Anche l’omosessualità è una forma di amore: la svolta del Sinodo
Tratto da: Adista Notizie n° 18 del 16/05/2026
42612 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. L’omosessualità irrompe nel dibattito sinodale, e diventa oggetto di una riflessione finalmente reale e non fervorosa e accomodante, circa le responsabilità della Chiesa, intesa come istituzione, nelle difficoltà frapposte all’ accoglienza al suo interno delle persone Lgbt. È quanto emerge dalla relazione (pubblicata il 5 maggio) del gruppo 9 istituito – insieme ad altri gruppi – da papa Francesco e confermato da Leone XIV per approfondire alcune tematiche rimaste escluse dalla discussione generale del sinodo perché meritevoli di ulteriore discussione e confronto.
Così i cambiamenti sono cominciati fin dal titolo del gruppo di lavoro, che nella sua ultima versione recita: «Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti». «Man mano che proseguiva il proprio lavoro – si legge infatti nella reazione conclusiva – il Gruppo ha maturato la convinzione di riformulare terminologicamente le questioni “controverse” in questioni “emergenti”. Mentre la formula “questioni controverse” rinvia al piano teorico e alla necessità della “soluzione di un problema”, l’espressione “questioni emergenti” rimanda invece alle qualità, alle disposizioni e al dialogo disponibile alla “conversione relazionale”, che l’intero Popolo di Dio è chiamato ad assumere nel cammino della Chiesa sinodale».
Più avanti si spiega: «Poiché abbiamo a che fare non anzitutto con un problem solving, ma con la costruzione del bene comune, il punto di partenza non consiste nella correzione (a livello dottrinale, pastorale, etico) di eventuali situazioni ritenute problematiche nell’esperienza credente concreta, ma nel riconoscimento e nel discernimento delle istanze di bene che le pratiche credenti esprimono, spesso attraverso un sapere diffuso e informale». «In questa linea – prosegue il testo – il ruolo specifico dell’autorità è anzitutto quello di ascoltare, attivare processi di discernimento e accompagnarli per giungere all’espressione di un consenso, anche differenziato, quando ciò contribuisce alla costruzione del bene comune».
La prima volta del Vaticano
Particolarmente significative, nel contesto della relazione, sono due testimonianze dirette di altrettanti omosessuali cattolici, uno statunitense e l’altro portoghese. «La mia sessualità non è una perversione, un disturbo o una croce; è un dono di Dio. Ho un matrimonio felice e sano e sto vivendo pienamente la mia vita da cattolico apertamente gay». È questa la voce del cattolico americano, sposato con un migrante, che frequenta la chiesa pur se diviso tra l'accoglienza ricevuta dalla sua parrocchia e i dettami di una dottrina che ancora marginalizza i credenti apertamente Lgbt. Se il Vaticano da anni si occupa di come coniugare le norme ecclesiali e l'accoglienza, «è la prima volta che storie così dettagliate di persone Lgbtq sono state incluse in un rapporto ufficiale del Vaticano», ha sottolineato, secondo quanto riportato dall’Ansa, p. James Martin, il gesuita americano che da anni è il punto di riferimento della comunità Lgbt non solo negli Stati Uniti, ma un po' in tutto il mondo. Nel documento pubblicato dalla Segreteria del Sinodo, l’omosessuale del Portogallo racconta che è stato capito dalla madre, ma non dalla Chiesa la quale nel suo giudizio, «oscilla tra accoglienza e peccato».
Il testimone americano parla del suo controverso cammino nell'associazione Courage (che tra l'altro è stata ricevuta da Papa Leone XIV lo scorso febbraio) che, «spingendo alla terapia riparativa, provocava l’effetto di disintegrare fede e sessualità». Oggi invece, grazie anche ad un matrimonio felice, è avvenuta anche la riscoperta della fede. «Ogni volta che mi sento scoraggiato dall'omofobia o dalla transfobia nella Chiesa (ad esempio, l'uso del termine “frociaggine” da parte di papa Francesco e la riduzione disumanizzante delle persone transgender e delle loro esperienze a una “ideologia” da parte del Vaticano), torno alla mia parrocchia locale. È facile arrabbiarsi con una Chiesa istituzionale che sembra non conoscermi. È molto più difficile arrabbiarsi con i miei fratelli cattolici che amo e che mi amano», conclude il testimone.
