UNA SCUOLA STATALE, LAICA E DEMOCRATICA. CONVEGNO DELL’ASSOCIAZIONE "PER LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA"
Tratto da: Adista Notizie n° 15 del 23/02/2008
34293. ROMA-ADISTA. Caduto il governo Prodi, anche sulla scuola si ricomincia da capo. E la preoccupazione del mondo dell’istruzione – docenti, studenti, famiglie, associazioni di base, sindacati – è che si ricominci subito dalla scuola della Moratti, le cui leggi di riforma del sistema scolastico non sono state abrogate dal centro-sinistra ma solo limitate in qualche aspetto che aveva scatenato le reazioni di famiglie e insegnanti (come il tempo pieno per le elementari, il tutor e il portfolio delle competenze per le medie) e messe in congelatore, pronte per un nuovo uso. Del resto il ministro Fioroni, in poco più di un anno e mezzo di attività, si è distinto più per provvedimenti di impatto mediatico (dalle cosiddette misure antibullismo al ripristino, di fatto, degli esami di riparazione, senza però destinare sufficienti fondi per i corsi di recupero che le scuole dovrebbero organizzare) che di sostanza, mentre si è impegnato a fondo per rafforzare e finanziare ulteriormente la scuola privata (v. Adista nn. 21 e 85/07). Per fare il punto della situazione e per rilanciare l’iniziativa a 2 mesi dalle elezioni anticipate, si sono incontrati a Roma, lo scorso 9 febbraio, convocati dall’associazione nazionale "Per la scuola della Repubblica", tutti i gruppi, le forze sindacali e politiche, le associazioni – spiega la coordinatrice nazionale Antonia Sani – "che hanno a cuore e che si sono battuti in difesa della funzione fondamentale della scuola di Stato per la vita democratica del Paese": fra le tante sigle, i valdesi dell’associazione XXXI ottobre, Cesp (Centro Studi per la Scuola Pubblica, di area Cobas), Cidi (Centro Iniziativa Democratica degli Insegnanti), Cgd (Coordinamento Genitori Democratici), la sinistra Cgil dell’area Lavoro Società-Cambiare rotta, Legambiente, Uds (Unione degli Studenti) e Mce (Movimento di Cooperazione Educativa). La distruzione della scuola statale La "funzione centrale della scuola" è stata sottolineata dal giurista Sergio Lariccia per il quale, parafrasando Calamandrei, "la scuola è un organo fondamentale dello Stato, al pari dell’esecutivo, del Parlamento e della Magistratura". Anzi, "anche più importante", perché "nella scuola si forma la coscienza dei cittadini, i quali sono essi stessi la base di ogni Parlamento e di ogni esecutivo". E che la scuola sia il luogo di eccellenza in cui si formano le coscienze – prosegue Lariccia – lo hanno capito benissimo le Chiese, soprattutto la Chiesa cattolica che della scuola fa uno dei suoi campi di intervento privilegiati, dalla richiesta di finanziamenti pubblici per gli istituti privati alla difesa dell’insegnamento della religione cattolica. Eppure la centralità della scuola di Stato laica e democratica sembra essere stata messa profondamente in discussione da una serie di provvedimenti legislativi avviati durante i governi di centrosinistra del 1996-2001 – soprattutto dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer –, proseguiti nel quinquiennio Berlusconi-Moratti e completati dal ministro Giuseppe Fioroni nell’ultimo governo Prodi. "Tanti tasselli che, messi insieme, realizzano un’idea di scuola completamente diversa da quella prevista dalla Costituzione", spiega l’avvocato Corrado Mauceri, del Comitato per la scuola della Repubblica di Firenze: l’autonomia scolastica voluta da Berlinguer, "che ha dato il via all’aziendalizzazione e alla competizione fra le scuole per accaparrarsi gli studenti-clienti"; la riforma del Titolo V della Costituzione – anche questo opera del centro-sinistra, nel 2001, alla scadenza della legislatura – "che ha aperto la strada alla possibilità di regionalizzare l’istruzione, creando anche 20 sistemi scolastici fra loro diversi"; la legge 62 del 2000 che, assegnando la "parità" alle scuole che ne facciano richiesta, oltre ad aver fatto diventare legge la possibilità di finanziare le scuole private, "ha riconosciuto la fungibilità del sistema pubblico-privato": un’operazione poi completata da Fioroni