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Abuso spirituale: le nuove comunità dovrebbero essere sciolte?

Abuso spirituale: le nuove comunità dovrebbero essere sciolte?

Tratto da: Adista Documenti n° 4 del 04/02/2023

Qui l'introduzione a questo testo. 

È difficile accusare la Chiesa di immobilità assoluta rispetto alla pedocriminalità nelle sue file. Senza dubbio dobbiamo concederle che la risposta non può che essere graduale, al ritmo della presa di coscienza dei vari attori pastorali e degli stessi fedeli. Tuttavia, i sistemi messi in atto in termini di riconoscimento e riparazione stanno già mostrando molte falle. E il persistente rifiuto di tener conto di abusi non direttamente sessuali, ma spirituali o di potere, con conseguenze analoghe, sta diventando oggi un vero scandalo. La cronaca sta lì a testimoniarlo, a riguardo di alcune comunità restie al cambiamento, sulle quali nessuna autorità ecclesiale sembra aver preso piede. Al punto da chiedersi se riformarle non sia un’illusione e se non occorrerebbe invece ipotizzare la loro dissoluzione.

Decidendo, collegialmente, di seguire le raccomandazioni del rapporto Sauvé (commissione Ciase, ndt), commissionato nel 2018, i vescovi della Cef (Conferenza dei vescovi francesi) e i superiori e superiore delle congregazioni religiose di Corref (Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia) hanno compiuto un passo decisivo nella lotta contro gli scandali della pedocriminalità nella Chiesa cattolica in Francia. La creazione di due organismi di riconoscimento e compensazione, Inirr per Cef e Crr per Corref (1) ha concretizzato questo impegno. Anche se il loro adattamento alla realtà fa discutere, come ha appena mostrato, su France 2, una recente puntata di “Complément d'Enquête”. E si attendono ora, dalla sessione primaverile dell'Assemblea plenaria dei vescovi, le conclusioni dei gruppi di lavoro istituiti per “scavare” all’interno di alcune raccomandazioni del rapporto Sauvé.

Le numerose falle della lotta agli abusi di ogni genere

Eppure… A instillare il dubbio è arrivato il caso “mons. Santier” su cui l'istituzione ha volontariamente taciuto proprio nel momento in cui a Lourdes, nell'autunno del 2021, prometteva in ginocchio di rompere con questa logica del segreto. E basta scavare un po' per trovare tante falle nei dispositivi messi a punto. La competenza del Ciase – e quindi l'ambito delle sue raccomandazioni – riguarda in linea di principio solo le violenze sessuali su minori all'epoca dei fatti. Senza contare che le “vittime” riconosciute di religiosi scoprono nel corso delle procedure che ogni riconoscimento-riparazione dipende in realtà dalla buona volontà di ciascuna congregazione. La realtà è diversa per quanto riguarda le diocesi.

Più grave è che tutti gli abusi di natura "spirituale" (abuso di autorità e di potere) di cui sono stati vittime migliaia di membri di nuove comunità, come abbiamo scoperto da più di dieci anni – e di cui oggi sono vittime altre centinaia – non rientra nell'ambito di applicazione delle disposizioni concordate. Anche se le conseguenze distruttive per le persone sono della stessa natura e della stessa gravità dell'aggressione sessuale. Perché l'opinione pubblica resta sensibile soprattutto ai delitti e ai reati sessuali contro i minori; perché la stessa definizione di abuso di natura spirituale resta complessa e difficile da circoscrivere; perché questo tipo di abuso riguarda principalmente gli adulti che sono facilmente sospettabili di essere consenzienti; infine perché alla Chiesa ripugna mettere in discussione le Comunità nuove, presentate da cinquant’anni come la risposta insperata alla crisi postconciliare, malgrado le devianze dimostrate di molti loro fondatori.

Una richiesta di riforme avversata

Le crepe si sono così allargate e generalizzate al punto che per molte di esse si è resa necessaria una riforma radicale. Tuttavia, l'esperienza mostra che la sua attuazione è, in realtà, ostacolata dalla riluttanza delle comunità stesse e dalla scarsa sollecitudine dei vescovi e del Vaticano nell’imporsi a loro. Formulando, ogni volta, lo stesso argomento: se certi fondatori erano perversi, le opere, invece, restano sane e danno bei frutti. Cosa che, appunto, oggi viene messa in discussione vista la quantità di “frutti marci” – e fatti marcire dalle comunità stesse. Basti pensare ai tanti fratelli e sorelle, esclusi o volontariamente usciti dalle comunità, senza alcun sostegno da parte dell'istituzione ecclesiale, abbandonati al loro triste destino. Il che solleva, qua e là, da parte delle associazioni delle vittime di “derive settarie” e degli informatori una questione più radicale: quella di un possibile scioglimento di comunità all'interno delle quali le stesse cause continuano a produrre gli stessi effetti. Moltiplicando le vittime che ci si rifiuta di sostenere.

