No al "Board of Peace" di Trump, sì alle Nazioni Unite e al diritto internazionale!
Flavio Lotti (presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace) e Marco Mascia (presidente del Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova) rilanciano l’appello per la difesa del diritto internazionale dello scorso 5 gennaio e invitano l’Italia a «non entrare nel Board of Peace!». «Lo ripetiamo ancora una volta (anche se il tempo e gli strumenti si stanno esaurendo)», dichiarano i due firmatari della nota odierna: «I responsabili della politica italiana (tutti) devono agire con determinazione per fermare l’attacco in corso al sistema multilaterale democratico e difendere l’Onu, il diritto e la legalità internazionale».
Secondo i due autori, l’iniziativa di Trump, lungi dal voler determinare un nuovo percorso di pace per il mondo intero, rappresenta «un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie».
Una violazione del diritto internazionale
Per questo è molto importante che tutti i Paesi invitati, Italia compresa, non devono commettere «un atto di pura follia politica», accettando i entrare nel nuovo organismo di Trump. Italia e UE, al contrario, «devono fare quello che non hanno ancora voluto fare: mobilitare tutti i governi disponibili per difendere e rilanciare l’Onu, il diritto e la legalità internazionale».
In tal senso risulterebbe «illegittima», secondo Lotti e Mascia, anche la Risoluzione 2803/2025 con la quale il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha attribuito al “Board of Peace” di Donald Trump un ruolo chiave nella pacificazione di Gaza. Violerebbe infatti, spiegano, «gli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite e viola palesemente il diritto internazionale dei diritti umani, compreso il diritto di autodeterminazione dei popoli».
Dietro il Board solo interessi
Sottolineano infine i due firmatari che «il fine del “Board of Peace” non è quello di promuovere la pace e la cooperazione internazionale bensì quello di difendere gli interessi del suo presidente, anche con la minaccia e l’uso della forza». Questo lo dimostrerebbe la sua stessa “carta costitutiva” all’interno della quale non vi è «alcun riferimento al diritto umanitario internazionale, al diritto internazionale dei diritti umani e al diritto penale internazionale, cioè a quel corpus organico di norme giuridiche che sono alla base della pace e della sicurezza». Lo dimostrerebbe infine la sua struttura interna, totalmente «autocratica», che «attribuisce il potere assoluto al suo presidente (che si è autonominato), compreso quello di ammettere o espellere i membri».
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