Celibato obbligatorio: un’insanabile frattura tra regola e vita. Intervista a Giovanni Gatto
Tratto da: Adista Notizie n° 7 del 21/02/2026
42522 ROMA-ADISTA. Un pressante bisogno di vita e di amore che non poteva essere più taciuto: dopo anni di faticoso discernimento, in ascolto della propria vocazione sacerdotale ma anche dei propri profondi bisogni, Giovanni Gatto – 51.enne originario di Montebelluna in provincia di Treviso, ex parroco di Santa Maria in Tempera, piccola frazione del capoluogo abruzzese L’Aquila – ha deciso di lasciare il ministero ordinato, chiedendo formalmente la dispensa dai voti perpetui e la dimissione dallo stato clericale. Una decisione che non scaturisce da una crisi di fede o di vocazione ma da una «frattura interiore» che ha condotto a una «resa alla verità», come spiega bene un articolo della giornalista Vera Manolli pubblicato il primo febbraio su La Tribuna di Treviso. Uno dei primi quotidiani locali che hanno raccontato la vicenda dell’ex sacerdote e che hanno ricostruito la sua parabola pastorale, dipanata per lo più nella diocesi aquilana, quando l’ex parroco è diventato punto di riferimento umano e spirituale per le famiglie di Tempera, vittime del drammatico sisma del 2009, e protagonista della resistenza popolare alle mire dei clan camorristi sulla ricostruzione, più volte minacciato e messo sotto scorta.
Alla Tribuna di Treviso don Giovanni ha raccontato di aver preso questa decisione perché non poteva «più vivere diviso in due», perché il desiderio dell’amore di una donna e di metter su famiglia era diventato troppo forte e non riusciva più a reprimerlo: «Non ho lasciato per ribellione né per mancanza di fede, ma per restare onesto», nonostante la paura e la «vergogna»; «a un certo punto ho capito che stavo resistendo non per fede, ma per paura».
Una paura raramente infondata, perché un sacerdote, quando diventa ex, si ritrova ad affrontare una nuova vita spesso in totale solitudine, costretto a reinventarsi (casa, “lavoro”, città, reti relazionali, abitudini, ecc.) senza preparazione, senza un sostegno economico e senza un supporto spirituale e psicologico. Specialmente nelle piccole realtà rurali della provincia italiana, un ex prete può facilmente imbattersi nel moralismo giudicante che ancora esprime il mondo cattolico più retrivo e tradizionalista. A volte gli capita di incontrare l’ostilità persino delle persone più care e dei propri familiari, che considerano la sua scelta come un fallimento o un gesto sconsiderato, uno stigma che si abbatte sull’intera famiglia e ne mina la reputazione al cospetto della comunità. Un ex prete, che già deve affrontare problemi di inserimento sociale e di sostentamento, si vede così condannando anche alla solitudine, alla colpevolizzazione e spesso alla depressione. Per molti, dunque, è meno oneroso continuare a vivere dentro la Chiesa, reprimendo i propri bisogni o vivendoli clandestinamente. Lasciare, in coerenza con la propria coscienza, rappresenta a volte un salto nel buio, senza rete di protezione, e non è mai a costo zero.
Il tuo è un caso emblematico di abbandono che non scaturisce da una “crisi vocazionale” ma dall’impossibilità di ricomporre la lacerazione interiore tra regole imposte e vita reale.
Negli ultimi tre anni 750 sacerdoti hanno abbandonato il ministero ordinato. Se il celibato fosse facoltativo e non obbligatorio, la maggior parte di loro – me compreso – potrebbe benissimo continuare a fare il sacerdote. Questo è dimostrato anche dal fatto che molti sacerdoti hanno una doppia vita. Dirò di più: alcuni preti mi hanno confidato che, quando avevano una donna al loro fianco, vivevano la loro missione e il loro ministero con maggior entusiasmo e maggiore motivazione.
Come si può pretendere la fedeltà al celibato obbligatorio se questo viene da una regola imposta che nulla ha a che fare con il Vangelo? Di chi è la responsabilità di tanta ipocrisia? Del prete vive la fedeltà alla parte più profonda e umana di se stesso o della Chiesa?
La responsabilità è enorme ed è in capo alla Chiesa, che non guarda in faccia alla realtà e non procede con una riforma necessaria, nemmeno dopo la pressante domanda emersa negli ultimi Sinodi. Papa Francesco, nell’intervista del 1° novembre 2023 al direttore del TG1, ha detto che la regola del celibato obbligatorio può essere cambiata, come dimostrano esperienze di alcune Chiese cattoliche orientali. Ha detto anche che la Chiesa non ha bisogno di «preti zitelli». Insomma, se la Chiesa non si sveglia continuerà a perdere fedeli, che si allontanano, e anche intere comunità, scoperte per la carenza strutturale di preti. Molti preti sposati potrebbero essere riabilitati per far fronte al calo delle vocazione.
Vivere allo stesso tempo la vocazione sacerdotale e quella familiare è davvero impossibile? Eppure anche nella Chiesa cattolica già esiste un clero cosiddetto “uxorato"...
