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VEDERE CON IL CUORE

- Mi sta a cuore

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 3 del 03/01/2009

Questa crisi recessiva che provoca devastazione sociale anche nei paesi occidentali è oggetto di un’informazione drogata ed ossessiva volta ad alimentare false consapevolezze nell’attesa che tra un po’ tutto riprenda a girare. Esperti e politici, se non propongono ricette demenziali, si fermano sulla soglia dell’ovvietà.

Dall’informazione sono scomparse le parole che nel corso di questi anni hanno accompagnato la presenza di un pensiero critico: lavoro di tutti e per tutti, sviluppo sostenibile, scelta consapevole di un modello di decrescita, dall’uso delle fonti energetiche al consumo consapevole, meno iniquità nella distribuzione della ricchezza, più solidarietà.

Quando scorrono le immagini delle persone ridotte alla povertà, gli esperti sembrano non vedere né sentire; quand’anche hanno ‘mente’ di certo non hanno ‘cuore’. Mentre oggi mente e cuore debbono operare all’unisono: per dirla con una folgorante espressione di Etty Hillesum serve un cuore pensante, come questa giovane donna ebrea scrisse per definirsi dentro la baracca del campo di concentramento di Westerbork. Espressione fulminante ed illuminante che nasce dalla consapevolezza che: “l’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi ed anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto di te (Dio) in noi stessi “così nel diario scritto da cronista, per essere pubblico.

Di fronte alla devozione del sacro Cuore che per tutta la metà del secolo scorso è stata la pratica più gettonata nella Chiesa cattolica. Pio XII nel 1956, nell’Haurietis Aquas, ribadisce che: “A buon diritto, dunque, il Cuore del Verbo Incarnato è considerato come il principale simbolo di quel triplice amore, col quale il Divino Redentore ha amato e continuamente ama l’Eterno Padre e l’umanità. Esso, cioè, è anzitutto il simbolo dell’amore, che Egli ha comune col Padre e con lo Spirito Santo, ma che soltanto in Lui, perché Verbo fatto carne, si manifesta attraverso il fragile e caduco velo del corpo umano, «poiché in Esso abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità». Inoltre, il Cuore di Cristo è il simbolo di quell’ardentissima carità, che, infusa nella sua anima, costituisce la preziosa dote della sua volontà umana e i cui atti sono illuminati e diretti da una duplice perfettissima scienza, la beata cioè e l’infusa. Finalmente – e ciò in modo ancor più naturale e diretto – il Cuore di Gesù è il simbolo del suo amore sensibile, giacché il corpo del Salvatore divino, plasmato nel seno castissimo della Vergine Maria per influsso prodigioso dello Spirito Santo, supera in perfezione e quindi in capacità percettiva ogni altro organismo umano”.

Come altre volte nella storia della Chiesa è da fuori dei suoi recinti che è giunto l’‘inveramento’ di una devozione oggi largamente dismessa per i troppi equivoci provocati. Non temo di sostenere che la prospettiva aperta da Etty Hillesum è la via per rileggere lo scorso secolo e per operare sensatamente nel presente.

Autori come Leonardo Boff che ha curato una splendida ed utile antologia intitolata Vedere con il cuore. Il principio della compassione attraverso il tempo e le culture, dimentica  quanto scritto da questa giovane ebrea olandese. E tuttavia dichiara: “la compassione è un tema estremamente attuale per tre ragioni: i milioni di persone vittime della crudele competizione del mercato globalizzato; la crescente povertà ed esclusione sociale a livello mondiale; la sistematica aggressione del sistema Terra (…) una autentica via crucis di dimensioni planetarie”.

Se non siamo ciechi e sordi dobbiamo cercare si avere, anzi di essere cuori pensanti.

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