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Scoperte fosse comuni ad Ajdabiya in Libia. Mediterranea: «Responsabilie anche il nostro governo che stipula accordi con criminali».

Scoperte fosse comuni ad Ajdabiya in Libia. Mediterranea: «Responsabilie anche il nostro governo che stipula accordi con criminali».

AJDABIYA-ADISTA. La scoperta di fosse comuni nella zona di Ajdabiya, nella provincia di Brega, in Libia, porta alla luce l’ennesimo orrore consumato ai danni di rifugiati, migranti e persone apolidi in Libia. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, raccolte e rilanciate da Refugees in Libya, almeno 21 persone sarebbero state sequestrate, detenute arbitrariamente, torturate e infine uccise a sangue freddo. Donne e uomini imprigionati, abusati e giustiziati.

«Un sospetto è stato “formalmente” arrestato, ma questo non può essere considerato sufficiente – spiegano da Mediterranea Saving Humans –. Sappiamo che questi luoghi possono esistere perché non solo sono tollerati, in cambio di denaro, dalle autorità governative, ma sono anche funzionali al trattenimento e confinamento dei migranti, su diretto mandato di Italia e Unione Europea. Mai abbiamo sentito pronunciare dai nostri governi, durante meeting e conferenze stampa sulla stipula di accordi e trattati con signori della guerra libici diventati da capi milizia a “validi interlocutori” per gestire la frontiera esternalizzata, una pregiudiziale sui diritti umani, che potesse vincolare ogni rapporto e ogni accordo, al loro rispetto in Libia.

Se confermati, questi fatti configurano gravi crimini internazionali che non possono rimanere confinati nell’ambito della giustizia nazionale libica. È indispensabile che il caso venga immediatamente deferito alla Corte Penale Internazionale, al fine di garantire indagini indipendenti, la protezione dei testimoni e la piena attribuzione di responsabilità per crimini contro l’umanità».

Le uccisioni sarebbero avvenute in un’area sotto il controllo del regime del generale Khalifa Haftar. Proprio con questo regime l’Italia, insieme a Turchia e Stati Uniti, sta avviando o rafforzando nuovi accordi economici e militari, inclusi quelli in materia di cosiddetto “contrasto all’immigrazione clandestina”. Collaborazioni che da anni coprono violazioni sistematiche dei diritti umani, abusi diffusi e interessi opachi.

Quanto emerso ad Ajdabiya non rappresenta un’eccezione, ma il risultato prevedibile di un sistema violento e strutturale: un sistema che intercetta persone in fuga, le respinge in mare, le riporta forzatamente in Libia e le consegna a detenzione arbitraria, torture e morte, negando qualsiasi via sicura di accesso alla protezione internazionale. Questo stesso sistema favorisce la proliferazione di reti criminali e trafficanti di esseri umani, direttamente responsabili di uccisioni, sparizioni e fosse comuni come quelle recentemente scoperte.

Un sistema costruito e sostenuto anche dalle politiche dei governi e delle istituzioni europee. «L’esternalizzazione delle frontiere, i respingimenti per procura, il finanziamento dei centri di detenzione e la sistematica negazione del diritto d’asilo rendono questi crimini non solo prevedibili, ma ripetuti nel tempo – concludono da Mediterranea –. Non si tratta di “gestione delle migrazioni”: è violenza sistemica, responsabilità politica e complicità. Chiediamo verità e giustizia per tutte le persone uccise, scomparse e torturate nel nome del controllo delle frontiere».

 

Foto: Mediterranea Saving Humans

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