Due dossier d'attualità possono fare luce su questo tema: il primo riguarda la Comunità delle Béatitudes, il secondo le Fraternités de Jérusalem.

Dieci presunte vittime di due sacerdoti in un collegio delle Béatitudes…

Venerdì 13 gennaio La Croix l'Hebdo, il numero del fine settimana del quotidiano cattolico, ha pubblicato un'inchiesta di sedici pagine di uno dei suoi giornalisti, Mikael Corre (2). Si approfondisce il periodo 1988-2007, quando la Comunità delle Béatitudes era responsabile di un collegio per ragazzi situato ad Autrey nei Vosgi. Il giornalista ha ascoltato ventiquattro ex studenti del Cours Agnès-de-Langeac (CAL) che accoglieva ragazzi in discernimento vocazionale. Al termine della sua inchiesta è in grado di scrivere che «Almeno 10 ex studenti del CAL avrebbero subìto atti qualificabili come tentate aggressioni sessuali o aggressioni sessuali, tentati stupri o stupri commessi da due preti del collegio , p. Dominique Savio e p. Henri Suso. Negli ultimi trent'anni, diversi responsabili ecclesiali sono stati allertati sulle azioni dei due sacerdoti. I fatti portati alla loro attenzione non sono mai stati denunciati alla giustizia civile prima del febbraio 2022. Nessuna indagine interna su Autrey, nessuna richiesta di testimonianza per identificare le possibili vittime del CAL è stata lanciata dalle autorità della Chiesa, il che genera profonda rabbia tra diverse presunte vittime ».

E due suicidi!

Scopriamo, leggendo l'articolo, che la Procura di Epinal ha aperto nel 2002 un'inchiesta giudiziaria per “violenza sessuale da parte di una persona con autorità” contro p. Dominique Savio, su denuncia di ex studenti. L'inchiesta sarà riaperta nel 2008 e il sacerdote, che vive in Svizzera, sarà successivamente posto in custodia cautelare prima di essere rilasciato per insufficienza di prove. E questo nonostante il numero di denunce di diverse vittime e la testimonianza "postuma" di un ragazzino suicidatosi nel 2005.

Il testimone principale dell'inchiesta giornalistica, Florent, oggi 42enne (ne aveva 17 all'epoca dei fatti) spiega di aver deciso di scrivere nel 2011 alle autorità religiose per denunciare le azioni da lui subite da parte del secondo sacerdote, Henri Suso. I destinatari della sua lettera all'epoca erano mons. Rey, vescovo di Fréjus-Toulon dove il sacerdote si era stabilito dal 2009 e fratel Henry Donneaud, domenicano, recentemente nominato da Roma Commissario pontificio per "ristabilire l'ordine" nella comunità delle Béatitudes, che sta attraversando una profonda crisi. Entrambi accusano ricevuta. «Durante i dieci anni che seguiranno – commenta il giornalista – Florent non ha alcuna idea di che ne sarà di p. Henri Suso».

Dovrà attendere fino al 7 febbraio 2022 affinché, su sua richiesta, venga finalmente informato del fatto che il sacerdote «è stato riconosciuto colpevole del reato reiterato di abusi sessuali senza violenza sulla persona di [Florent] nell'ambito di un processo penale canonico datato 2 ottobre 2012 e, come tale, gli sono state comminate misure cautelari». Sanzione rimasta riservata all'interno della Chiesa, il che ha permesso al vescovo Rey di affidargli nuove responsabilità pastorali sotto un nuovo nuovo nome: Marie-Bernard d'Alès. Qualche tempo prima Florent era venuto a conoscenza di un secondo caso di suicidio, quello di un certo Yann che aveva confidato al fratello di essere stato vittima di violenza sessuale da parte dello stesso prete.

