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Contro la deriva della disuguaglianza, mettere le persone al centro

Contro la deriva della disuguaglianza, mettere le persone al centro

In una nota del 19 gennaio scorso l’Associazione Don Bosco 2000 di Piazza Armerina (EN) commenta i dati diffusi dal rapporto annuale di Oxfam sul «baratro della disuguaglianza», diffuso in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos. E afferma che «Il baratro della disuguaglianza non è una fatalità, ma una scelta politica».

I dati di Oxfam «non sono solo numeri», afferma il presidente dell’Associazione, Agostino Sella: «sono un grido di dolore che arriva dai territori in cui operiamo ogni giorno, dalla Sicilia al cuore dell’Africa Subsahariana. Leggere che appena 12 persone possiedono una ricchezza superiore a quella di 4,1 miliardi di esseri umani è uno schiaffo alla dignità umana e al messaggio cristiano di giustizia sociale che ispira la nostra azione».

Secondo il presidente «siamo di fronte a una “regressione democratica” in cui il potere economico di pochi sta letteralmente comprando il futuro di molti. Mentre a Davos si parla di “spirito di dialogo”, la realtà che tocchiamo con mano è quella di un mondo che ha deciso di ignorare l’altro».

La disuguaglianza, insomma, non è un destino legato alla scarsità di risorse, aggiunge Sella, ma una chiara scelta politica, «per una loro distribuzione criminale. La povertà estrema cresce sempre di più in Africa. Lo vediamo nei villaggi del Senegal, del Mali e del Gambia dove operiamo: le materie prime vengono depredate, ma i proventi non tornano mai alle comunità locali».

Fanno parte delle scelte “criminali” che aumentano la disuguaglianza nel mondo anche i tagli alla spesa pubblica dei singoli Stati e alla cooperazione internazionale: «I tagli colpiscono sempre gli stessi – sottolinea Sella –. È inaccettabile che, in un momento di ricchezza globale record, si scelga di tagliare sulla sanità, sull'istruzione e sull'accoglienza. Questi tagli non sono semplici aggiustamenti di bilancio: si traducono in 14 milioni di morti previste entro il 2030. Tagliare i fondi significa condannare a morte migliaia di bambini e negare ai giovani il diritto di non dover emigrare per disperazione».

Sullo stile di San Giovanni Bosco, il presidente dell’Associazione chiede alle istituzioni di mettere le persone al centro delle loro scelte politiche, e aggiunge: «Non possiamo accettare un sistema dove il diritto alla vita dipende dal portafoglio di una dozzina di uomini. Dobbiamo invertire la rotta subito. Serve una Cooperazione Circolare che rimetta al centro la persona e non il profitto. Perché investire nelle persone, nei loro talenti e nel loro diritto a vivere dignitosamente nella propria terra o dove scelgono di migrare, è l’unico modo per fermare questa deriva autoritaria e disumana».

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