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Accoglienza, eutanasia, 8 per mille: intervista al moderatore valdese Eugenio Bernardini

Accoglienza, eutanasia, 8 per mille: intervista al moderatore valdese Eugenio Bernardini

Tratto da: Adista Notizie n° 31 del 15/09/2018

39484 TORRE PELLICE (TO)-ADISTA. L’ultimo atto del Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi del 26-31 agosto (v. notizia precedente e Adista Notizie n. 30/18) è stata l’elezione dei propri organi amministrativi. Il pastore Eugenio Bernardini è stato riconfermato, per il settimo ed ultimo anno, come moderatore

Pastore Bernardini, tracciamo un bilancio di questo Sinodo appena concluso.

È stato purtroppo un Sinodo caratterizzato dalla cronaca di queste settimane. Nel culto iniziale abbiamo ricordato sia le vittime del crollo del ponte Morandi di Genova sia i migranti, che per noi restano prima di tutto persone e non materia di contesa ideologica. Non c’è qualcuno che viene prima e qualcuno che viene dopo, come certa propaganda vorrebbe avvalorare. I primi giorni del Sinodo sono stati decisamente influenzati da questi eventi. Poi i lavori sono andati avanti secondo programma, con un buon consenso fra tutti i deputati e le deputate.

Sulla questione migranti, gli evangelici italiani sono nettamente schierati contro le politiche di chiusura e dei respingimenti del governo italiano e dell'Europa. Come giudica la situazione di questi mesi? Ci sono rischi di una deriva culturale intollerante e razzista?

Devo dire che ci troviamo in grande consonanza ecumenica con quello che sta facendo in questo periodo la Chiesa cattolica in Italia e con le altre Chiese nei vari Paesi europei. Due esempi. Un mese fa la diaconia della Repubblica Ceca (che è uno dei Paesi del blocco di Visegrad) ha preso una posizione identica alla nostra di sostegno ai corridoi umanitari e di invito all’Europa perché gli Stati collaborino nell’accoglienza dei migranti. Inoltre in apertura di Sinodo, io e il presidente della Chiesa evangelica della regione dell’Assia e Nassau, Volker Jung, abbiamo firmato una dichiarazione molto forte («L’Europa perde la sua anima quando valori come il rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e la difesa dei diritti umani sono sempre più messi in discussione», tutti gli sforzi di solidarietà, anche quelli delle Chiese, «vengono ostacolati, impediti e messi profondamente in discussione dall’attuale politica sui rifugiati che è disumana e in parte illegale»), e bisogna tener conto che in Assia ad ottobre ci saranno le elezioni per il governo regionale. Questa consonanza ecumenica con la Chiesa cattolica e con le altre Chiese è la dimostrazione che, di fronte ad una Europa schierata su posizioni di chiusura, ci sono ancora delle forze, tra cui le Chiese cristiane, che continuano a tenere ferma una posizione di responsabile generosità, senza cedere al timore e alle paure.

Una sorta di alleanza delle Chiese cristiane contro il razzismo…

Ma senza metterci d’accordo! Si tratta davvero del portato di chi legge il Vangelo e cerca di metterlo in pratica, non soltanto usarlo nei comizi.

Sul tema del fine-vita il Sinodo ha recepito un documento importante che pone gli evangelici italiani su posizioni decisamente avanzate. Come è andato il dibattito?

Innanzitutto voglio ricordare che questo documento si situa nel percorso che ha portato all’approvazione, in Italia, della legge sulle Dat, di cui abbiamo dato un giudizio positivo. Nel documento recepito dal Sinodo c’è un grande sostegno all’impiego diffuso delle cure palliative, per cercare di alleviare la sofferenza e dare dignità anche nel morire. Purtroppo in Italia sono utilizzate in maniera disomogenea, le regioni meridionali, per esempio, sono molto penalizzate. Poi si dice che nelle aree di sofferenze acute, che non si riescono a risolvere nonostante i progressi della medicina, ci possono essere delle situazioni particolari in cui l’eutanasia attiva può essere accettata anche in una prospettiva di fede cristiana. Però siamo contrai ad una generalizzazione di questa pratica, perché per noi prima di tutto viene la persona, la sua cura, la sua dignità. E anche la sua responsabilità personale, fintanto che può essere espressa. Su questi punti nelle Chiese c’è stata una riflessione molto profonda, perché questo ci interessava, non raggiungere il 51% di consenso sul documento.

Ci sono state opposizioni o perplessità?

La riflessione ha dimostrato che c’è una grande maggioranza a favore di questa linea, c’è una piccola minoranza fortemente contraria e poi c’è una fascia – poco meno di un terzo – che ha ancora bisogno di riflettere, e infatti nella votazione finale c’è stato circa un terzo di astenuti. Allora abbiamo deciso di proporre l’approvazione di questo documento non come posizione ufficiale del Sinodo, ma come un documento rilevante di orientamento per le Chiese che consentirà così di continuare la riflessione, nella coscienza, senza essere costretti a dire di sì. Proprio perché l’approvazione, benché maggioritaria, con contemplava tutte le posizioni e le sensibilità presenti nella Chiesa.

È stato un tema meno "divisivo" rispetto alla benedizione delle coppie omosessuali, approvate nel Sinodo dello scorso anno?

Sicuramente sì. Anche perché l’esperienza del morire coinvolge tutti, quindi viene affrontata in maniera più pragmatica che ideologica. A differenza, appunto, del tema dell’omosessualità e delle coppie omosessuali, in cui i pregiudizi sono forti, anche nelle nostre Chiese, un po’ dappertutto.

Fino a non molti anni fa i metodisti e i valdesi italiani erano circa 30mila, ora sono quasi 23mila, infatti avete parlato, con grande franchezza, di una Chiesa in «stabile decrescita». Quale analisi avete fatto di questa situazione?

È un fenomeno che colpisce tutte le Chiese di antica tradizione, meno le nuove Chiese e le nuove religioni. È la prima volta che facciamo un’analisi di questo tipo, quindi la riflessione è in corso. E l’abbiamo voluta fare per passare dal lamento all’analisi e dall’analisi a delle scelte che possano portarci all’elaborazione di nuovi progetti pastorali, di presenza sul territorio, di annuncio, di servizio.

L’otto per mille è in calo per il terzo anno consecutivo, nonostante continua a scegliere di destinarlo a metodisti e valdesi un numero assai più alto dei fedeli: 469mila contribuenti a fronte di 23mila fedeli. Come spiegate questa diminuzione?

È vero, i dati ci dicono questo. Ma già sappiamo dai dati del ministero dell’Economia e Finanza che per il 2019 ci sarà una crescita e le firme supereranno quota 500mila (523mila, ndr). Quindi è un risultato che continua a stupirci positivamente. E che contemporaneamente ci assegna anche una grande responsabilità nella gestione dei soldi che le persone hanno deciso di affidarci.

Il pastore Eugenio Bernardini in una foto [ritagliata] del 2017, tratta da you tube, scattata in occasione di un'intervista a cura della Chesa Evangelica Valdese ©

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