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“Disarma” chiama la sinistra: mandare a casa il governo con una vera alternativa

“Disarma” chiama la sinistra: mandare a casa il governo con una vera alternativa

Tratto da: Adista Notizie n° 19 del 23/05/2026

42621 ROMA-ADISTA. “Punto de Reunion!” è il titolo scelto per un ciclo di incontri e iniziative pubbliche promosso dall’associazione “Disarma”. Il percorso è iniziato due anni e mezzo fa, nel settembre 2023, a Firenze, nel pieno della guerra tra Russia e Ucraina, della disinformazione e della propaganda, con l’intenzione di costituire una realtà che difendesse il dettato costituzionale e proporre la via della diplomazia contro ogni tentazione bellicista e di riarmo.

È nata così l’associazione “Disarma”, che nello Statuto dichiara come sua specifica finalità quella di «contribuire all’elaborazione di un punto di vista di sinistra alternativa oggi assente nel nostro Paese, allo scopo di favorire la costruzione di una forza politica che metta al centro la pace, il lavoro, l’ambiente, i diritti e si opponga al sistema economico sociale del capitalismo e della finanza globale che sta portando il mondo al collasso». Tra i primi aderenti ci sono diversi nomi noti ai lettori di Adista, come Domenico Gallo, Luisa Morgantini, Silvana Pisa, Alex Zanotelli.

Per realizzare il suo obiettivo, “Disarma” da tempo si confronta a livello locale con tutti i soggetti – altre associazioni, movimenti, sindacati e forze politiche – disponibili a collaborare alla costruzione, a sinistra, di una alternativa politica e sociale. Gli ultimi appuntamenti sono stati dal 13 al 17 maggio tra Sarzana, Santo Stefano di Magra e La Spezia. Cinque giornate dedicate ai temi della pace, del ripudio della guerra, della difesa della Costituzione e della scuola pubblica, con l’obiettivo di costruire – spiegano gli organizzatori – «un’alternativa politica e culturale» rispetto alle scelte che stanno segnando il panorama nazionale e internazionale. «Mettere a disposizione alcune idee centrali per un programma politico alternativo» è l’obiettivo dichiarato dell’iniziativa, che affronterà questioni legate alla guerra, alla crisi della scuola pubblica e alla tutela dei principi costituzionali. Ampio spazio sarà dedicato anche alla situazione in Palestina.

Il 13 maggio il tema del confronto era «Disarma incontra le associazioni”; il 15 maggio, «Disarma incontra la politica», con la partecipazione della sindaca di Santo Stefano di Magra, Paola Sisti, del segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, del segretario nazionale del Partito Comunista Italiano Mauro Alboresi, del consigliere comunale spezzino Roberto Centi, del coordinatore nazionale “Disarma” Claudio Grassi, del consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Orlando e del capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini. Il 16 maggio alle 17.30, all’Ex Opificio Vaccari è stato invece presentato il libro La controriforma permanente, appuntamento dedicato al tema della scuola e della sua trasformazione, con la collaborazione dell’Unione degli Studenti La Spezia e il coordinamento dell’insegnante Katia Castellani. Chiusura domenica 17 maggio con “Difendere e attuare la Costituzione”, incontro cui è intervenuto Domenico Gallo.

Il cammino dell’associazione “Disarma” ha mosso poi un importante passo lo scorso 18 aprile a Roma. In quella occasione, infatti, è stato presentato un documento politico e programmatico che nasce dalla convinzione che il dissenso verso la guerra possa trasformarsi in capacità di incidere sulle scelte del Paese.

A “Disarma” si sono uniti nella redazione e nell’impegno a promuoverne i contenuti Pino Arlacchi, Elena Basile, Piero Bevilacqua, Raniero La Valle, Francesco Sylos Labini, Alessandro Volpi.

Il documento approvato a Roma inizia con una analisi della condizione internazionale: «Stiamo vivendo uno dei passaggi d’epoca più radicali della storia moderna: la fine di cinque secoli di colonialismo europeo e americano. Oggi la Cina impedisce agli Stati Uniti il progetto di dominio unipolare, contrastandoli sul piano tecnologico e geopolitico. Insieme a Russia, Brasile, India, Sudafrica e Iran, Pechino reclama un nuovo ordine internazionale multipolare, contando su una quota demografica enorme, giovane e proiettata verso il futuro, a fronte di un Occidente in inarrestabile declino anche sul piano morale. Mentre il Sud globale avanza con forza, l’egemonia statunitense vacilla sotto il peso del fallimento della guerra per procura in Ucraina».

Ma c’è un unico filo conduttore che lega in questo declino «i teatri dell'Ucraina, di Gaza, dell'Iran e del Venezuela: la lotta per il controllo delle risorse energetiche fossili e il tentativo disperato di contenere l'ascesa della Cina. Siamo di fronte a una vera e propria guerra di retroguardia, paradossale e distruttiva: se da un lato petrolio e gas rappresentano la causa primaria del cambiamento climatico che minaccia il pianeta, dall’altro la transizione energetica vede la Cina in netto vantaggio grazie alla sua leadership mondiale nelle tecnologie rinnovabili».

In questo contesto, constata il documento, «l’Europa è sempre più debole. Anzi, mai «aveva toccato un fondo di così umiliante servaggio, da cui ora intende uscire con un folle programma di riarmo che giustifica inventando a tavolino la fantomatica minaccia di un'invasione russa. Per coprire i propri fallimenti, i nostri governi raccontano bugie. Questa è la verità, fuori dalle menzogne della propaganda». Ecco allora che nella seconda parte del documento ci sono una serie di proposte – specie in vista delle cruciali elezioni politiche del 2027 – funzionali a «sconfiggere un ceto politico europeo servile e mandare a casa il governo Meloni, espressione massima di tale servilismo, restituendo finalmente al Paese una politica estera di pace, e una politica interna di proserità». 7 i punti principali, che prevedono: “Diritto alla Vita contro l’Economia di Guerra”; “Stop alla complicità nei conflitti e interdizione militare”; “Rifondazione democratica dell’ONU”; “Multipolarismo e fine dell’isolamento diplomatico”; “De-finanziarizzazione per una pace economica”; “Credito Pubblico e Giustizia Fiscale contro la Rendita”; “Sovranità sui Beni Comuni”.

L’esigenza è ora quella di continuare un confronto in ogni parte d’Italia, con movimenti, associazioni, realtà politiche sindacali e personalità impegnate sui temi della pace e della giustizia sociale. Per allargare la discussione e costruire una proposta di reale cambiamento.

*Immagine presa dal profilo Facebook dell'associazione Disarma, immagine originale 

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