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SVIZZERA: I VESCOVI CHIUDONO LA COMMISSIONE "DONNE NELLA CHIESA". TROPPA AUTONOMIA DI PENSIERO?

Tratto da: Adista Notizie n° 51 del 08/07/2006

33473. ZURIGO-ADISTA. La Conferenza episcopale svizzera si ristruttura. E non taglia i rami più secchi, bensì quelli più rigogliosi ma scomodi. L'8 giugno scorso, in occasione dell'assemblea dei vescovi, la "Commissione Donne nella Chiesa" (Cfe), organismo consultivo interno alla Conferenza episcopale, che dal 1989 ha sollevato e discusso temi ecclesiali scottanti in un quadro di riflessione ecumenica, è stata trasformata in un più innocuo "Gruppo di consultazione delle donne", con minori opportunità di intervenire ed incidere nel dibattito ecclesiale.

Questi i fatti, riportati accuratamente da una delle rappresentanti del gruppo, sr. Uta Teresa Fromherz, in un lungo articolo sul n. 6 del mensile dei gesuiti svizzeri Choisir (v. Adista Contesti 50/06, dove l'articolo è riprodotto integralmente, in una nostra traduzione).

La commissione "Donne nella Chiesa" era nata nel 1989 con tre fini: quello di essere l'organo consultivo della Conferenza episcopale su temi riguardanti le donne nella Chiesa, quello di esaminare questioni riguardanti la pastorale e la vita ecclesiale e sociale svizzera su mandato dei vescovi, e quello di mantenere contatti con donne di diverse provenienze ecclesiali e non. Un progetto ambizioso ed importante, insomma, a cui le donne incaricate – quindici, scelte da diversi ambienti per rappresentare le donne cattoliche – avevano aderito con entusiasmo. Il cammino, però, si è rivelato arduo. La consultazione delle donne da parte dei vescovi non è avvenuta in modo regolare. La promessa di questi ultimi di far pervenire in anticipo alla Cfe l'ordine del giorno delle assemblee per una più efficace discussione dei temi è restata lettera morta. Ma, soprattutto, la libertà di pensiero e di opinione su temi scottanti della vita ecclesiale, si è rivelata seriamente limitata. Come ha dimostrato, nel 2004, il caso del documento dell'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede card. Joseph Ratzinger sulla "collaborazione di uomo e donna nella Chiesa e nel mondo" (v. Adista 60/04) che, con la sua riasserzione dell'impossibilità di prendere in considerazione l'ordinazione femminile, ha provocato un'accesa reazione di protesta nelle donne, che hanno inviato al cardinale (e per conoscenza al presidente dei vescovi svizzeri, mons. Amédée Grab) una loro presa di posizione, alla quale ha fatto seguito una risposta di Ratzinger a Grab in cui pregava il vescovo di convincere le donne del loro errore (v. testi integrali di tali documenti più avanti nel numero).

Il lavoro delle donne era proseguito, nonostante tutto, con pubblicazioni sui temi del dolore e dell'eutanasia, ma i vescovi, evidentemente, si erano resi conto di avere creato un organo "pericoloso" e non avevano sostituito più le donne dimissionarie, rifiutando i nomi che la Commissione di volta in volta proponeva. Da quindici, dunque, le donne si ritrovarono in otto nel 2001 e poi in sette nel 2004.

La doccia fredda finale a novembre dello scorso anno quando, in occasione della 50.ma assemblea plenaria dei vescovi, en passant, ha cominciato ad essere ventilata l'ipotesi di una trasformazione della Commissione in un semplice organo di consultazione. Tale passaggio, ci ha spiegato Marie-Madeleine Prongué, già co-presidente della Commissione, farà di questa un organismo "a disposizione della Conferenza episcopale, ma senza una vita propria". Ciò significa, come emerge dall'articolo di sr. Uta Fromherz, l'impossibilità di mantenere i contatti con il tessuto, creato negli anni, delle donne della base. Da qui le dimissioni di sei dei sette membri all'inizio di marzo di quest'anno. Per i vescovi, naturalmente, questa trasformazione non corrisponde ad una volontà di affossare la Commissione. Il nuovo gruppo, ha affermato mons. Grab all'ultima assemblea dei vescovi svizzeri (svoltasi presso l'Abbazia di Einsiedeln dal 5 al 7 giugno), "non è un gruppo di facciata da chiudere in un armadio": sarà sollecitato a dare consigli su richiesta, ma senza avere il carattere vincolante di una commissione. "Grazie a questo cambiamento di identità – promettono i vescovi – i compiti originali della Commissione saranno rilanciati". (ludovica eugenio)

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