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PRIMO PIANO. Un ponte tra la Chiesa e le persone LGBT

PRIMO PIANO. Un ponte tra la Chiesa e le persone LGBT

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 37 del 27/10/2018

L’ascolto di tante storie di persone omosessuali ci ha insegnato che la loro prima grande sofferenza è spesso legata a un percorso lungo e travagliato di accettazione di sé. Se la fede cristiana, che è fondata sulla consapevolezza dell’amore di Dio per ciascuno, non riesce in questo ad essere d’aiuto o addirittura diventa ostacolo all’autoaccettazione, vuol dire che le nostre comunità hanno bisogno di conversione.

(…). Le nostre comunità cristiane, che hanno condannato per lo più al nascondimento le persone LGBT presenti al loro interno, (…) debbono riconoscere di aver tradito lo sguardo benedicente di Dio e intraprendere, a cominciare dai propri pastori, un cammino di conversione. Passi incoraggianti in questa direzione, grazie a Dio oggi ci sono. Noi sogniamo che venga il giorno nel quale non sarà più necessaria una “pastorale per le persone omosessuali”, perché queste potranno trovarsi a proprio agio in ogni ambiente ecclesiale, mostrandosi per quello che sono senza vergogna, senza timore di emarginazioni o di perentorie condanne».

In queste parole, pronunciate con voce chiara e commossa da suor Fabrizia in rappresentanza della Comunità di Firenze delle suore domenicane dell’Unione S. Tommaso d’Aquino, è sintetizzato efficacemente lo spirito «di accoglienza, ascolto e riconciliazione» che ha animato il V Forum dei cristiani LGBT che, da venerdì 5 a domenica 7 ottobre 2018, ha fatto incontrare alla porte di Roma, nella Casa di Accoglienza San Girolamo Emiliani dei Padri Somaschi di Albano Laziale, oltre 200 cristiani LGBT italiani, i loro genitori e gli operatori pastorali (pastori e laici) di diverse diocesi e comunità evangeliche che li accompagnano, per riscoprire insieme «quali segni e prodigi Dio ha compiuto per mezzo di loro» (Atti, 15,12).

Le tre giornate del Forum sono state dedicate a conoscersi, confrontarsi e a “costruire ponti”, e hanno visto la presenza di interventi e testimonianze che hanno favorito un ricco dibattito a più voci sul tema dell’accoglienza delle persone LGBT.

Come ha ricordato il gesuita americano James Martin, autore di Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt (Marcianum Press, 2018) e presente al Forum con un video messaggio, parafrasando il passo evangelico il cui protagonista è Zaccheo (Lc 19,1-10), nelle nostre comunità cristiane sulle persone LGBT, «ci sono due posizioni che si possono assumere: potete stare con la folla che mormora e non approva la misericor dia verso chi vive ai margini, o potete stare con Zaccheo e, cosa ancora più importante, con Gesù: potete stare dalla parte di Gesù ed accoglierle nella comunità».

A tal proposito mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei Cardinali di papa Francesco, nel lungo e caloroso intervento tenuto al Forum ha voluto ricordare il valore dell’accoglienza, anche a fronte degli attacchi lanciati da mesi dagli integralisti cattolici affinché non si ospitasse in una struttura cattolica questa iniziativa organizzata dai gruppi di cristiani LGBT italiani. Il vescovo Semeraro ha ricordato ai presenti che «Siete gruppi cristiani e ciò mette in atto un titolo di fraternità. “Cristiano è il mio nome”; scriveva Paciano di Barcellona nel IV secolo: questo permette a tutti i cristiani di chiamarsi per nome. È questo il titolo per il quale vi riconosco fratelli». Ed ha tracciato un parallelo tra il doloroso percorso ri-generativo compiuto dai genitori nell’accoglienza di un figlio o di una figlia una volta appreso del suo orientamento omosessuale, e l’esperienza che oggi deve percorrere anche «la Chiesamadre! Le stesse difficoltà sofferte in queste famiglie non sono poi tanto dissimili dalle difficoltà in “questa famiglia” che è la Chiesa. Un figlio, però, e una figlia non li si ama davvero quando li si sogna con gli occhi azzurri o scuri e con i capelli biondi o bruni. Il figlio e la figlia li si ama davvero quando li si ha tra le braccia! In questa “accoglienza” che accoglie la “carne” e non si accontenta di sogni c’è davvero l’amore. Così è anche per la Chiesa-madre. Per questo l’accoglienza è importante».