C’è una grande contraddizione: ci sono i preti anglicani passati alla Chiesa cattolica insieme alle loro mogli; ci sono preti di rito bizantino, maroniti o copti che portano avanti il loro ministero con le loro mogli. Quindi è possibile, sebbene la Chiesa continui a frenare. Non capisco qual è il problema: forse è di natura economica, come molti sostengono, per preservare i beni ecclesiastici dalle linee ereditarie? In ogni caso il paradosso resta, perché tutti gli esseri umani hanno un bisogno profondo di coltivare la propria dimensione affettiva e anche sessuale... che quando è repressa può generare mostri. Sono tanti i preti che vivono relazioni clandestine, con compagne e anche figli. Ma la Chiesa, terrorizzata da antichi tabù, non ha ancora il coraggio di “fare verità”.
Sin da giovanissimo hai nutrito forti dubbi sul celibato obbligatorio. Eppure hai scelto di proseguire verso l’ordinazione. Forse il problema è nella formazione che hai ricevuto?
Purtroppo, quando ci hanno formato al celibato, in qualche modo ci hanno plagiato. Abbiamo accolto il celibato sotto una grande pressione: un po’ per coronare il sogno di diventare sacerdoti, ma anche per non deludere parenti, amici, formatori, guide spirituali. Oggi posso anche assumermi la responsabilità di non aver sin da subito manifestato le mie resistenze nei confronti del celibato. In ogni caso la formazione nei seminari va assolutamente ripensata, perché castra e soffoca aspetti fondamentali della vita dei futuri sacerdoti. A noi è mancata una formazione di tipo umano e anche psicologico che ci costringesse a un discernimento profondo, guidata da laici liberi e aperti, non da persone messe lì per inculcare una visione moralista della vita. Oggi io mi assumo le mie responsabilità con questo atto di coraggio, verità e onestà. La Chiesa faccia lo stesso.
Nella Lettera ai preti di Madrid (v. notizia precedente) il papa afferma che i voti, come il celibato, devono essere vissuti «non come negazione della vita, ma come la forma concreta che permette al sacerdote di appartenere interamente a Dio senza smettere di camminare tra gli uomini».
Io rispetto l’idea del papa, ma il celibato deve essere facoltativo: c’è chi lo sceglie per sentirsi maggiormente impegnato nella vita pastorale, ma c’è anche chi vive una relazione di coppia portando avanti senza problemi il suo ministero e la sua missione. Il papa dice che il celibato non deve essere vissuto come una castrazione, un’imposizione, una frustrazione: alcuni lo vivono bene, nell’ottica di una disponibilità totale; altri no, come nel caso mio e di molti ex preti che comunque amavano profondamente la vita ordinata. Il problema è grande, e la riforma dovrebbe riguardare il ministero ordinato in toto, non solo nell’aspetto del celibato, dal punto di vista teologico ed ecclesiologico, e adeguare gli strumenti formativi. Ma la Chiesa arriverà a fare le riforme solo quando avrà l’acqua alla gola, quando sarà troppo tardi.
Eppure sotto il pontificato di Francesco si è discusso molto di celibato, e ci sono state anche importanti aperture da parte di eminenti vescovi.
In particolare con il Sinodo dei vescovi dell’Amazzonia, papa Francesco aveva iniziato ad affrontare la questione dei preti sposati e dei viri probati, perché in molte parti del mondo mancano preti oppure il voto di celibato è costantemente violato. Poi però qualcosa si è inceppato. Il papa stesso ha frenato, forse sotto la pressione della componente più retrograda, clericalista e tradizionalista della Chiesa, che non ammette riforma.
Mi risulta che diversi anni fa anche la Cei abbia condotto un’indagine statistica chiedendo ai preti la loro opinione del celibato obbligatorio. Mi dicevano alcuni superiori che, però, l’esito di questa indagine è stato occultato e l’indagine archiviata. Ma perché abbiamo paura di fare verità?
Cosa chiedi alla Chiesa?
Colgo l’occasione di questo scambio per rivolgere un appello rispettoso al Vaticano, alla Chiesa italiana e all’intera comunità cattolica. Non intendo assumere toni di ribellione né alimentare polemiche: amo la Chiesa e continuo a riconoscerla come madre, anche quando faccio fatica a comprenderne alcune scelte. Proprio per questo, dal profondo del cuore, chiedo che si apra uno spazio di riflessione e di chiarezza sul tema del celibato sacerdotale. Se una riforma non è ritenuta opportuna, sarebbe importante spiegarne con trasparenza le ragioni, ascoltando anche la voce di chi oggi vive questa situazione con sofferenza. Parlo anche a nome di molti sacerdoti – in attesa di dispensa o che l’hanno già ottenuta – che continuano a sentirsi parte della Chiesa e che non desiderano essere percepiti come “scartati”, ma come figli che hanno compiuto un percorso complesso e personale. Il nostro desiderio non è dividere, ma essere ascoltati.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
