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Sospesa la cacciata delle Ong da Israele. Grande partecipazione al Flash mob #NoListeNoBersagli

Sospesa la cacciata delle Ong da Israele. Grande partecipazione al Flash mob #NoListeNoBersagli

Non 52, come era stato annunciato, ma ben 62 sono stati gli ospedali che si sono mobilitati per #NoListeNoBersagli, mentre ha superato le 8mila firme la petizione che chiamava al flash mob, realizzato il 26 febbraio per dire «NO al bando di Israele contro le Ong che non consegnano i nomi del personale palestinese; NO al ddl antisemitismo e decreto sicurezza; NO alla criminalizzazione del personale sanitario», riaffermando: «Stiamo con le Ong, stiamo con Gaza. La solidarietà e la cura non sono reato!».

Organizzato da #DigiunoGaza e da Sanitari per Gaza, il flash mob è stato animato da operatrici e operatori sanitari su tutto il territorio nazionale, da Trento a Palermo. Tutto testimoniato nel breve efficace video racconta la mobilitazione in alcuni ospedali.

Ed è giunta due giorni dopo, il 28 febbraio, la notizia che l'Alta Corte di Israele, accogliendo il ricorso delle organizzazioni non governative, ha temporaneamente sospeso il bando delle Ong dal territorio israeliano che sarebbe scaduto proprio il 28/2. Il bando specificava che la decisione di sospensione delle attività avrebbe potuto essere revocata solo qualora le organizzazioni avessero completato integralmente la procedura di registrazione. Questa comprendeva la richiesta di trasmettere di elenchi completi del personale nazionale palestinese, unitamente a motivazioni vaghe e politicizzate per il diniego. Secondo le Ong, questo obbligo «espone il personale nazionale a possibili ritorsioni e compromette le consolidate garanzie in materia di protezione dei dati e riservatezza. Per le organizzazioni europee, in particolare, l’adempimento di tali richieste determinerebbe significative responsabilità giuridiche e contrattuali. Più in generale, requisiti di questo tipo creano un precedente suscettibile di disincentivare un’azione umanitaria indipendente e basata su principi in contesti altamente politicizzati».

Da qui il ricorso all’Alta Corte, per ora coronato d successo.

*Un fotogramma del video sul flash mob nei vari ospedali italiani

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