Editoria (e politica) in Francia. Il caso Grasset e l’attacco della destra cattolica
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 18 del 16/05/2026
Il 14 aprile scorso, Olivier Nora, direttore da più di 20 anni della storica casa editrice Grasset, è stato licenziato in tronco dal miliardario bretone Vincent Bolloré che aveva rilevato la casa editrice nel 2023, all’interno del gruppo Hachette Livre. Bolloré, la cui immensa fortuna deriva da compravendite di partecipazioni in società varie, non nasconde le sue idee di estrema destra. Quest’ultimo atto di forza potrebbe corrispondere a un’accelerazione dell’agenda politica in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
Dopo un primo momento di choc legato al licenziamento del loro editore, gli autori e le autrici di Grasset si sono riuniti in emergenza, hanno scritto una dichiarazione comune e hanno deciso di lasciare in massa la casa editrice. Nel comunicato si può leggere: «Il licenziamento di Olivier Nora è un attacco inaccettabile all’indipendenza editoriale e alla libertà di creare... siamo ostaggi di una guerra ideologica per imporre l’autoritarismo ovunque nella cultura e nei media». I firmatari sono autori e autrici autorevoli, tra i quali Virginie Despentes, Vanessa Springora, Anne Berest, Sorj Chalandon, Olivier Guez e tanti altri.
La parola ostaggio può suonare un po’ forte ma nel caso della legislazione francese è più che giustificata. Gli autori cedono infatti i loro diritti sine die, fino quindi a 70 anni dopo la loro morte. È un caso unico in Europa dove solitamente i diritti d’autore hanno una durata temporanea e possono essere rinnovati oppure no. Ecco perché una delle prime azioni che questo collettivo di più di 100 autori ha deciso di intraprendere, è una battaglia per introdurre nei contratti una clausola di coscienza, simile a quella dei giornalisti, che consentirebbe di rescindere il rapporto con l’editore qualora questo cambiasse radicalmente di ideologia. È già successo con la casa editrice Fayard che ha pubblicato il libro di Jordan Bardella, leader del partito di estrema destra Rassemblement National o dell’ideologo razzista e antisemita Eric Zemmour. Giornali, reti televisive, case editrici sempre più concentrate nelle mani di ricchissimi finanzieri, si trasformano così in organi di propaganda, promuovendo un pensiero unico reazionario e violento e perdendo ogni indipendenza.
La risposta di Vincent Bolloré alla protesta di questi autori e autrici dimostra il disprezzo profondo nei confronti del lavoro intellettuale e culturale; Bolloré li ha definiti dei borghesi privilegiati e si è giustificato dicendo che «a casa mia, faccio quello che voglio». Questa narrazione distorta del ruolo degli artisti e degli intellettuali è nota ed è stata largamente utilizzata anche in Italia dove il lavoro culturale è scarsamente remunerato, spesso denigrato e ha portato al disastro politico che è sotto gli occhi di tutti. Gli artisti non sono affatto dei privilegiati, al contrario faticano a vivere del loro lavoro, sono spesso in situazione di precarietà. Questo rovesciamento sistematico della verità è al cuore della strategia di propaganda dell’estrema destra.
In un’intervista la scrittrice Virginie Despentes, autrice del testo King Kong Theory (tradotto in italiano da Maurizia Balmelli per Fandango Libri), fa un’interessante analogia tra la predazione capitalista e la predazione sessuale. Essere un predatore significa abusare del proprio potere per spogliare l’altro della sua umanità. «Gli scrittori e le scrittrici non sono tutti dei borghesi, i lettori e le lettrici non sono tutti dei borghesi, le librerie non sono negozi di lusso», dice Despentes, «vogliamo recuperare i diritti dei nostri romanzi perché messi gli uni accanto agli altri costituiscono una foresta e vogliamo mettere questa foresta al riparo dal vandalismo».
Molto chiare anche le parole di Vanessa Springora, autrice del libro In consenso (traduzione di Gaia Cangioli per La Nave di Teseo): «Il contesto è favorevole per interpellare il mondo politico sulla minaccia che un miliardario – che ha deciso di influire sul destino del suo paese cercando di far eleggere l'estrema destra – fa pesare sulle istituzioni culturali e mediatiche. Di fronte alla bollorizzazione degli animi, favorita da un sistema che si regge sul controllo di radio, televisioni, giornali, case editrici, catene di distribuzione dei libri nelle stazioni e negli aeroporti di cui è proprietario, è la nostra stessa democrazia ad essere in pericolo. »
Il caso Grasset non è quindi soltanto un caso editoriale ma si inserisce in un paradigma sistematico che sta cambiando la nostra società. Quando si bruciano e si censurano i libri, è segno che la catastrofe si avvicina.
Chiara Mezzalama è scrittrice, traduttrice e psicoterapeuta, vive tra Parigi e Roma. È autrice di “Avrò cura di te” (2009), “Il giardino persiano” (2015) “Dopo la pioggia” (2021), “Le nostre perdute foreste” (2023) pubblicati dalla casa editrice E/O e il romanzo “L’inadatta” (2025), Scrive storie per ragazzi. L’albo illustrato “Le jardin du dedans-dehors” (2017), pubblicato dalle Éditions des Eléphants, ha vinto numerosi premi. Insegna letteratura all'Istituto italiano di cultura di Parigi.
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