia possibile che un sacerdote come Zollner dica questo con tranquillità. Il vescovo doveva cercare la verità e castigare il colpevole. Niente altro».

Finalmente qualcuno grida “il re è nudo”. Chi parla con la verità di un bambino è una delle pochissime donne con un ruolo importante e riconosciuto in Vaticano: Lucetta Scaraffia, storica e giornalista, direttrice del supplemento mensile, Donna, Chiesa, mondo, de L'Osservatore Romano. Parole sincere, dirette e coraggiose, le sue, che compongono tutto il mosaico dell'intervista pubblicata dal quotidiano spagnolo El País il 25 febbraio scorso.

La prima risposta di Sacarffia è una pesante critica a papa Francesco. Le ricorda l'intervistatore che il papa il 23 febbraio ha detto che il «femminismo finisce per essere machismo con le gonne». «Tutte le volte che le donne sono equiparate metaforiamente a un'altra entità simbolica» - «La Chiesa è donna», è quanto ha detto per esempio il papa il 17/12/18 - «siginifca che le viene negata la sua importanza reale. Vuol dire che non si accetta di dare risposta positiva alla sua presenza. A questa frase risponderei che come donna voglio essere ascoltata con rispetto e attenzione, non voglio essere una metafora di niente. Solo essere ascoltata come un sacerdote o come un vescovo. Il femminismo inoltre non è equiparabile al maschilismo. È una ribellione a un ruolo di oppressione che viene dal maschilismo. Sono cose opposte».

Allora, deduce l'intervistatore, «il papa e la Chiesa sono machisti»? «Hanno una tradizione patriarcale dalla quale non vengon fuori», rileva Scaraffia. «Non sono abituati ad ascoltare e rispettare le donne».

Passando al summit vaticano sulla protezione dei minori, «è stato positivo – ritiene – perché vi hanno partecipato Conferenze episcopali che finora non hanno affrontato il problema. Quella italiana in testa, che ancora ad oggi non ha voluto ascoltare le vittime. Ora però sono obbligate». Però l'intervistata si attendeva «maggiore chiarezza»: «Una autocritica maggiore che andasse alle radici del Vangelo, e non solo delle linee guida. E poi mi colpisce molto il problema dei vescovi: continuano ad essere i controllori, come se fossero sempre innocenti». Insomma, «manca il controllo sui vescovi», e non è una misura fra «gli interventi previsti». «Dovrebbe essere prioritario, è il problema fondamentale in questa questione. I buoni propositi, senza questo, non servono».

Una Chiesa più al femminile, secondo Scaraffia, potrebbe proteggersi meglio dagli abusi, «anche per rompere una certa solidarietà fra maschi».

Ricordando che il numero del supplemento femminile all'Osservatore del 2 febbraio, ha denunciato gli abusi storici e massicci ad opera di sacerdoti, subiti da suore, il giornalista spagnolo chiede se tale argomento avesse dovuto essere discusso nel vertice vaticano. «La riunione era sui minori», obietta l'intervistata, ma il papa «l'ha citato nel suo discorso finale. Speriamo che ci sia un seguito. Inoltre, c'è stata la testimonianza di una suora abusata. Adesso non si potrà mai più negare l'abuso sulle suore».

*Foto tratta da Pixabay License immagine originale e licenza

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