il quale "ha fatto scrivere nella legge Finanziaria che il finanziamento alle scuole paritarie era possibile per il fatto che esse svolgevano a pieno titolo una funzione pubblica, annullando in questo modo ogni residuo confine fra scuola pubblica e scuola privata"; infine il regolamento che consente ai privati di versare "erogazioni liberali" alle scuole paritarie detraendole poi dalla dichiarazione dei redditi, cosicché altro denaro pubblico – quello delle tasse – finisce direttamente nelle casse delle scuole private. In aggiunta al quadro tracciato da Mauceri, Marina Boscaino, docente in un liceo romano ed esperta di problematiche scolastiche, sottolinea come, nel corso degli anni, si sia eroso il concetto di "obbligo scolastico": dall’ambiguo "diritto-dovere" coniato dalla Moratti all’"obbligo di istruzione" di Fioroni che quindi può essere assolto anche nei corsi di formazione appaltati dalle Regioni agli enti privati, spesso cattolici, con criteri di accreditamento poco trasparenti e molto discutibili. "Si tratta – aggiunge – di un ulteriore vulnus alla Costituzione e al presupposto che solo la scuola sia il luogo dove si crea coscienza critica e consapevolezza di cittadinanza". E l’avvocato Massimo Togna ricorda come il sistema pubblico-privato, ora normato per legge dalle iniziative di Berlinguer-Moratti-Fioroni, continui a rappresentare una contraddizione con l’articolo 33 della Costituzione che consente ai privati di "istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Anche se, aggiunge Togna, c’è una curiosa interpretazione dell’articolo – che Togna non condivide – secondo la quale "lo Stato non deve avere oneri solo al momento dell’istituzione delle scuole, cioè della loro costruzione materiale, dopodiché la Costituzione non precluderebbe la possibilità di contributi pubblici a scuole private". Che fare? Nel dibattito, numerosi interventi. Di critica assoluta, come quello di Annagrazia Stammati, del Cesp: "La distruzione della scuola statale è stata portata avanti con coerenza prima dai governi di centro-sinistra, poi da quello di centro-destra, e infine di nuovo da quello di centro-sinistra, con Fioroni. Quindi, a distanza di 12 anni, la conclusione è che non dobbiamo più chiedere nulla anche perché non c’è più nessuno a cui chiedere". O di preoccupazione per il futuro, come quello di Pino Patroncini, della Flc-Cgil: "Adesso dobbiamo stare attenti perché, nell’eventualità che Berlusconi vinca le elezioni e governi di nuovo, la sinistra che ha le stesse idee della Moratti non si saldi con la destra" e insieme realizzino una manovra a tenaglia che finisca di distruggere la scuola. Posizioni diverse sintetizzate in un documento, approvato dall’assemblea, in cui si chiede "alla sinistra e a tutto il mondo democratico di farsi carico di pochi ma essenziali punti che potrebbero convogliare larghi consensi da parte del mondo della scuola": "Rilanciare con forza una cultura di una scuola coerente con i principi della Carta costituzionale e in primo luogo la riaffermazione di una scuola statale a carattere nazionale, laica e democratica per tutti e di tutti; in questo senso riteniamo che debba essere affermata la distinzione istituzionale tra scuola statale e scuola privata" e che la spesa sia concentrata sulla "scuola pubblica come intervento necessario per garantire il pieno diritto di cittadinanza", contrastando "ogni forma di erogazione di contributi pubblici per le scuole private". "Laicità e democrazia scolastica – prosegue il documento – devono essere elementi fondanti della scuola statale. Laicità significa garanzia del pluralismo culturale ed in primo luogo preclusione di ogni interferenza confessionale, mettendo in discussione l’attuale normativa relativa all’insegnamento della religione cattolica. La scuola deve essere considerata il luogo privilegiato dell’esercizio della democrazia, come garanzia di un effettivo pluralismo culturale, dell’accoglienza, delle pari opportunità, della cultura emancipante". Va poi "riprogettata una scuola di tutti e per tutti in un percorso disteso dai 3 ai 18 anni". (luca kocci)
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!