Daniela Di Carlo, pastora valdese di Milano, ha ribadito nel suo intervento al Forum la necessità di un rinnovamento della teologia e ha riaffermato che in una logica cristiana non soltanto qualsiasi esclusione suona inaccettabile, ma lo è anche un’accoglienza che metta tra parentesi la sessualità e l’affettività, come se non fossero una parte integrante della persona.

Cristina Simonelli, presidente del Coordinamento delle Teologhe italiane, infine, ha sottolineato come l’eccessiva timidezza della ricerca teologica su questi temi ha generato vere e proprie «omissioni della teologia morale», che troppo ha a lungo ha dimenticato di interrogarsi sulla sessualità. «Serve una purificazione della memoria da parte della Chiesa – ha concluso la teologa – perché oggi troppe persone omosessuali si sentono ancora disprezzate, offese, oppure sono costrette a mimetizzarsi perché considerate sgradite nel loro ambiente ecclesiale».

Nel Forum sono state presentate anche tre testimonianze di pastorale con le persone LGBT: un video sull’esperienza di accoglienza parrocchiale del gruppo per cristiani LGBT e i loro genitori nella parrocchia Regina Pacis dell’Unità pastorale di Santa Maria degli Angeli di Reggio Emilia. Un’esperienza pastorale volta a costruire «un cammino di Chiesa dove le persone che vi sono accolte possano sentirsi a casa senza pregiudizi, paure ed ostacoli ma sentendosi a loro agio, accolte, protette e al sicuro nella comunità»; la testimonianza della Comunità di Firenze delle suore domenicane dell’Unione S. Tommaso d’Aquino sulla loro decennale accoglienza di Kairòs, il gruppo di cristiani LGBT di Firenze, attraverso cui hanno potuto incontrare anche numerosi genitori credenti di persone omosessuali; ed infine la testimonianza di Greetje Van der Veer, predicatrice metodista di Pescara e delegata della Commissione fede e omosessualità delle Chiese battista, metodista e valdese, che ha ricordato che «Non era affatto scontato» che ci fosse automatica accoglienza delle persone LGBT «nella nostra realtà di Chiese evangeliche in Italia, dove ci sono sì tante aperture e do- ve l’accoglienza è di casa, ma dove vivono ancora abbastanza resistenze e pregiudizi». L’ultimo giorno del Forum, tutti i partecipanti, divisi in 16 gruppi, sono stati invitati a confrontarsi e a dare forma di preghiera al loro sogno (I have a dream…) per una comunità cristiana in cammino.

Ecco alcuni dei “sogni” che hanno poi portato nella preghiera finale e deposto su «una gran tovaglia, che, tenuta per i quattro angoli» (Atti 10,1-11) che è stata posta davanti all’altare mentre risuonavano le parole del Vangelo «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano» (Atti 10,15): «Signore, dacci il coraggio di amare gli altri senza pregiudizi e di essere lievito e luce per contribuire a creare una comunità cristiana allargata, che sia davvero casa per tutti. Una casa in cui una pastorale per le persone LGBT, o altri tipi di pastorali di frontiera, non siano più necessarie»; «… affinché sappiamo testimoniare la bellezza della nostra realtà, per il beneficio e la crescita della nostra Chiesa»; «…possiamo essere apertamente noi stessi, con la nostra identità e la nostra affettività, testimoni nella chiesa e nella nostra società civile»; «Signore aiutaci ad accogliere, a tendere la mano, a dialogare, a essere in uscita, a risorgere, a essere integrati, a sentirci a casa, a smettere di piangere ad abbattere le barriere», perché «dopo essere stati noi stessi emarginati, aiutaci ad essere per primi strumenti della tua grazia, nel dialogo e nell’accoglienza»; «...a non tenere nascosti i nostri talenti, ma ad investirli nella realizzazione del progetto di vita che hai su di noi, all’interno della famiglia cristiana e umana» per «…percorrere il ponte che è la Chiesa, rendendoci capaci di mettere in comune le nostre povertà e quello che ancora ci manca» e «illuminando chi ci sta intorno e trasformando il nostro sogno in un progetto che si fa cammino e storia». 

* Innocenzo Pontillo è volontario del Progetto Gionata su fede e omosessualità (www.gionata.org)

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