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Nucleare civile in italia: una scelta ostinata, ma che si fonda sul nulla

Nucleare civile in italia: una scelta ostinata, ma che si fonda sul nulla

Tratto da: Adista Notizie n° 7 del 21/02/2026

42524 ROMA-ADISTA. “Delega al governo in materia di energia nucleare sostenibile” è il titolo del Disegno di Legge (atto della Camera n. 2669) presentato il 17 ottobre 2025 dalla presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin che, appunto, «delega il governo a definire un quadro normativo chiaro e organico per la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, il quale sia idoneo, nel rispetto delle stringenti esigenze di sicurezza, ad attrarre investimenti privati e pubblici, oltre che a promuovere la competitività e l’efficienza del Paese».

Nel corso delle audizioni svolte nella prima decade di febbraio dai parlamentari delle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera nell’ambito dell’esame del Ddl, hanno preso la parola anche rappresentanti di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Coordinamento FREE, Kyoto Club, Legambiente, WWF Italia, Greenpeace Italia e ISDE Italia, realtà aderenti a “100% Rinnovabili Network”, coalizione della società civile ambientalista nata intorno all’omonimo appello di metà luglio 2024 (v. Adista Notizie n. 29/24), che ha raccolto l’adesione di scienziati, ricercatori, docenti di importanti atenei, giornalisti, sindacalisti e rappresentanti di numerose realtà tra le quali Forum Disuguaglianze e Diversità, Club di Roma, Transport & Environment Italia, FOCSIV, Altromercato, Libera, Banca Etica, A Sud, Cittadinanza Attiva, ACLI, ARCI, Forum Terzo Settore, Slow Food e AOI.

L’11 febbraio, a margine delle audizioni, una nota della coalizione ha sottolineato che «il ritorno alle centrali nucleari in Italia, proposto dal governo Meloni, è economicamente insostenibile, impraticabile e non necessario» e che, al contrario, le fonti di energia rinnovabile, unitamente alle nuove tecnologie di accumulo dell’energia prodotta, rappresentano «le scelte più convenienti, praticabili e sicure per l’Italia». Ai deputati delle Commissioni riunite i rappresentanti della coalizione hanno presentato «un’analisi approfondita che mette in luce come la proposta» del governo del rilancio del nucleare in Italia «si basi su presupposti tecnici ed economici non dimostrati».

Ma quali piccoli reattori?

Nella nota si punta il dito contro il mantra dei cosiddetti Piccoli Reattori Modulari (SMR), che il governo è certo ridurranno notevolmente i costi della decarbonizzazione «rispetto a una ipotesi esclusivamente basata sulle rinnovabili». Eppure, spiega la Rete, i dati disponibili smontano chiaramente le granitiche certezze dell’esecutivo, visto che «a oggi nessun SMR è operativo in Occidente, e diversi progetti internazionali sono stati sospesi o abbandonati dopo importanti aumenti di costo». Come il progetto statunitense NuScale, il quale «presenta stime di produzione dell’energia tra 250 e 354 $/MWh, valori del tutto fuori mercato». O come gli unici tre SMR in funzione al mondo, che prevedono aumenti di prezzo ancora più sbalorditivi: il cinese “Shidao Bay 1”, «risultato più costoso del 200%» appena attivato», e i due SMR galleggianti russi, che «hanno superato il 300% del costo previsto inizialmente».

Il problema delle scorie

La coalizione aggiunge un altro importante tassello alla riflessione sul nucleare: secondo le ultime stime scientifiche, infatti, «gli SMR produrrebbero da due a trenta volte più rifiuti radioattivi rispetto ai reattori tradizionali». Questione non irrilevante, soprattutto perché nel nostro Paese ancora oggi non si riesce a individuare un “deposito nazionale” per lo stoccaggio delle scorie nucleari accumulate dopo la chiusura delle centrali imposta dal Referendum del 1987.

Strategie: indietro tutta!

Secondo la coalizione, poi, il governo afferma che il nucleare rappresenti la «spina dorsale» della produzione elettrica nel Vecchio Continente ma per sostenere questo assunto non fornisce i dati più recenti, che dicono l’esatto contrario: «Nel 2025 solare ed eolico hanno superato il nucleare nella generazione elettrica dell’UE, con una quota complessiva del 30,1% contro il 23,4%. La tendenza è consolidata: mentre le rinnovabili crescono rapidamente, la produzione da nucleare rimane stabile o in calo». Allo stesso tempo calano progressivamente i costi delle rinnovabili e degli accumuli industriali, «rendendo possibile un sistema elettrico affidabile basato su fonti rinnovabili».

Ecco, dunque, perché l’operazione del governo oggi non ha alcun senso: «Puntare sul nucleare non ridurrà i costi energetici né aumenterà la sicurezza del sistema. Al contrario si rallenterebbe il processo di decarbonizzazione e rischierebbe di imporre al nostro Paese investimenti elevati e incerti su tecnologie non disponibili».

Eppure il governo persegue strade vecchie e insicure, insegue «reattori inesistenti», glissa sulle evidenze più recenti e continua a ignorare la volontà popolare – contraria all’energia nucleare – che si è già espressa nei due referendum del 1987 e del 2011. Il governo italiano sceglie l’opzione meno lungimirante quando «ha già davanti a sé la strada più sicura e conveniente fatta di rinnovabili, efficienza, accumuli e reti intelligenti», conclude “100% Rinnovabili Network”. «La priorità è accelerare sulle tecnologie che stanno già garantendo risultati concreti, senza affidarsi a soluzioni che non hanno alcun riscontro tecnico o industriale». (giampaolo petrucci)

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza

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