Una comunità "riformata" gravemente messa in discussione da uno dei suoi nuovi responsabili

«Da parte sua – prosegue l’indagine condotta da La Croix l'Hebdo – l'altro sacerdote accusato di abusi ad Autrey, Dominique Savio, è rientrato in Francia dopo la decisione della procura di Epinal di archiviare il suo caso. Ha cambiato nome e ora si chiama Martin de Tours o Martin Silva. Nel 2015 Dominique Savio è stato eletto assistente generale – cioè il numero due – della comunità delle Béatitudes, appena riformata. E lo è ancora!

Ed è proprio questo il cuore del problema sollevato da questa inchiesta: che credito va dato alle presunte riforme in corso di una comunità gravemente compromessa nel passato, che ha vissuto tanti abbandoni in seguito a questi scandali, e rifiuta oggi il processo di riconoscimentoriparazione avviato da Corref, in quanto non aderisce a tale organismo ed è ora seriamente messa in discussione da uno dei suoi principali funzionari? Come spiegare che le autorità ecclesiastiche preposte alla Comunità possano affermare, nei confronti di padre Savio, «di non aver sentito parlare di questi fatti prescritti», nonostante la stampa avesse riportato la vicenda di Autrey ?

E allora, di fronte alla riforma impossibile, bisogna procedere alla dissoluzione?

In discussione anche le Fraternités Apostoliques de Jérusalem

Ancora cinque anni fa, le Fraternità monastiche di Gerusalemme (3) beneficiavano nell'opinione cattolica dell'effetto cumulativo dell'immagine carismatica del loro fondatore, padre Pierre-Marie Delfieux (scomparso nel 2013), della diffusione delle liturgie della chiesa di SaintGervais a Parigi ritrasmesse quotidianamente dalla tv cattolica KTO e della presenza delle comunità in alcuni luoghi prestigiosi come Vézelay, Mont Saint-Michel, Strasburgo ma anche, da dieci anni, Trinità dei Monti a Roma, Colonia, Bruxelles, Montreal, Varsavia… E poi, patatrac: nell'autunno del 2019 esce il libro di Anne Mardon, Quand l’Eglise détruit (“Quando la Chiesa distrugge”, 4). Vi racconta il suo lungo calvario all'interno delle Fraternità Monastiche e ne coinvolge direttamente la fondatrice, non tanto per aggressioni di natura sessuale (anche se questa dimensione fu poi considerata dalla Ciase) quanto per abusi di natura psicologica e spirituale. Queste rivelazioni, che hanno l'effetto di una bomba, saranno poi confermate da un'approfondita inchiesta di Sophie Lebrun sul settimanale La vie (5). Le Fraternità allora si rassegnano a un lungo processo di inchiesta canonica, seguito dall'assistenza apostolica ancora in corso. Altri lavori confermeranno queste devianze (6).

Il più recente (7), pubblicato lo scorso autunno, ha la particolarità di provenire da una religiosa del ramo apostolico delle Fraternità. Suor Sabine vi è entrata nell'estate del 2013 per il desiderio di consacrare la sua vita a Dio nell'adorazione e nell'apostolato. Sei anni dopo si è ritrovata «esclusa» senza spiegazioni. Dopo essere stata totalmente schiacciata, espropriata della propria personalità, non tanto per deliberata volontà di qualche essere perverso quanto per la logica stessa di un'istituzione che si rivela, lungo le pagine, profondamente immatura. Rappresentazione del fatto che è proprio il “sistema” delle Fraternités de Jérusalem istituito dal suo fondatore a essere qui – come altrove all'interno del ramo monastico – in questione.

Inidoneità alla vita adulta... la sorte ignorata di coloro che abbandonano le comunità

Il lungo racconto di questa discesa agli inferi viene da una giovane donna che scopriamo sicura di sé, equilibrata, generosa, che vuole donarsi in modo assoluto per amore di Cristo e che cade succube di un'organizzazione dove nessuno sembra essere formato per le funzioni che svolge, dove l'infantilizzazione è la regola, dove la spiritualizzazione dispensa da ogni riflessione critica, dove l'autorità giustifica l'arbitrarietà, dove la spoliazione di sé è posta a criterio dell'obbedienza alla volontà di Dio tradotta dalla priora, che un giorno fa sentire a “Suor Sabine” questa risposta: «E anche se noi sbagliassimo, tu, obbedendoci, non sbagli».

