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Bulgaria: Chiesa cattolica esclusa dai finanziamenti statali?

Bulgaria: Chiesa cattolica esclusa dai finanziamenti statali?

SOFIA-ADISTA. «La Chiesa cattolica in Bulgaria è fortemente preoccupata dalla proposta di legge sui culti che metterebbe in una situazione molto difficile la nostra comunità»: lo ha detto all’agenzia dei vescovi italiani  Sir (12/5) mons. Christo Proykov, esarca apostolico e presidente della Conferenza episcopale bulgara, spiegando che la proposta di legge prevede il finanziamento solo per una parte delle confessioni, nonché restrizioni per le donazioni alle Chiese. Le modifiche sono «discriminatorie e pongono alcune confessioni in posizione privilegiata a scapito di altre che invece vengono private dalle loro fonti di sostentamento, in particolare delle donazioni dall’estero». «Pericolose e inopportune», dunque, per mons. Proykov, che vede all’orizzonte una possibile ricomparsa dei fantasmi del comunismo.

La proposta di legge stabilisce una soglia dell’1% di fedeli sulla popolazione totale perché una confessione possa accedere ai finanziamenti statali con una quota di 5 euro a fedele, mentre i finanziamenti dall’estero per tutte le confessioni saranno vietati salvo approvazione da parte della Direzione dei culti. Questi requisiti vengono soddisfatti solo dalla Chiesa ortodossa (60%) e dai musulmani (8%), mentre i cattolici rappresentano solo lo 0,66% e i protestanti lo 0,87%. «Questo significa che i cattolici e i protestanti non riceveranno soldi dallo Stato ma non potranno neanche avere donazioni dall’estero», spiega il presidente della Conferenza episcopale. Allo stesso modo la pensa il docente di diritto dell’Università di Sofia Atanas Slavov. «Come si può limitare le donazioni dall’estero per le confessioni che fanno parte di strutture internazionali come la Chiesa cattolica e le comunità protestanti, le cui attività dipendono fortemente da queste entrate?» chiede il docente secondo quanto riporta il Sir. Inoltre, i sacerdoti potranno essere soltanto cittadini bulgari, mentre a quelli stranieri sarà permesso di celebrare solo previa approvazione della Direzione dei culti; anche i titoli di studio dovranno essere conseguiti in Bulgaria. Un ulteriore ostacolo: «La maggior parte dei sacerdoti cattolici in Bulgaria  è straniera– spiega mons. Proykov – e tutti, anche quelli bulgari, hanno studiato all’estero perché da noi non ci sono facoltà di teologia cattolica».

Il motivo di tali misure del governo bulgaro, proposte dal partito di governo Gerb - “Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria”, di stampo conservatore, e dalle forze di opposizione, i socialisti e il partito della minoranza turca, sarebbe da individuare nel tentativo di «evitare interventi di Paesi, istituzioni e persone straniere nelle attività delle confessioni, volte contro la sicurezza nazionale», in particolare l’islam radicale, che starebbe cercando di penetrare nel Paese da sud. Ma per mettere tutte le confessioni sotto un denominatore comune, ha osservato ancora Slavov, si creano discriminazioni.

Perplessità è stata espressa anche dalle altre confessioni, nessuna delle quali è stata consultata. Anche per il clero ortodosso vi saranno ostacoli amministrativi, sostiene p. Nikolay Georgiev, portavoce del Santo Sinodo, che ipotizza di sostenere nella loro protesta le confessioni più in difficoltà perché «non si possono togliere i diritti a una confessione, solo perché rappresenta una minoranza“. Preoccupazione anche nel Consiglio della comunità islamica di Bulgaria («le modifiche ci metteranno in difficoltà», dal momento che ora, grazie a un accordo con la Turchia, gli stipendi degli imam vengono sovvenzionati da  donazioni provenienti da Ankara.  

I politici, secondo Slavov, devono dunque pensare stare attenti a «trovare un punto di equilibrio tra la sicurezza nazionale e il diritto dei culti».

(Nella foto, la cattedrale ortodossa di Sofia)

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