Terapie riparative
Nel testo, peraltro, si fa riferimento in modo critico alle terapie riparative, quelle in ragione delle quali l’omosessualità è una sorta di malattia dalla quale è possibile guarire. «Per quanto riguarda le resistenze – si afferma in proposito nella relazione conclusiva –, limitandoci a quelle presentate nell’esperienza personale, vogliamo sottolineare le seguenti: la solitudine, l’angoscia e lo stigma, che accompagnano le persone omossessuali e le loro famiglie, oltre che nella società anche nella Chiesa; il che spesso si collega alla tentazione di nascondersi in una doppia vita. In tale prospettiva problematica si collocano le prese di posizione che si sono espresse nella forzatura a sottoporsi alle terapie riparative o, ancor più gravemente, nel consiglio semplicistico di accedere al sacramento del matrimonio. Da tutto ciò emerge la domanda su quali siano le radici di tali atteggiamenti che resistono a prendere atto della condizione effettiva delle persone (solitudine, mancanza di speranza o addirittura depressione). Altro elemento di difficoltà, nelle esperienze ascoltate, è la separazione disintegrante tra fede e sessualità».
Controversie insanabili
Il documento del Sinodo cerca di tirare le fila e ammette che resta un compito «impervio coniugare la fermezza nella dottrina e l'accoglienza pastorale». E allora «le posizioni polarizzate ritenute inconciliabili danno luogo da una parte a sofferenze profonde, lacerazioni personali ed esperienze di marginalità o vite parallele per le persone omosessuali credenti e, dall'altra, nella vita della Chiesa, determinano conflitti, contrapposizioni e controversie apparentemente insanabili, tra chi ribadisce i principi inderogabili in nome della verità e chi, seppure in forme diverse, accentua le esigenze della comprensione e dell'amore misericordioso». In tale prospettiva, allora, «non si tratta di immaginare una strategia per nascondere le reali difficoltà o di forzare la mano per affermare una nuova dottrina: si tratta di partire dall’ascolto delle esperienze e di favorire pratiche pastorali ed ecclesiali di conoscenza reciproca, di collaborazione, di inclusione e dialogo tra i credenti». «Perché è solo così – è la conclusine del ragionamento – che si può giungere, alla luce dell’esperienza vissuta e condivisa del Vangelo nella comunità cristiana, a pensare e promuovere il bene inscritto nelle esperienze e nelle pratiche. La posta in gioco, come ben si comprende, è di superare il modello teorico che fa derivare la prassi da una dottrina preconfezionata, “applicando” principi generali e astratti alle situazioni concrete e personali della vita. Si tratta, dunque, di ritrovare una circolarità feconda tra teoria e prassi, tra il pensiero e l’esperienza, riconoscendo che il pensiero teologico stesso procede dalle esperienze di bene che sono inscritte nel sensus fidei fidelium».
Il papa e il sinodo
Infine da segnalare, che la stessa Segreteria generale del Sinodo ha convocato per i giorni 23-25 giugno, un incontro per preparare le Assemblee di valutazione continentali previste nel primo quadrimestre del 2028, in vista dell’assemblea ecclesiale che si terrà a Roma nell’autunno dello stesso anno, culmine del percorso sinodale della Chiesa cattolica. All’incontro sono stati invitati, spiegava una nota diffusa al Vaticano lo scorso 20 di aprile, un rappresentante dei Patriarchi del Consiglio dei Patriarchi delle Chiese d'Oriente, i presidenti delle Riunioni Internazionali di Conferenze episcopali, nonché i rappresentanti delle Conferenze episcopali di Usa e Canada, ciascuno accompagnato dal coordinatore dell'équipe sinodale del rispettivo organismo e, se possibile, dal Segretario generale. Papa Leone XIV prenderà parte a una specifica sessione di lavoro. Al contempo, la Segreteria ha ricordato l’incontro che si svolgerà in Vaticano dal 7 al 14 ottobre 2026, dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo sul tema della famiglia alla luce dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris laetitia. L’incontro era stato annunciato da Leone stesso in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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