In sei anni di vita religiosa, seguiti da tre di impossibile ricostruzione, si confronta con una gerarchia cattolica che non vuole sapere o finge di non poter fare nulla. Incontra cinque volte il vescovo di Tarbes da cui dipende la comunità. Invano! In Vaticano un affabile monsignore le spiega che l'abito religioso che lei indossa è un abuso poiché appartiene sempre e solo ad un'associazione di fedeli! Cosa hanno fatto le autorità per vietarlo? Si distinguono dalla massa alcune figure femminili, come suor Véronique Margron o suor Chantal-Marie Sorlin. In questi anni Sabine Tainturier ha la sensazione di una totale disumanizzazione. Scrive: «Quando mi è stata improvvisamente aperta la porta d'uscita e chiuso il futuro, ho vissuto l'umiliazione della mia evidente regressione. Non ero più adatta alla normale vita adulta. Questa è la sorte sconosciuta di coloro che abbandonano la comunità».

Abuso spirituale, punto cieco nella condotta ecclesiale

L'essenza del messaggio del libro, che va letto, è lì. L'autrice, che non intende in nessun momento regolare i conti con la sua ex comunità e preferisce porsi come testimone piuttosto che come vittima, viviseziona senza pietà le questioni poste da questa deriva comune a tante nuove Comunità. «Oggi, scrive, l'abuso chiamato goffamente spirituale – i suoi meccanismi, la sua gravità e le sue pesanti conseguenze – rimane nel punto cieco della condotta ecclesiale». E di fronte all'immobilismo della gerarchia, all'impreparazione delle "uscite" dalle comunità per coloro che desiderano riconquistare la propria libertà, alle evidenti falle nei processi di riconoscimento-riparazione che escludono gli abusi non sessuali lasciando le vittime alla loro solitudine e alla loro angoscia, si pone un interrogativo: «Chiesa, sei tu che chiami i giovani a dare tutto. Chi risponde poi, quando ne escono spezzati e tu ne sei responsabile? Come li accompagni?».

Ma la lista di fratelli e sorelle che scelgono proprio di “andarsene” da tante comunità si allunga. A quanto sembra, diverse decine in un periodo recente per le sole Fraternità monastiche. Nel 2022 i due visitatori apostolici nominati dal Vaticano, il frate domenicano Bruno Cadoré e la suora ausiliatrice Emmanuelle Maupomé sono stati confermati come assistenti apostolici delle Fraternità monastiche di Gerusalemme con il dove la spiritualizzazione dispensa da ogni riflessione critica, dove l'autorità giustifica l'arbitrarietà, dove la spoliazione di sé è posta a criterio dell'obbedienza alla volontà di Diocompito di aiutarle in un processo di discernimento e riforma. Tuttavia, nota Sabine Tainturier nel suo libro, a parte il fatto che non hanno autorità sulle fraternità apostoliche in piena deriva, «i quattro assi del discernimento e della riforma non accennano a un processo di riparazione. Tanto che oggi un certo numero di ex fratelli e sorelle si interroga su un possibile ricorso ai tribunali civili per ottenere un risarcimento: «Se non si può far valere il diritto della Chiesa di fronte ad abusi specifici, quale garanzia di equità può dare la Chiesa?».

Di fronte all’impossibilità di una riforma, dobbiamo rassegnarci allo scioglimento? (8).

«Non leggerai dalla mia penna che la Chiesa copre...»

Difficile continuare senza stancare. Il quadro che potrebbe portare alla conclusione dell'indifferenza generalizzata e del tradimento rimane cupo. Tuttavia, alcune vittime-testimoni delle Fraternità testimoniano che qua e là ci sono orecchie attente desiderose di sbloccare situazioni che non avevano nemmeno immaginato, di «attraversare insieme questa prova» e di invitare la Chiesa a trarre le ultime conseguenze di questo shock, come delineato dal rapporto Ciase nelle sue raccomandazioni. Nella sua indagine su La Croix l'Hebdo, Mikael Corre scrive da parte sua: «Non avrei mai avuto accesso a così tante informazioni senza l'aiuto attivo di diverse persone molto impegnate nella Chiesa. Si tratta di sacerdoti, religiosi o religiose, o anche di laici che hanno esercitato importanti responsabilità presso le autorità ecclesiali. Amano la Chiesa e vogliono servirla. Tutti condividono la convinzione che solo la verità più rigorosa consentirà all'istituzione di risollevarsi con onore dalla crisi degli abusi sessuali. Questi informatori, per i quali la lotta agli abusi è diventata la lotta di una vita, sono il motivo per cui non leggerete sotto la mia penna che “la Chiesa copre”. Perché anche loro sono la Chiesa».

Sciogliere o almeno sospendere l’ingresso al noviziato fino a nuovo avviso?

