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Mons. Pizzaballa: i palestinesi «hanno diritto a una terra e a una nazione»

Mons. Pizzaballa: i palestinesi «hanno diritto a una terra e a una nazione»

«Non si può dire ai palestinesi che non hanno diritto ad una terra e a una nazione. Essi ne hanno diritto. Data l’attuale situazione politica è da chiedersi come tecnicamente questa possa essere realizzata. È difficile dire che questa soluzione non sia più praticabile ma allo stesso tempo bisogna chiedersi come si potrebbe fare». È l’affermazione perentoria di mons. Pierbattista Pizzaballa,  amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini (già 167º Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion dal 2004 al 2016) durante la conferenza “Terra Santa e Medio Oriente. Attualità e prospettive possibili”, svoltasi presso la sede dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro (Palazzo della Rovere), promossa dal Gran Maestro dell’Ordine, card. Fernando Filoni, nell’ambito delle celebrazioni per la festa di Nostra Signora di Palestina, patrona dell’Ordine del Santo Sepolcro, del 25 ottobre. Ne riferisce il Servizio Informazione Religiosa (SIR) della Conferenza episcopale italiana in un servizio di ieri, 21 ottobre.

La soluzione “Due Popoli, Due Stati”, sostenuta dalla comunità internazionale, Santa Sede in testa, dice mons. Pizzaballa, «in questo momento è molto difficile realizzarla perché non c’è dialogo tra le due parti. Da anni israeliani e palestinesi non si parlano più, non c’è fiducia reciproca. La stessa comunità internazionale non è più presente, a parte il sostegno economico all’Autorità palestinese. La soluzione “Due Popoli, Due Stati” sarebbe l’unica possibile ma oggi tecnicamente non lo è». Richiede di «lavorare sui tempi lunghi. Parlare di pace tra i due oggi è utopia. Va innanzitutto ricostruita la fiducia tra i due popoli». E «occorre tenere presenti le lezioni e i fallimenti del passato, gli accordi disattesi. Oggi possiamo lavorare sul territorio, nelle scuole, negli ospedali, nei gruppi, nei centri culturali che non sono realtà di nicchia ma un “resto” importante che resiste. Non possiamo prevedere cambiamenti a breve termine».

Allargando poi lo sguardo al Medio Oriente, ha detto che gli Accordi di Abramo, voluti dagli Usa e firmati a metà settembre scorso, a Washington, da Barhein ed Emirati Arabi Uniti con Israele (v. ). «L’accordo – ha affermato l’arcivescovo – ha isolato ancora di più i palestinesi, anche rispetto al mondo arabo. Come detto, la questione israelo-palestinese è ormai da tempo scomparsa dalla agenda pubblica internazionale. È la fine di un momento. Dobbiamo chiederci come proseguire in questa prospettiva». Il Medio Oriente «sta mutando profondamente: lo vediamo in Siria, Iraq, Libano. Questi Paesi sono il campo di battaglia dei grandi player della regione, Turchia, Emirati, Iran, Arabia Saudita, con i loro alleati Russia, Stati Uniti, Cina. L’Europa è da tempo è fuori dai giochi e anche in questi ultimi eventi mi sembra che non sia pervenuta. Tuttavia – ha ribadito mons. Pizzaballa – io credo che finché non ci sarà una soluzione chiara e dignitosa per il popolo palestinese non ci sarà stabilità nella Regione. C’è una popolazione di milioni di persone che attende una parola chiara come popolo e come nazione».

*Montecruz Foto, tratta da Creative Commons, immagine originale e licenza

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