Resta però la domanda formulata nel titolo di questo – troppo lungo – articolo: impegnarsi in riforme impossibili o rassegnarsi allo scioglimento? Perché infine se si giudica un albero dai suoi frutti è troppo facile approfittare solo dei "buoni frutti", indiscutibili, rifiutandosi di guardare in faccia le migliaia di esseri spezzati che non possono essere ridotti a semplici vittime collaterali della Nuova Evangelizzazione. Ma per usare un'espressione di Sabine Teinturier: possiamo cambiare la natura di una pianta? Scrive inoltre: «Per restaurare una campana, bisogna rifonderla tutta». La dissoluzione non sarebbe una novità rispetto alla storia delle nuove comunità. Citiamo: Verbe de vie, Pain de vie, Théophanie, Sainte Croix, Points Cœur… E, si chiedono alcuni, non sarebbe stato necessario sciogliere i Legionari di Cristo, o anche i Fratelli di Saint-Jean? E oggi Bethléem, le Béatitudes, le Fraternités de Jérusalem?

Si obietterà che lo scioglimento di questa o quella comunità avrebbe la conseguenza immediata di sprofondare decine, centinaia di uomini e donne nell'insicurezza totale: materiale, psicologica, spirituale... Il che è vero e richiederebbe un accompagnamento, come avviene per Verbe de Vie il cui scioglimento, annunciato un anno fa, entrerà in vigore la prossima estate. Ma non è proprio questo oggi, nell'indifferenza generale, il destino di chi le ha abbandonate o ne è stato escluso? E come immaginare uno scioglimento da parte di autorità vaticane o diocesane già riluttanti o impotenti a costringerle semplicemente alla riforma?

In una recente inchiesta di Famille Chrétienne, anch'essa intitolata: “Nuove comunità, riformare o sciogliere?” (9) Yves Hamant, che nel 2013 partecipò, con alcuni altri "informatori", all'iniziativa dell'Appello di Lourdes rivolto ai vescovi sulla questione delle derive spirituali nelle comunità cristiane, si spiega in questi termini: «Ho consultato il cardinale Georges Cottier, che era il teologo personale di Giovanni Paolo II. Non escludeva che si potesse imporre lo scioglimento. Ciò richiede ovviamente la messa in atto di un adeguato accompagnamento, che non è stato ancora garantito nemmeno alle persone già uscite. Nell'immediato, argomenti di merito vanno almeno nella direzione di una moratoria, con sospensione degli ingressi fino a nuovo ordine». È responsabile, infatti, lasciare che queste comunità accolgano giovani novizi anche se il loro processo di riforma sembra doversi protrarre per anni?

«Voglia Dio», scrive Sabine Tainturier, «che il troppo lungo cammino della Chiesa dall'occultamento al riconoscimento degli abusi sessuali sia un aiuto anche per la vita religiosa, per gli abusi non sessuali che vengono commessi anche al suo interno. E che i semplici battezzati continuino ad assumere nella Chiesa il loro ruolo profetico di informatori – anche a costo di scuotere l'istituzione – al servizio dei diritti delle vittime e del Vangelo».

Note

(1) Inirr: Autorità nazionale indipendente di riconoscimento e riparazione; Crr: Commissione Riconoscimenti e Risarcimenti.

(2) Si può anche leggere l’inchiesta sul sito web della testata.

(3) In realtà le Fraternités de Jérusalem comprendono un ramo monastico maschile e femminile, un ramo apostolico, ugualmente maschile e femminile, e un ramo laicale, che non bisogna confondere.

(4) Anne Mardon, Quand l’Eglise détruit, L'Harmattan 2019, 22 €.

(5) Sophie Lebrun, “Les Fraternités de Jérusalem affrontent leur histoire, marquée par les abus spirituels”, La vie, 3 dicembre 2020.

(6) Anne Mardon, Silences dans l’Eglise, par action et par omission, Ed. L'Harmattan, 136 p., € 15; Anne-Charlotte de Maistre, Liturgies sous prozac, Salvator 2022, 196 p., € 18,80. Nel 2020 è anche uscito in autopubblicazione il libro di Erika Martino, L’Amour est plus fort que la mort, disponibile su internet.

(7) Sabine Tainturier, Sois pieuse et tais-toi!, Ed. L'- harmattan 2022, 260 p., €23.

(8) Che non è, sono d'accordo, il punto di Sabine Tainturier nel suo libro, come non è quello di Mikael Corre in La Croix.

(9) Famille Chrétienne n°2336, 22-28/10/2022.

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